Analisi Benevento

Dopo il 4-0 con il Brescia, il Benevento si conferma come una delle realtà più concrete e belle della Serie B, spinto da talenti purissimi e giocatori di esperienza che hanno regalato alle Streghe un incredibile -3 dalla vetta del campionato.Oltre ad essere il risultato più ricco della storia del Benevento Calcio in un campionato professionistico, le risposte prima di parlare di “Leicester della Serie B”, però, dovrà arrivare la prova del tempo e della resistenza di giocatori giovanissimi e poco abituati alla pressione del risultato obbligato, cosa che, per le retrocesse Verona e Frosinone, è più facile ottenere, grazie anche ad organici di gran lunga più ricchi: basterà pensare che il valore complessivo dell’organico del Benevento Calcio è di circa 12 milioni di euro, l’esatta metà dei 24 milioni di Frosinone e Verona. La forza del Benevento è senz’altro in casa allo stadio Ciro Vigorito, in cui è addirittura la prima forza del campionato: mai una sconfitta, con sei vittorie, due pareggi ed una sola rete subita. Praticamente meglio di qualunque altra squadra italiana compresa la Serie A. Particolarmente interessante è anche il modulo utilizzato: un 4-2-3-1 estremamente duttile, con calciatori che facilmente possono trasformarlo in un 4-3-3 o in un più conservativo 4-4-2: il bel palleggio ed il gioco in attacco del Benevento, infatti, è anche coadiuvato da una fase difensiva ben organizzata, complici gli esterni che riescono a realizzare un pressing alto molto convincente. 

Utilizzo più recente del 4-2-3-1 nella sua forma più pura è stato quello di Benitez al Napoli, con risultati entusiasmanti sotto il profilo realizzativo, ma disastrosi sotto il punto di vista difensivo. 
Il Benevento, invece, è riuscito a trovare una ottima quadratura difensiva utilizzando anche esterni di centrocampo fra i 3 a supporto della punta, come spesso testimonia la presenza di Jakimovski come ala d’attacco capace di trasformarsi anche in esterno a supporto della difesa.
Fenomeni gratis
Complice la turbolenta stagione societaria che ha, per un attimo, lasciato aperta anche la porta di una possibile mancata iscrizione in Serie B (avvenuta poi con un punto di penalizzazione), il mercato dell’estate 2015 si è aperto con grandi preoccupazioni: basterà pensare che l’intero bilancio della sessione di mercato estiva si è conclusa con l’incredibile cifra di zero euro spesi dalla dirigenza beneventana. Eppure, la squadra ha moltiplicato per sei il proprio valore che è passato dagli appena 2 milioni di euro della stagione 2015-16 ai 12 milioni dell’attuale campionato (dati transfermarkt). Il tetto stipendi, invece, è aumentato solo del 30%. Un capolavoro di mercato a tutti gli effetti, considerando anche prestiti eccellenti dall’Inter e di Chibsah dal Sassuolo. Praticamente, in un intero mercato, il Benevento ha costruito una intera squadra titolare senza spendere un euro: cose da far impallidire anche il miglior Galliani.
L’attacco
Il nome più atteso per l’attacco è stato senz’altro Fabio Ceravolo, presentato come vera e propria “star” del mercato estivo: attaccante esperto di lotte salvezza, è al momento migliore della propria carriera sportiva alla soglia dei trent’anni: unica eccezione in un attacco composto esclusivamente da giovanissimi di metà\fine anni ‘90.
Nonostante una buona tecnica individuale, la carriera di Ceravolo non è mai stata esaltante, con tre stagioni in Serie A ad inizio carriera e pochi gol all’attivo, nonostante anche una frequentazione da titolare della Nazionale Under 20. Di lì, alla Ternana è arrivato il riscatto, che lo ha portato al Benevento nel tentare una nuova avventura da protagonista. 
In giallorosso, però, la carriera di Ceravolo non ha visto il calciatore di Locri su tutte le copertine dei giornali, complice l’esplosione della stella di Amato Ciciretti che, romano e romanista, spera un giorno di tornare nella squadra in cui è cresciuto.
“L’Insigne beneventano” è stato soprannominato da alcuni, complice la sua agilità con il pallone e l’abilità nello sfornare assist: si è interessato anche il Napoli sul giocatore e, sembra, sia sotto osservazione.
Terza stella dell’attacco, giovane promessa, è George Puscas, vecchia conoscenza della scorsa stagione interista: già battezzato in Serie A a 19 anni, è addirittura già giocatore nazionale rumeno (pur non avendo mai esordito ufficialmente): non è un titolare, ma, con soli sei match a disposizione, ha dimostrato di avere eccellenti doti atletiche e di corsa, ma senz’altro l’abilità sotto porta è da raffinare.
Il centrocampo
Vera forza del 4-2-3-1 beneventano è il centrocampo fisico e veloce, con Chibsah e Buzzegoli che sono due certezze, affiancati a tutti giocatori dall’età media di trent’anni, con l’unica eccezione del cagliaritano Marko Pajac che, a ventitré anni, ha registrato poche apparizioni ed un gol. 
Il primo è un’altra vecchia conoscenza della Serie A, che ha già giocato da titolare la stagione precedente, prima di passare a farsi le ossa in un campionato minore: i suoi 23 anni, infatti, sono la promessa di una carriera di ottimo livello.
In un centrocampo a due, molto interessante è la presenza di Buzzegoli: mediano di rottura e dal piede poco raffinato, dopo 120 partite con il Novara, a trentatré anni è arrivato al Benevento senza particolari sogni di gloria, trasformandosi presto in un titolare della squadra e scoprendosi anche come bomber, con addirittura due gol nelle prime sei giornate. Molto interessante è poi la figura di Jakimovski: giocatore senz’altro senza grandi prospettive tecniche, ma estremamente grintoso e molto bravo a coprire attacco e difesa nella stessa fascia di campo.
La difesa
Si dice che una buona difesa cominci con un buon portiere e Cragno è senz’altro una garanzia: classe 1994, l’anno scorso ha giocato in Serie A ottenendo risultati più che discreti, confermando la bontà della scuola di portieri italiana, che continua a sfornare eccellenze. 
Si è già distinto per una serie di interventi decisivi che gli sono valsi la chiamata a Coverciano per lo stage della Nazionale maggiore. L’unica (quasi) certezza è che, al termine della stagione, sarà richiamato a Cagliari per giocare da titolare, complice anche l’infelice scelta di Storari, preferito al giovane Cragno per la sua maggiore esperienza del portiere ex-Juve. Scommessa che, però, non è stata ripagata con prestazioni eccellenti nelle ultime partite. Fra i difensori titolari, invece, è Michele Camporese ad essere un altro giocatore in cerca di riscatto. Un po’ come Ceravolo, ma con cinque anni in meno e tanto tempo per far valere le sue doti tecniche. La sua partenza in Serie A con la Fiorentina a soli 17 anni, infatti, sembrava la classica carriera da predestinato, un calciatore dal piede buono, intelligente tatticamente e di giovanissima età. Poi, una serie di ping pong fra Cesena, Bari e Toscana, con ultima tappa Empoli, in cui ha esordito con una autorete nella sconfitta per 5-1 contro il Napoli. Poi, schiacciato da Tonelli e Barba, ha visto poco il campo.  La Serie B sembrava il posto perfetto per ripartire, ma anche qui la sua presenza è un mistero: una manciata di minuti in due presenze ed una fiducia da parte dell’allenatore che stenta ad arrivare. 
Il pallino del reparto più solido della squadra è invece stato affidato a Fabio Lucioni e Emanuele Padella, i giocatori protagonisti della scalata dalla Lega Pro alla B del Benevento. Un reparto solidissimo che l’allenatore non ha voluto toccare, lasciando quasi zero presenze agli altri sostituti. Le fasce, non da meno, sono presidiate da Lopez e Venuti, con l’uruguaiano che è un terzino sinistro molto fisico e dai piedi pessimi ed invece il secondo che, ad appena ventuno anni, è molto elegante nei movimenti e dedito al palleggio: questa disposizione dei calciatori è poi essenziale nello schema di Baroni, che preferisce una fascia destra votata all’attacco ed una sinistra più difensiva: l’asse Venuti-Ciciretti, infatti, è la più prolifica dell’intera Serie B.
Federico Norberto Quagliuolo

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Categorie:Analysis & Tactics

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