La storia del Benevento

La lega di serie B italiana, a dispetto di un campionato di serie A molto rigido nelle sue gerarchie, è ogni anno più sorprendente e presenta sempre nuovi protagonisti. Quest’anno la vera scoperta è la neopromossa Benevento, squadra particolarmente modesta per le ambizioni con le quali si era presentata ad inizio campionato e, invece, si ritrova stabilmente nelle zone nobili della classifica: al momento attuale, infatti, è quarta a pari punteggio con la SPAL. Quest’anno in particolare sta vedendo nella prima metà del campionato una riscossa delle squadre neopromosse, con una testa di classifica dominata da Cittadella, Benevento e SPAL, con unica eccezione fatta per il Pisa che, complice il terremoto societario, non è mai stata tranquilla. Primo e secondo posto, invece, sono occupati a buon merito da Verona e Frosinone, due squadre senz’altro di caratura ed esperienza maggiore rispetto alle concorrenti. In questo quadro il Benevento ha ritagliato una parentesi felicissima fatta di risultati di certo non roboanti (fatta eccezione per lo 0-4 a casa del Bari), ma estremamente concreti: a suon di 1-0, infatti, la squadra di Baroni è diventata una realtà insidiosa per tutti gli sfidanti.
Ad un passo dal baratro
L’avventura del Benevento in serie B stava per diventare un aborto ancor prima della nascita, con fortune ancora più grame rispetto alla triste vicenda del Pisa Calcio, iscrittasi alla lega di serie B senza nemmeno una struttura societaria definita. Nel caso del Benevento, invece, la situazione era davvero paradossale e maledetta: il Benevento Calcio è infatti stata per anni l’unica realtà calcistica di serie C a mantenere una invidiabile pulizia e regolarità nei conti, cosa più che rara in un campionato riformato più volte proprio a causa dei continui crack delle casse delle varie società iscritte. Allo stesso tempo, era l’unica formazione campana a non aver mai partecipato ad un campionato di B. Nel caso della decennale gestione della famiglia Vigorito la situazione beneventana era invidiabile: bilanci in ordine ed una lunghissima esperienza nelle serie minori, senza alcun merito né demerito.  Nel 2015, poi, la decisione improvvisa: Oreste Vigorito dichiara improvvisamente di voler cedere gratuitamente la società Benevento al Sindaco della città, salvo poi ripensarci e, a maggio dello stesso anno, la cede a tale Pallotta (omonimo del presidente della Roma!), lasciando nel contratto un singolare diritto di opzione che avrebbe permesso il ritorno di Vigorito nella società sannita in un qualunque momento futuro. Nel frattempo, nonostante l’uscita dalla società dell’ex patron, il Benevento rimane sotto sponsorizzazione delle stesse aziende del gruppo di Vigorito: ad ammissione dello stesso industriale, infatti, sarebbe rimasto un altro anno come semplice finanziatore della squadra ed avrebbe addirittura garantito introiti maggiori, ai fini di garantirle un campionato di alto livello, cosa che, con le limitate finanze di Pallotta, non sarebbe stato possibile. Così è stato.
L’avvocato
Da Fabrizio Pallotta a James Pallotta: se si vogliono trovare trovare altre analogie, subito salterà in mente il nome di Agnelli quando si nomina “L’Avvocato”. In questo caso, invece, si parla di Oreste Vigorito, uomo ai più sconosciuto che, in soli 15 anni, ha costruito un vero e proprio impero economico basato sull’energia eolica. Trampolino di lancio? I finanziamenti dello Stato Italiano alle energie verdi che, stando ad una inchiesta condotta da L’Espresso nel 2015, sono pari a circa 200 milioni di euro\megawatt e costituiscono una miniera d’oro, se si pensa che la media dei finanziamenti negli altri paesi europei è di circa 80 milioni di euro/megawatt. La fortuna di quest’avvocato, appunto, comincia proprio inserendosi a fine anni ‘90 nell’apertura delle prime centrali eoliche nella ventosa zona del Sannio, grazie a investimenti giapponesi ed americani. Di lì, l’esplosione in pochi anni del business dell’energia verde che porterà rapidamente Oreste Vigorito nel jet set degli uomini più in vista (e ricchi) della Campania, grazie anche a fortunati accordi commerciali con imprenditori siciliani e sardi. Grande sostenitore e finanziatore di Clemente Mastella, è divenuto proprietario di numerosissime attività commerciali all’interno di tutta l’area sannita con il fiore all’occhiello fatto dal Benevento Calcio, se si tralascia il core business delle pale eoliche in Italia.
Al primo colpo
Dopo lo spavento per il possibile crack della società ed il passaggio a Pallotta, la nuova proprietà nel 2015 si è industriata per acquistare giocatori idonei ad un passaggio agevole di categoria, la serie B, che avrebbe portato nel campionato cadetto la squadra di Benevento per la prima volta nella sua storia. Il campionato di Lega Pro va liscio come l’olio: il Benevento agguanta la promozione in serie B una settimana prima della chiusura della fine del campionato battendo la quotatissima Lecce, che non riesce a vedere più la luce alla fine di un tunnel cominciato ben cinque anni fa con lo scandalo calcio scommesse. La maledizione è però in agguato: già nel 1946 il Benevento fu promosso in Serie B, ma la squadra non riuscì ad iscriversi per problemi economici. Stesso discorso capitò di nuovo negli anni seguenti, addirittura portando la dirigenza del Benevento a svincolare nel 1948 tutti i suoi calciatori.  Nella storia beneventana si sono poi susseguite altre quattro promozioni conquistate e poi perse: la più clamorosa fu persa all’ultima giornata nel 1976, sciupando i sei punti di vantaggio sul Lecce con due sconfitte clamorose: i tifosi minacciarono di morte i calciatori, rei di aver venduto le partite (questa rimase però una accusa della tifoseria, dato che non si andò mai in giudizio). Ed ecco il 2016, con il numero 6 sempre presente negli anni delle grandi occasioni: la città delle Streghe si sta per iscrivere al campionato di B ed un terremoto societario sembra essere il ritorno di una eterna maledizione: dopo contestazioni ferocissime della tifoseria nei confronti di Pallotta, che non poteva iscrivere la squadra beneventana in Serie B a causa dei debiti accumulati e di numerose inadempienze amministrative (alias: il mancato pagamento di stipendi e tasse di iscrizione al campionato di B), il presidente della squadra decide di dimettersi “per il bene della città”, favorendo il ritorno del divinizzato Oreste Vigorito che ha ripianato i debiti e permesso ai giallorossi di giocare in Serie B. Si tratta di una situazione molto simile a quella del Pisa, che, invece, non ha avuto investitori potenti e decisi come quello beneventano ed ha rischiato di compromettere l’intero campionato dopo la sua iscrizione. L’intero avvicendamento dei presidenti ai vertici della società si è svolto in un totale silenzio mediatico nazionale, con i soli Gianluca Di Marzio ed Alfredo Pedullà ad interessarsi in prima persona ed è tutt’ora abbastanza incomprensibile all’apparenza la ragione di quest’anno di transizione, coinciso con la storica promozione del Benevento. Quali sono però le ragioni sportive del successo beneventano? Nel prossimo articolo analizzeremo l’organico della squadra giallorossa.
Federico Norberto Quagliuolo

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