Mode calcistiche

La moda investe tutto in un uomo: dal tacco della scarpa fino alla punta del capello che spunta più in alto degli altri. Le mode, con la loro ineguagliabile capacità di toccare la parte più irrazionale dell’uomo, muovono gli interessi, attirano e suscitano sguardi, guidano l’evoluzione del pensare, del vestire, del linguaggio corporeo, stabiliscono di volta in volta la normalità e non di rado ci mostrano tutta la loro potenza di persuasione. L’hanno fatto con Messi e i suoi capelli platinati in via di diffusione, lo fanno con i tatuaggi che tra gli altri anche i calciatori spalmano sui loro corpi: per quanto possano essere brutte e sgradevoli, le mode quasi costringono ad optare scelte estetiche che cinque o dieci anni prima nessuno avrebbe neanche avvicinato e che magari cinque anni più in là nessuno farà sue. Immaginiamo di proiettare oggi Amedeo Amadei – l’uomo evidenziato nella foto – alla corte azzurra di Giampiero Ventura. Amadei è stato uno dei più grandi attaccanti italiani di tutti i tempi, è il tredicesimo marcatore della serie A, eppure quelle spalle a gruccia, quel rigonfiamento “fuori forma” che dà rilievo alla pancia, quel portamento per nulla atletico – per quante avesse 28 anni – basterebbero a suscitare risolini maliziosi all’idea che abbia potuto essere un attaccante velocissimo e inarrestabile palla al piede, soprattutto se paragonato all’atletismo – per nulla sinonimo di potenza, più moda sicuramente – dei calciatori contemporanei. Per certo, Amadei stonerebbe nelle foto prepartita della nazionale odierna.
Passaggi di mode
Il passaggio delle mode nei decenni non si può che vedere anche nelle uniformi di gara che hanno accompagnato i protagonisti del mondo calcistico: 70 anni fa le maglie dei calciatori erano larghe, davano idea di pesantezza nel loro scendere lungo l’addome e i pantaloncini lunghi, quasi avvolgenti, venivano portati a vita alta. Corrono i decenni e la vita dei pantaloncini si abbassa così come diminuisce la loro lunghezza quasi volesse far risaltare la silhouette delle gambe, per poi – nei giorni nostri – tornare giù ad un’altezza poco al di sopra del ginocchio. Corrono i decenni e le maglie dei calciatori non solo si tecnologizzano nei tessuti, ma si “ritirano” divenendo sempre più aderenti e stringenti negli anni ’80 tornando ad essere larghe e abbondanti tra gli anni ’90 e i primi del 2000. Se in passato il taglio dei capelli era quantomai accessorio, oggi è centrale nell’essere di un calciatore: certamente la moda dei doppi tagli e delle creste ha voltato le spalle a quella del capello lungo tenuto indietro dall’elastico intorno alla testa che tanto è stato emblema dei calciatori a cavallo tra i due secoli. Come sempre più centrale nell’essere del calciatore è l’esposizione di tatuaggi, moda a cui neanche Messi, infine, ha resistito.
Si giunge così all’ultima delle mode che investe il mondo e quindi il calcio: l’atletismo esasperato che contribuisce a rendere più artificiali, costruiti, meno naturali e spontanei gli interpreti, portando quindi a una perdita di talento – qualcosa di imprescindibilmente naturale – che chiunque può constatare. Per quanto il calcio si sia convertito alla fisicità, la ricerca del massimo sviluppo nella parte superiore del corpo – non necessariamente funzionale a giocare a calcio – è più dettata dalla persuasione della moda odierna che da altro.
Matteo Fortuzzi

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Categorie:Storie

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