Fiamma inglese

Tre vittorie, due sconfitte, un pareggio: con i suoi timidi sette punti in sei partite che tanto confidano alla memoria le acque buie su cui ha navigato per decenni, il Leicester cerca con ogni suo sforzo di mantenere viva la fiamma che ha scaldato di emozione l’europa calcistica. Il primo sforzo gli sarà richiesto proprio dai suoi tifosi tra le mura di casa nella fondamentale partita contro il Porto di questa settimana europea, match non crocevia per il percorso europeo – che può già beneficiare della prima bella vittoria contro il Club Brugge nel girone G di champions league – ma soffio che ossigenerebbe proprio quella fiamma da cui tutto ha vuto origine, fiamma che la stagione passata ha incendiato di ardore e temerarietà gli undici di Ranieri, da essa convinti e sospinti verso la conquista dell’Inghilterra. L’impresa – ad onor del vero – ha goduto della congiuntura favorevole che ha constatato una crisi trasversale alle grandi del calcio inglese dalla quale il Leicester – con scaltrezza e furbizia di volpe – ha saputo trarre il maggior vantaggio possibile.
Quest’anno, la situazione è ben diversa: il calcio inglese ha radunato alla sua corte i migliori allenatori d’europa con l’obiettivo di tornar ad essere veramente grande non solo nelle sue belle apparenze ma anche nel contenuto, nelle vittorie e nei trofei europei che riesce a portare a casa. Dovrà fare a meno del Chelsea ed in parte del Manchester United, impegnato a cercare la sua nuova identità a partire dall’europa minore, quella che vede il suo asse spostato più verso l’est europeo fino a spingersi nelle radici asiatiche della kazaka Astana. Quest’anno, il cammino del Leicester verso una seconda conquista inglese appare impossibile. Le volpi sono più forti rispetto all’anno scorso, hanno accresciuto il livello della rosa, ma il percorso di costruzione e miglioramento è ancora lungo, perché sul versante europeo – mai saggiato prima – colossi sono pronti ad ostacolare ogni percorso di salita. Se il Leicester raggiungesse il passaggio agli ottavi – più che alla sua portata – sarebbe già un discreto risultato per quanto non sufficiente a realizzare un popolo che ha imparato a correre con l’immaginazione verso sogni sempre più alti, per i quali la fiamma deve divampare in un incendio.
Matteo Fortuzzi

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