Fiaba russa per convincere l’Europa

Borussia Dortmund-Legia Varsavia 6 a 0, Barcellona-Celtic 7 a 0, Bayern Monaco Rostov 5 a 0: per quanto riguarda l’equilibrio tra i rapporti di forza nei gironi, la prima settimana di Champions League ha dato segnali – seppur limitati ad una sola partita – univoci. Sia il Celtic che il Rostov che il Legia Varsavia hanno valori delle rose che si attestano intorno ai 40-50 milioni. É come se vedessimo l’Empoli, di valore economico simile, partecipare alla Champions League: per la squadra toscana sarebbe impossibile anche solo strappare una partita amichevole estiva a una delle big europee. Da ragionamento simile, non nei termini ma nella sostanza, deve essersi mossa la Uefa nella sua volontà di voler riportare una maggiore competizione già nella fase a gironi della Champions League, favorendovi l’accesso di squadre più blasonate – la questione dei maggiori guadagni ricavabili è evidente – che negli ultimi anni hanno mostrato difficoltà nel qualificarsi in prossimità delle cime dei loro rispettivi campionati. Ma focalizziamoci sul girone D, protagonista di queste righe.
Racconti russi
La stagione tramontata quattro mesi fa non solo ha fatto chiacchierar di sé per l’esaltante ed impronosticabile vittoria del Leicester: dalla parte opposta dell’Europa geografica, oltre il Mar Nero e poco più a est della crivellata Crimea, sulla foce del Don il Futbol’nyj Klub Rostov ha ceduto per due soli miseri punti il titolo di Russia al CSKA di Mosca. La bellezza della storia si inizia a scoprire andando indietro di un’altra stagione russa, la 2014-2015: Il Rostov finisce con gli stessi punti di una delle due retrocesse, ma la vittoria ai playout lo salva dall’ognominia. La stagione dopo, solo il CSKA riesce a stargli sopra. Non è stata vittoria finale come nel caso degli inglesi di Ranieri, ma senza dubbio è una di quelle storie con cui il calcio prova ancora a convincere di saper fare – veramente – emozionare.
Quindi per i russi sono stati, per la prima volta nella loro storia, preliminari di champions. Da principio l’Anderlecht, piegato al netto tra andata e ritorno per quattro reti a due. È già estasi. Poi l’Ajax: prima un pareggio tra mulini e lande variopinte, poi un 4 a 1 davanti i diciassette mila dell’Olimp-2, agli occhi di cupole a cipolla che si specchiano sul Mar D’azov, il meno profondo del mondo, incapace di scendere più di tredici metri. Bella partita e bei goal: i russi hanno dimostrato di meritarsi la champions e il loro posto nel girone D con Atletico Madrid (valore rosa 493 milioni), Bayern Monaco (582 milioni) e PSV (112). Il Rostov ne vale 43 di milioni, e proprio qui sorge il primo conflitto di idee: come può esserci competizione? Fino a che punto il merito dei “piccoli” può garantire lo spettacolo – essenziale per fascino ed introiti – della competizione più importante d’Europa? In questi mesi il dibattito sul futuro della champions ruota attorno queste due idee.
Matteo Fortuzzi

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