Come si diventa procuratori in Italia ?

Cifre da capogiro, conti in banca da far invidia all’intero star system ed una vita al di fuori del jet set, cosa assai strana per chi frequenta ogni giorno il mondo delle maggiori star della televisione. Al di fuori degli ormai arcinoti nomi di Raiola, Mendes e pochi altri personaggi amanti del palcoscenico, il ruolo del procuratore sportivo è quantomai occulto e poco. Allo stesso modo, dalla segreta loro scrivania, i procuratori dettano regole sugli ingaggi, lanciano ultimatum, spostano valori milionari da un punto all’altro del globo con una sola firma o con qualche dichiarazione ben calibrata alle TV. Un ruolo tanto importante affascina, ma, come in ogni professione che promette ori e carriere scintillanti, pochi conoscono quale e quanto sia difficile il cursus honorum da seguire per poter, un giorno, entrare nel novero degli uomini più amati ed odiati al mondo: fino al 2015 era necessario superare prove d’esame e dimostrare un eccellente spirito imprenditoriale unito ad una raffinata conoscenza della legge. Adesso non c’è più alcun vincolo.
La regolamentazione in Europa ed in Italia è leggermente diversa, in quanto la FIFA ha deciso la liberalizzazione della figura del procuratore eliminando l’esame da Agente FIFA, mentre l’Italia si è adeguata alla nuova normativa in modo poco chiaro, rendendo necessaria una regolamentazione più estesa delle nuove modalità di accesso alla professione.
Fabbrica di illusioni?
L’Italia, di tradizione ricca di primati pessimi nel settore delle occupazioni legali e contabili, è anche primatista mondiale nel numero di agenti sportivi: ben 1062 agenti iscritti al giugno 2016, che, confrontati ai 1079 calciatori in Serie A, spiega il numero esorbitante di rappresentanti. 
La realtà quindi è che, come nell’avvocatura, così ancor peggio nel mondo ben più chiuso nel calcio, il numero elevatissimo di possibili concorrenti sul mercato è assai dannoso, anziché stimolante: il divario fra agenzie ricchissime e piccoli procuratori di provincia è accentuato in modo drammatico, con soli 30 procuratori su più di 1000 a guadagnare più di 80.000 € l’anno, lasciando briciole al restante 99% della categoria, che annaspa e si accalca in un formicaio di centinaia di teste che provano ad accaparrarsi le prestazioni degli atleti delle serie minori, nella speranza di accompagnarli un giorno nel grande calcio. La strada per il successo, infatti, ha come orizzonte solo una costellazione di sacrifici, senza una reale sicurezza di successo: Antonio Rebesco, agente sportivo, spiegò in una intervista che “la più grande rinuncia è la famiglia. Il lavoro del procuratore porta a viaggiare, non poter mai avere dimora stabile per lungo tempo e, ovviamente, i primi a risentirne sono gli affetti personali. Allo stesso modo, il modo per riuscire ad ottener successo in questa professione è l’abilità nel tessere una fittissima rete di conoscenze nelle dirigenze delle squadre e nelle amministrazioni sportive. Le scorrettezze sono all’ordine del giorno e, come in tutte le professioni con forte concorrenza, bisogna sapersi muovere in un mondo senza scrupoli nei tuoi confronti”. Le fantastiche storie di Jorge Mendes, che dall’aver aperto una discoteca è passato a gestire Cristiano Ronaldo, e Mino Raiola, l’ex pizzaiolo di Haarlem, sono quindi solo una favola che fa sognare e copre un mondo che, nella gran maggioranza della sua popolazione, annaspa in serie difficoltà economiche.
 Da liberi professionisti, i procuratori non hanno quindi certezza di lavoro e di un introito economico fisso: l’unico vero modo per ottenere risultati è, quindi, la fantasia nel riuscire a costruire il proprio mestiere attraverso abilità fuori dal comune che abbracciano la psicologia, l’economia, la legge e l’intuito. Oppure basta avere un fratello fenomeno come è accaduto a Stefano Del Piero, storico procuratore e fratello di Alessandro, che ha studiato i trucchi del mestiere nello studio di Claudio Pasqualin, primo ed espertissimo agente del calciatore. In alternativa, il rischio di rimanere con una carriera mortificante nei campi di provincia è davvero molto alto.
Regolamenti inesistenti: da agente ad intermediario
L’Italia, attraverso la FIGC, regolamentò in modo assai specifico la disciplina del procuratore, ma la FIFA, all’epoca guidata da Blatter, ha dato la facoltà di eliminare, nel 2015, ogni regolamentazione: adesso è indicata come unica strada per svolgere la professione quella di iscriversi all’apposito registro depositato presso la FIFA pagando una somma di circa 500€ annui. Va fatta poi una autocertificazione della propria compatibilità con la professione: è infatti impossibile iscriversi se nella propria fedina penale c’era una condanna per frode o per delitti non colposi con reclusione maggiore di 5 anni), oppure ancora in presenza provvedimenti disciplinari comminati dalla FIGC. Prima del 2015 era poi necessario anche svolgere un esame a Coverciano, nell’ambito del quale si dovevano dimostrare conoscenze dei regolamenti sportivi, della storia del calcio, di diritto del lavoro e di fondamenti economici. Era infatti indicata come “preferibile” la laurea in Giurisprudenza.
 Tutto per accedere ad una categoria con un numero chiuso di 1000 iscritti che, a detta di Claudio Pasqualin, garantivano un livello di professionalità minimo per la categoria, che adesso corre il rischio di diventare preda di “mercanti” e non più di consulenti legali e sportivi: la FIFA ha cambiato nome al procuratore, che non si chiama più “agente”, ma “intermediario”, ben lasciando intendere il ruolo più centrale negli affari economici del calcio. La critica maggiore di Pasqualin si rivolge però alla deregolamentazione delle attività del procuratore: “Anche un analfabeta potrà iscriversi. Basta avere la conoscenza giusta, incontrare il calciatore giusto in discoteca e farsi firmare una procura. Poi diventi procuratore, senza alcuna competenza, merito o professionalità”. Ed ancora, “senza una regolamentazione, per giunta, saranno resi possibili comportamenti scorretti prima sanzionati”, come ad esempio quella di assistere contemporaneamente sia un calciatore che una società, in un palese conflitto di interessi (Fonti: VICE Italia, Regolamento FIGC, Regolamento FIFA).
Federico Norberto Quagliuolo

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