Fedele alle sue idee

United contro City è il massimo che si possa chiedere ad un match di football. Ma non solo. E’ l’ennesimo confronto tra le filosofie di due manager in contrapposizione ma allo stesso tempo vincenti. Gioco conservativo e assolutamente calibrato alle caratteristiche dell’avversario che è un’esigenza per esplodere un cinismo fuori dal comune. Dall’altra parte del campo la necessità di una impostazione sofisticata, a volte cervellotica, fondata sul concetto di spazio (quasi) più importante dei giocatori stessi. Controllo continuo della partita e conquista del terreno di gioco a scapito della squadra avversaria. Nel match di oggi pomeriggio ha primeggiato (1-2) la concezione sempre in evoluzione di Guardiola che al primo derby inglese ha sconfitto United e Mourinho.
Il manager portoghese ha sbagliato la scelta iniziale di schierare sulle fasce, dietro Ibrahimovic, Mkhitaryan e Lingard, risultati fuori da ogni trama offensiva dei padroni di casa. Se fosse stato possibile li avrebbe sostituiti già nella prima frazione di gioco, ma anche per non rendere ancora evidente l’errore iniziale, li ha richiamati dopo l’intervallo a favore di Rushford e Herrera. Quest’ultimo ha giocato a centrocampo con lo spostamento di Rooney nell’inedita posizione di esterno a destra. Guardiola invece davanti alla difesa ha schierato sei giocatori con i quali ha voluto sfruttare tutta l’ampiezza possibile e i “famosi spazi” mediante i suoi giocatori di maggior talento. Vertice basso di questo grande rombo è stato Fernandinho: il brasiliano, oltre a sporcare ogni trama dello United, si è distinto per ritmo e precisione nella fase di impostazione. Davanti a lui, centralmente, Silva e De Bruyne. La loro abilità, grazie a piedi educati oltre la media, è stata quella di allargare il gioco a favore dei due esterni – Nolito sulla sinistra e Sterling su quella opposta – ma soprattutto di inserirsi con i tempi giusti per sfruttare i movimenti di Iheanacho. Nel primo tempo, giocato in totale controllo, la cosa che più a sorpreso è stata la naturalezza con la quale hanno superato, anche fisicamente, giocatori come Fellaini e Pogba.
Le reti sono state una diretta conseguenza di quanto prodotto dal City che psicologicamente ha però patito la rete dell’1-2 poco prima dell’intervallo. Nella seconda frazione di gioco, con uno United più presente, ha rischiato di barcollare ma grazie ai cambi giusti, Fernando al posto di Iheanacho e Sanè a quello di Sterling, ha tenuto in piedi un risultato meritato.
Non sarà stata la “manita” con la quale il Barcellona di Guardiola ha umiliato il Real Madrid di Mourinho ma per il catalano poco importa. Al netto dell’errore, che è valso la rete di Ibrahimovic, l’allenatore catalano può essere soddisfatto. Nel primo tempo si è vista una continua superiorità in tutte le zone del campo, frutto dell’applicazione dei giocatori che sembrano interpretare sempre meglio i dettami dell’allenatore. In futuro ci saranno altre sfide, altre partite ma ancora una volta il campo ha detto che le idee di Guardiola hanno la loro validità e si possono applicare in qualsiasi contesto.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Analysis & Tactics

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