Crocevia europeo

Rispetto al girone A dove – con il beneplacito della stravaganza calcistica, non di rado pronta a stupire –Arsenal e Psg regnano sovrane su Ludogorets e Basilea, il girone B è contrassegnato da un modico equilibrio tra le parti; la bilancia pende più dalla parte del Napoli, ma ciò che non permette ai partenopei di esser già certi del passaggio di turno sono una mentalità fragile – senza dubbio in costruzione, a maggior ragione dopo il colpo al fianco assestatole da Higuaìn – e le trasferte facinorose di Kiev, Istanbul, e Lisbona.
Crocevia
In attesa di un verdetto che sbugiardi o verifichi ogni supposizione aprioristica, un dettaglio che risalta all’occhio e alla memoria è la profonda differenza che intercorre tra le storie e le tradizioni dei club che animeranno questo girone. Anche questo è il fascino che può avere una partita di calcio: mettere una di fronte all’altra due squadre con diversi – o simili – passati, visioni, tradizioni, scelte, intuizioni e prospettive. Basti pensare al crocevia dove si incroceranno la storia sovietica e vincente della Dinamo Kiev con il sangue ottomano del Beşiktaş, unica grande squadra di Turchia a riportare sullo stemma la bandiera turca come riconoscimento per aver formato con soli suoi giocatori l’undici titolare in una partita contro la Grecia. L’anno era il 1952.
Nello stesso crocevia si imbatteranno anche le strategie e le prospettive di Napoli e Benfica: i rosso-bianchi di Lisbona – come molti tra i club lusitani – hanno ereditato dagli avi mercanti la perizia nel commercio, l’investire poco per guadagnare molto, che tradotto per i nostri fini vuol dire prendere giocatori ad inizio carriera, scommetterci su, e rivenderli a cifre lussuose: così è stato per Witsel, preso per 10 milioni e venduto allo Zenit per 40, per Renato Sanches, per Di Maria, per David Luiz e per Ramires, citando gli affari più remunerativi. Il Napoli, questo l’elemento che avvicina i due club, ha venduto Lavezzi, Cavani e Higuaìn concretizzando plusvalenze da capogiro; le strategie dei due club – di fare cassa quando il ricavo ricevibile è alto –sono simili, per quanto la prospettiva del Napoli lo porti a rafforzare l’organico con spese maggiori rispetto a quelle intraprese dal Benfica.
Il girone B abbraccia tutta l’Europa geografica nella sua spaziosità longitudinale: dal profondo est ucraino e dal confine turco fino all’oceano Atlantico passando per l’essenza mediterranea di Napoli. Due elementi accomunano per certo le quattro realtà: un tifo rovente e la voglia di passare il turno. Al campo l’ultima parola.
Matteo Fortuzzi

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