Serie A, dominio Juve o rimonta vincente ?

Avvincente come pochi campionati negli ultimi decenni, la Serie A 2015-2016 si è chiusa con la storica quinta vittoria consecutiva della Juventus, dopo un inizio assai incerto, in cui, a novembre, gran parte del mondo sportivo aveva dato già per defunta la squadra di Allegri. Le ragioni di questa vittoria sono molteplici, partendo dalla striscia quasi impossibile di vittorie ed arrivando alla fortunata partita di Torino che, con l’insperato gol di Zaza, ha visto i bianconeri scavalcare il Napoli, fino ad allora campioni d’inverno.
Si può dire che dopo l’1-0 juventino sia cominciata la crisi degli azzurri, che non sono più stati capaci di riprendere i diretti avversari nelle partite successive.
La squadra
Il mercato del 2015 aveva lasciato un gran terremoto: con l’addio dell’asse Pirlo-Tevez-Vidal, sembrava che la Juventus avrebbe avuto un anno di assestamento o, addirittura, un disastro sportivo imminente. Non è stato così: la scelta di giocatori esperti come Khedira e Mandzukic unita a giovani scommesse come Alex Sandro e Dybala è stata una mossa particolarmente azzeccata, in linea con il business plan della Juventus, che sempre ha preferito la costruzione di una squadra con una maggioranza di elementi esperti accompagnati da giovani di prospettiva. I protagonisti, oltre a Dybala che ha rispettato pienamente le aspettative juventine, sono stati però i difensori. 
Nella stagione dei record storici, infatti, mentre il Napoli batteva il record all-time di gol fatti, la Juventus, con il trentottenne Buffon, ha stabilito il nuovo record di porta inviolata in Serie A, confermando l’antica profezia di Rocco: il campionato italiano si vince in difesa. La strabiliante stagione di Buffon, però, non si sarebbe mai compiuta senza l’aiuto di un Bonucci in piena maturità sportiva ed un immortale Barzagli che, a 36 anni, si è confermato fra i migliori difensori italiani. Unica nota stonata è stato Hernanes, giocatore acquistato nella speranza di trovare un buon trequartista per il nuovo modulo di Allegri: spesso fuori dal gioco, irritante e lezioso nei passaggi, è stato più volte beccato dai tifosi.
Il progetto
In due parole: concretezza ed astuzia. In un episodio: la conferma di Allegri quando la Juventus veniva canzonata dal Chievo capolista ad inizio campionato, quando molti tifosi già volevano la testa dell’allenatore toscano. Il report Deloitte dell’élite del calcio mondiale nel 2015, infatti, parla chiaro: la Juventus è la squadra italiana più ricca, ripresasi completamente dalla debacle finanziaria avuta dopo lo scandalo del 2006. Partendo da una base solida di una tifoseria assai estesa che garantisce larghissimi introiti, il frutto di questo risultato è senz’altro la programmazione del business plan juventino che, a partire dalla presidenza Agnelli, ha trovato nuova vita attraverso la stipula di numerosi contratti di sponsorizzazione fra Juventus ed alcune delle maggiori società nel campo dei media e del marketing. Il secondo punto cardine del progetto Juventus è stato lo stadio: dopo aver strappato ad un prezzo simbolico la concessione dei terreni dello stadio Delle Alpi, la costruzione in tempi di record di uno stadio ha garantito una autonomia economica e strutturale alla Juventus, cosa unica in Italia. Terzo punto è stato il mercato, in alcune scommesse sportive assai fortunato, in altri casi molto lungimirante: la politica di Marotta nel trovare accordi prima con i calciatori e poi con le società può essere eticamente discutibile, ma indubbiamente è commercialmente efficace per portare in bianconero i migliori talenti italiani e stranieri. Non sono meno aggressivi il recente acquisto di Pjanic dalla Roma e il rumoreggiato accordo con Higuain del Napoli: anche con maggiori spese, infatti, è assai più vantaggioso eliminare i pezzi pregiati degli avversari per allungare il gap nel settore in cui si è concorrenti, in questo caso la Serie A. Non è una novità questa tecnica di mercato, dato che il Bayern Monaco recentemente ha pescato numerosi calciatori dall’avversario più temibile, il Borussia. Stessa cosa vale per le società inglesi, che spesso sono state protagoniste di clamorosi “sgarbi” le une con le altre. Ecco perché quindi la cessione a prezzi strabilianti di Pogba non sarebbe affatto digerita male dall’ambiente e dall’intera economia juventina, che troverebbe liquidità straordinarie per garantirsi un mercato stellare che, probabilmente, renderebbe quasi incolmabile il distacco con Napoli e Roma. 
Questa stagione rappresenta però una grande scommessa: un eventuale fallimento dell’obiettivo Champions, infatti, porterebbe nel 2017 ad una rifondazione di diversi settori della squadra, a partire dalla difesa, che vedrà il reparto più solido ormai molto provato dagli anni. Il progetto Juventus, dopo aver acquistato il dominio del campionato italiano, punta quindi all’Europa, provando a minare lo strapotere dei miliardari spagnoli, inglesi e tedeschi.
Federico Norberto Quagliuolo

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