Rui Patricio, virtù o fortuna ?

Non è stato un muro inscalfibile, non ha parato il parabile. È stato più spettatore che protagonista in tutte quelle circostanze in cui il pallone – nel suo progredire spedito oltre la porta – ha proiettato la sua ombra sul bianco di uno dei tre legni. Non è stato il più impegnato: ben più indaffarato – il più di tutti in questo europeo francese – è stato il difensore alato dell’Islanda, Hannes Halldórsson, nel collettivo tentativo islandese di sognare il più a lungo possibile. Non è stato nemmeno l’autore delle parate più belle. Eppure Rui Patricio è stato indicato – a ragione pressoché indiscutibile – come il miglior portiere del torneo.
Assunto per fondamentale l’aiuto offertogli da Pepe, il miglior difensore dell’europeo, Rui Patricio è stato investito della protezione e della benevolenza di un alleato a cui tutti chiedono aiuto ma a pochi, quelli forse che più ne smuovono la compassione, viene concesso. Se inizialmente la fortuna sembrava non volesse soffiare sulle vele portoghesi per spingerle lungo la rotta del trionfo, almeno così sembrava visto il rigore anti-Austria di Ronaldo stampatosi sul palo e i tre goals ungheresi –l’uno di bellezza e talento troppo più grande rispetto all’autore Zoltan Gera, gli altri due su deviazioni micidiali – patiti all’ultimo atto del girone, agli ottavi contro la Croazia il vento è sembrato cambiare, la fortuna pareva aver girato la sua ruota che ora puntava sul Portogallo; Rui Patricio ne è stato il principale beneficiario. Prima il palo di Perisic poi, dopo il goal di Quaresma, il tiro al volo di Vida che ha sbuffato sulla superficie esterna del palo.
Ai quarti di finale polacchi, sul tiro a rete di Lewandowski dopo un minuto e quaranta secondi, Rui Patricio non ha potuto far altro che inscenare un tentativo di presa. Dopo il pareggio di Sanches e una pronta parata su Milik, tra i brividi dei rigori finali Rui Patricio ha inserito nel mosaico europeo la sua prima grande parata: Błaszczykowski calcia bene, forte e angolato, ma Rui Patricio si distende completamente e in un volo parallelo al terreno afferra la sfera spingendola lontano dalla porta e vicina alla semifinale contro il Galles; il rigore decisivo di Quaresma ha definitivamente posto la palla sul cerchio di centrocampo per la sfida gallese.
Bale non è riuscito neppure a spaventare Rui Patricio, verso il finale ci ha provato con una cannonata dai trenta metri senza successo. Poi, la Francia in finale.
Il misto europeo di bravura, fortuna e inattività dovuta ad una difesa – Pepe e Guerreiro – eccezionale, si è manifestato chiaramente nei centoventi minuti di partita di Rui Patricio. Subito straordinario sul colpo di testa direzione incrocio di Griezmann, ancora bravo sulla sassata di Sissoko, sul secondo colpo di testa sempre del biondo francese Rui Patricio si è visto ancora una volta spettatore nel mirare la palla decollare qualche centimetro sopra la traversa. Al che di nuovo i panni di protagonista sul tiro ravvicinato di prima intenzione di Giroud e sull’ennesima sassata da fuori da Sissoko.
Sul clamoroso palo allo scadere di Gignac, altro cambio di abito: la sorte è tutta con Rui Patricio. Al fatidico quesito: “virtù o fortuna?”, Rui Patricio sembra aver avuto le idee non molto chiare in questo europeo, ma alla fine la sua scelta è stata tutta per la seconda.
Matteo Fortuzzi

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