Galles, la macchina di Coleman

Che Bale dovesse essere l’ariete per sfondare i cancelli delle difese avversarie lo giustifica il suo valore di circa 80 milioni (fonte transfermarkt), pari a poco meno della metà del valore dell’intera rosa gallese, che si aggira intorno ai 170 milioni. Nel percorso di qualificazione agli europei, delle undici rete siglate sette riportano la sigla sempre di Bale: solo una squadra costruita intorno a lui e per lui può avere un qualche significato di vittoria. Ma sapendo che per vincere non sempre basta segnare più degli avversari, mister Coleman ha progettato e infine realizzato un muro difensivo in grado di essere perforato solo in quattro momenti durante le qualificazioni. Con le spalle coperte e imbottite, basta che Bale – nella grande libertà concessagli da una squadra costruita su misura per lui da un abile sarto – inventi come era abituato al Tottenham, quando ancora non era imbrigliato da una “policy” restrittiva come quella pro Ronaldo del Real. La macchina gallese è pronta a sfidare l’Europa.
Oltre Bale
Slovacchia, Inghilterra, Russia. Qualificazione ottenuta come primi con sei punti. Tre partite, tre goals di Bale, il cui nome si aggiunge all’elenco di giocatori che hanno incontrato il goal in ogni partita del girone ad eliminazione. Ma i sei goals segnati dal Galles ci dicono non solo Bale, perché come lui vogliono vedere celebrato il proprio nome anche Robson-Kanu, Taylor e Ramsey. La macchina di Coleman mostra in attacco prestazioni migliori delle aspettative. In tema di difesa la situazione si conferma nelle aspettative o poco sotto, se non fosse stato per i due goals subiti contro l’Inghilterra che oltre la sconfitta hanno segnato un incremento delle reti subite nel girone da una a tre.
Agli ottavi, l’Irlanda del Nord. L’equilibrio in campo è dilagante, annega le iniziative, bagna le polveri di Bale. Come ha correttamente affermato Coleman alla fine della partita, la fortuna ha deciso chi dovesse passare il turno. Non tanta, giusto un pizzico, quel pizzico che ha costretto McAuley al peso morale dell’autogoal al settantacinquesimo. Mentre gli irlandesi girano i tacchi e tornano nel loro spicchio nord d’Irlanda, i gallesi si preparano alla sfida contro i belgi, la più complessa del loro europeo. I Dragoni sono pronti, i numerosissimi tifosi accorsi in Francia non sono solamente il dodicesimo uomo: sono il desiderio di vittoria.
A tredici minuti dal fischio iniziale, il goal di Nainggolan è uno sfregio sul morale gallese. Eppure in un europeo dove la squadra, la tattica, l’equilibrio lo fanno da padroni, le individualità belghe vengono punite al trentunesimo dal colpo di testa di Williams. La seconda gioia gallese giunge al cinquantacinquesimo, per mano del goal – forse il più bello e incredibile dell’europeo – di Robson-Kanu. Se il tacco di Ronaldo o il tiro all’incrocio di Payet fanno urlare al gran goal, la rapida sterzata e girata con cui l’esterno gallese si libera di tre uomini nel cuore dell’area di rigore belga – a cui segue il tiro del goal – è frutto dell’inverosimile, della genialità improvvisa e inaspettata che ha fatto rifulgere di luce un giocatore svincolato che vale appena 2 milioni di euro. Anche questo è stato l’europeo francese: la sorpresa degli ultimi, delle quarte file, del rigore tattico che ha fatto spegnere nel gruppo la luce dei grandi talenti. Così è per Bale, sempre leader ma ora meno protagonista della corsa della macchina rossa. Il terzo goal gallese sul perfetto stacco di testa di Vokes sul finire di partita fa balzare i gallesi ai quarti, alla corte di Cristiano Ronaldo. Il duello tra lui e Bale è il titolo della partita: il gallese ci prova, ma l’esito del match sorride ai portoghesi. Coleman è nel giusto quado dice: “so che fa male, ma i ragazzi devono capire che hanno reso orgoglioso il loro paese”. Sicuramente, dopo questo 2016, nel Galles il calcio non sarà più lo stesso.

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Matteo Fortuzzi

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Categorie:Storie

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