Islanda, l’esodo nordico

Il guerresco “uh!” che corrobora il battito di mani di intensità e velocità crescente ha riecheggiato per l’ultima volta nei cieli di Europa: la sconfitta di Parigi contro i padroni di casa si è eretta a roccia invalicabile contro le speranze islandesi di scalare ulteriormente la montagna della storia, non solo della loro, per certo già scritta e resa emozionante agli occhi di tutti, ma di questa stagione calcistica che è stata profondamente solcata da una volontà di inversione delle leggi di forza: ci è riuscita con il Leicester, ci hanno provato agli europei con le piccole realtà che non temono di sfidare le grandi. Il Galles è quella arrivata più in alto, più vicina alla cima; eppure l’avventura islandese, con il suo calcio di entusiasmo di spirito più che di piedi, con il suo Geyser sound di derivazione scozzese, per non parlare dell’esodo che ha visto un islandese su dieci dirigersi in terra francese, ha attirato le simpatie di ogni tifoso europeo e ha mosso la compassione di molti al momento della rumorosa eliminazione contro i francesi. Gli islandesi sono diventati in due settimane i beniamini di stampa e tv, ispirando i racconti più disparati di virtù e spirito combattivo.
L’arrampicata
Prima tappa. Portogallo 1- 1 Islanda. Il mezzo passo falso del Portogallo nella prima partita del girone è stato da controparte al primo punto conquistato dalla nazionale islandese nella fase finale di una competizione internazionale. Già questa prima partita basterebbe a dare un senso di trionfo ad una nazione che da circa una quindicina d’anni ha scoperto la sua passione per il calcio quasi più per necessità sociale che per altro, nel momento in cui il governo islandese ha iniziato la costruzione di impianti sportivi al coperto per sottrarre i giovani dalle grinfie dell’alcolismo e del tabagismo, arrivando a fornire così una struttura sportiva ogni 50mila abitanti, percentuale più alta d’Europa. Il pareggio con il Portogallo si tinge ancora di più di impresa islandese se si mettono a confronto i valori monetari delle due rappresentative: 353 milioni per Il Portogallo (fonte transfermarkt), di cui Ronaldo ne vale un terzo, e 44 per l’Islanda, il cui giocatore più prezioso risulta Sigurdsson, 13 milioni.
Quindi la seconda tappa contro l’umile Ungheria che vale appena 23 milioni: un autogol nel finale di Sævarsson impedisce agli isolani di cogliere la prima vittoria, giusto per quel momento, perché nell’ultimo atto del girone l’Austria, che di milioni ne vale 126, all’ultimo secondo di gioco si vede perforata su un gol in contropiede che ha visto gli islandesi divorarsi letteralmente il campo nella loro corsa impetuosa. È il momento delle urla gioiose dei telecronisti e degli spalti, è la stretta di mano della storia: ora gli ottavi, gli inglesi – che di milioni ne valgono 477 – sono lì ad aspettarli. Per quanto imponente, questa roccia pare tutt’altro che inscalabile: nel girone gli inglesi hanno patito disattenzioni e limiti tattici, è d’obbligo sperare di ricacciarli oltre La Manica. Il fischio iniziale dell’arbitro riecheggia per l’aere di Nizza; dopo quattro minuti un secondo fischio estremamente minaccioso. È rigore per l’Inghilterra, Rooney non sbaglia. Altri due minuti ed ecco il fischio risuscitatore di gioia: il goal è dell’Islanda, alla sua maniera, su una rimessa lunga scagliante la sfera in aria di rigore inglese, quindi una spizzata di testa, quindi il goal di Sigurdsson a due passi da Hart. Grande rimonta, grande prova: la roccia inglese è scalata. Poi, la Francia; i 44 milioni di valore dell’Islanda rabbrividiscono davanti i 487 della Francia, al cospetto della grande tecnica che essa presenta sul campo. Eppure la speranza c’è ed è forte, resa salda dalla convincente vittoria sugli inglesi.
Il costone francese
Alla tecnica e alle individualità francesi gli islandesi oppongono la squadra, l’ordine, il rigore tattico, lo spirito combattivo, i miracoli che il sudore può compiere. Bisognerà essere all’altezza delle insidie del costone francese per poter scalarlo ed arrivare ancora più in alto, ancora più vicini alla cima, almeno per riuscire a vederla. Ma a Parigi giunge la sentenza definitiva, priva di dubbi: 5 a 2 per i francesi, l’Islanda è fuori, il controesodo svuota la Francia di capelli biondi e di “uh!”
Matteo Fortuzzi

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Categorie:Storie

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