Irlanda del nord, assaggio di gloria

In principio era la pace: le trentasei verdeggianti contee del regno d’Irlanda erano avvolte, in unità, nel gonfalone di San Patrizio, poi inglobato nella Union Flag fino al 1921, l’anno dell’indipendenza dello stato libero d’Irlanda, l’inizio delle “due Irlande”, quella cattolica romana e nazionalista a sud, quella protestante ed unionista – fedele alla corona d’Inghilterra – al nord. Prima un’unica federazione calcistica, poi la scissione in due federazioni e quindi due nazionali; nella maggior parte degli sport irlandesi la divisione non è avvenuta, come nel rugby, nella volontà di usare lo sport come ponte per avvicinare due popoli dello stesso popolo troppo impegnati a rivestire di significato politico ogni espressione di vita. In questo il calcio ha fallito, i petti gonfi di orgoglio degli irlandesi del nord, che prima dell’EIRE hanno conosciuto il calcio grazie ai coloni inglesi e più dell’EIRE lo praticano, nel 2002 hanno costretto al ritiro per minacce di morte il loro capitano cattolico Neil Lennon perché definito un taig, uno sporco cattolico, che addirittura aveva osato mostrare simpatie verso l’idea di giocare in una nazionale rappresentante l’Irlanda unita.
L’infuocato Will Griggs
In quattordici anni George Best non è mai riuscito a guidare i suoi compagni verso una qualificazione internazionale dopo quella – la prima – ai mondiali in Svezia nel 1958. Nel 1982 e nel 1986, nel ventre d’oro della storia della rappresentativa dell’Irlanda del Nord, arrivano altre due qualificazioni mondiali. Tra il 2002 e il 2004 il periodo buio, le 17 sconfitte consecutive. Poi, nel 2015, la prima qualificazione ad un europeo, la nuova luce, il fuoco terrificante di Will Griggs a condurre i quasi due milioni di irlandesi sudditi della regina verso il piccolo – poi chissà – spicchio di gloria a loro riservato. Will Griggs: venticinquenne attaccante del Wigan dal basso valore di 1,5 milioni di euro (fonte Transfermarkt) che seppur non calpestando neanche per un secondo l’erba francese è diventato l’idolo e il nome più celebre di questi europei per via di un coro a lui inneggiante; una buffa notizia di qualche giorno fa narra che i tifosi dell’Amburgo hanno deciso di avviare una petizione per accoglierlo tra le loro fila. Oltre per potersi appropriare del cantilenante coro, la volontà poi del club sarebbe di avere un ritorno di immagine legato al volto casualmente celebre di Griggs.
Il valore della rosa irlandese è di 38 milioni di euro in un europeo dove la Spagna ne vale 592, la Germania 580 e la Francia a 487. L’Italia segue distaccata a 263 milioni, non per questo meno orgogliosa come i fatti ci hanno narrato. Il giocatore più “pregiato” dell’Irlanda de Nord è il capitano Steven Davis con i suoi 6 milioni. Il più umile è il trentottenne Roy Carroll con un valore di 150 mila euro. Gli uomini di Michael O’Neill si sono presentati sotto i riflettori come i piccoli vasi di terracotta – insieme ad altre rappresentative poi rivelazioni di questi europei – in mezzo a grandi vasi di ferro, con l’obiettivo almeno di provare a scalfirli a rigarli. Non tanto per vedere comparire il proprio nome sulle pagine dei giornali esteri o scrivere righe importanti di storia, ma giusto per poter entusiasmare e far cantare i propri tifosi in quello stato di collettiva eccitazione – dai nonni e alle nonne fino ai bambini – che il calcio sa donare al suo meglio quando mette in scena le nazionali. Tutti gli irlandesi erano davanti allo schermo a guardare la prima partita del girone contro la Polonia, la cui prima vittoria europea ha consegnato la sconfitta agli irlandesi. Poi il turno dell’Ucraina e la prima, netta, vittoria europea dell’irlandesi per 2 a 0. Quindi la Germania e una sconfitta dignitosa con una sola rete subita. Agguantato il ripescaggio perché una delle migliori terze nei sei gironi, gli ottavi con il Galles e quindi un traguardo storico raggiunto: qui la sconfitta per un autogoal di McAuley, colui che realizzò il primo goal contro l’Ucraina e ora la forbice che taglia il filo – l’incantevole miraggio – europeo. Ma questo non è l’importante: ciò che più conta è tornare a Belfast e continuare a cantare l’idolo per caso, il terrore di ogni difesa, l’infuocato Will Griggs, certi di aver almeno assaggiato il sapore della gloria.

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Matteo Fortuzzi

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Categorie:Storie

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