Perché il Barcellona ha vinto la Liga

Si sa: nella Liga spagnola il campionato è affare elitario, una ciclica assegnazione del titolo ad una squadra fra Real e Barcellona, mentre, negli ultimi tre anni, si è inserita di prepotenza l’Atletico Madrid. Questo è stato l’anno del Barcellona, che, nonostante sia orfano delle prestazioni stellari del tiki-taka e della cantera che tanto avevano reso famoso il gioco di Guardiola, ha trovato uno dei tridenti d’attacco più forti della storia, con giocatori tanto esperti e forti che da soli son capaci di vincere un campionato intero.
Lo scarto è stato davvero minimo: più uno sul Real che si è dovuto “accontentare” della Champions League, vinta dopo una partita combattuta con l’Atletico Madrid.
Chi ben comincia è a metà dell’opera
E’ innegabile: i finali di campionato sono sempre i momenti più appassionanti della vita di un tifoso, che guarda speranzoso la sua squadra lottare per i traguardi finali con grinta e desiderio di non mollare nemmeno un punto agli avversari.
Quest’anno più degli altri, infatti, il Real Madrid e l’Atletico Madrid hanno tenuto vivo il campionato con rimonte eccellenti nell’”aprile nero” del Barcellona, quel periodo di quattro sconfitte consecutive battezzato così dalla stampa spagnola. Se però il Real sembrava ormai fuori dalla corsa scudetto per l’eredità pessima di Benitez e l’Atletico si manteneva a brevi distanze dalla capolista, il Barcellona ha ripreso le redini con un finale di campionato devastante. La realtà, infatti, è che a far peso sul risultato finale sono proprio i piccoli puntini persi: il Real, forte dell’entusiasmo di Zidane, ha recuperato punto su punto l’enorme distacco creatosi con i rivali catalani, tanto da piazzarsi ad un solo punto di distanza dalla capolista. Ed è proprio qui che ha pesato il goffo inizio di stagione, con tanti pareggi con squadre di media classifica e quel Ronaldo che sembrava non segnare più. Con i se e i ma, però, non si fa la storia: un semplice pareggino in meno avrebbe ribaltato le sorti del campionato, ma il Real Madrid ha le spalle tanto grosse da non piangersi addosso: l’anno prossimo c’è una nuova Liga da riscattare.
Stabilità e certezze
A dire questa parola è proprio il personaggio più insospettabile, complice della vittoria catalana in Liga: Rafa Benitez, ex allenatore del Real che, dopo il disastroso secondo anno al Napoli, sembra non riuscire a trovare una via d’uscita per far risalire la parabola discendente della sua carriera. In poche parole, poco dopo l’esonero, arrivò il commento alla televisione inglese BT Sport: “Il segreto della Liga è la stabilità: se il Barcellona ha vinto il doppio dei trofei, ha giocato sei finali e conquistato cinque campionati negli ultimi sette anni, il trucco è proprio la stabilità. Anche quando si sono succeduti gli allenatori, infatti, non è mai mutato il sistema di gioco, anzi, si è evoluto assieme alla squadra”. 
E così, dalla squadra totalmente catalana di Guardiola al tridente MSN (Messi, Suarez, Neymar), il Barcellona ha mantenuto inalterata la compattezza di squadra, evolvendosi assieme ai nuovi arrivi di mercato. “Il Real Madrid è vittima del presidente: cambiando allenatore ogni anno, rivoluzionando la squadra in continuazione, infatti, non riesce a creare una progettualità ed uno spirito. Ecco perché i catalani vinceranno il campionato quest’anno”. Previsione che si è rivelata esatta, nonostante un drastico calo durante la fine del campionato. A nulla vale la stabilità, però, se non ci sono colonne certe su cui poggiarsi: ed ecco che qui intervengono il sempiterno Don Andres Iniesta, Messi e l’incredibile Suarez, che è riuscito a strappare all’argentino la palma di miglior giocatore della squadra. Cosa mai accaduta a Messi in dieci anni di Barcellona.
Progetto
Il punto di forza del Barcellona, la caratteristica di una squadra che ha fatto della coerenza nelle scelte dirigenziali il suo vanto maggiore. Una simile caratteristica la si trova solo nel Bayern Monaco, squadra ancora più virtuosa di quella catalana: da un progetto solido nasce una forte stabilità, proprio come diceva Benitez. A dispetto infatti di un Real Madrid votato come impresa di intrattenimento a tutti gli effetti, il Barcellona si è concentrato fortemente su una linea politica di sviluppo di una squadra.
Solo negli ultimi due anni, complice anche il tramonto della generazione di campioni, i catalani si sono mossi sul mercato con maggiore decisione, cercando giocatori titolarissimi da far giocare in prima squadra: ed ecco l’arrivo dell’eccellente Rakitic, del torbido affare di Neymar, di Suarez e dell’inaspettato Claudio Bravo, che hanno sostituito gli ormai scarichi Valdès, Villa e Xavi. E così Luis Enrique, dopo la sua pessima esperienza con una Roma confusa e spesso troppo contestatrice, ha trovato la dimensione perfetta per il suo lavoro, forte anche dell’eredità immensa lasciata da Guardiola.
Federico Norberto Quagliuolo

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