Great Britain United

Questo Europeo passerà come il “torneo della Storia”: dopo il derby del 1914 che tanto sarebbe piaciuto a Francesco Giuseppe, Austria-Ungheria, giocheranno oggi due interessanti appuntamenti fra popoli rivali: Polonia e Germania ed Inghilterra e Galles. 

Se i primi due contendenti, però, si incontrano con ancora tante ferite aperte dopo l’ultima guerra, Inghilterra e Galles sono due nazionali separate in casa: due frazioni della stessa bandiera con rappresentanze autonome: un po’ come se un giorno si celebrasse una partita fra Castiglia e Catalogna.
“The battle of Britain”
Non paghi dei numerosi rinvii alla storia, i giornalisti britannici hanno anche scomodato una delle più famose battaglie della seconda guerra mondiale, fra la Luftwaffe e la RAF. 
In questo caso, però, le forze belligeranti sono le nazionali di calcio dello stesso paese: le regioni del Galles e dell’Inghilterra, le due più a sud dell’isola britannica.
Si parla di battaglia, ma l’augurio è proprio quello di poter evitare lo scontro fra le tifoserie che, ora più che mai sono estremamente maldisposte nei confronti di un incontro pacifico. Il sistema di sicurezza francese è infatti stato sottoposto a durissime critiche dopo i recenti scontri fra ultras inglesi e russi e le devastazioni a Marsiglia, che hanno fatto il giro del mondo.
Per giunta, le recenti dichiarazioni di Bale non sono state nient’affatto tranquillizzanti: “Non vorrei nessun giocatore inglese nella mia nazionale”.
In un sistema molto “all’italiana”, come spesso è capitato fra ultras delle varie squadre rivali in Italia, c’è il serio rischio che i derby storici fra nazionali diventino una scusa per sistemare antiche rivalità fra le squadre in un campo neutro, come quello francese.
Perché il Regno Unito non ha la sua nazionale?
Un caso unico al mondo: la Gran Bretagna, infatti, ha quattro nazionali indipendenti, disperdendo così un immenso patrimonio di fuoriclasse: basterebbe immaginare un duetto fra Bale e Rooney per capire il potenziale di una nazionale che, invece, ha vinto ben poco nella sua storia. Le ragioni di questa ripartizione in quattro nazionali risale a più di centocinquant’anni fa: la prima federazione calcistica del mondo nacque in Inghilterra, ma nello statuto non era indicato esplicitamente se il torneo inglese riguardasse anche Scozia, Galles ed Irlanda, che all’epoca era ancora sotto il dominio britannico.
La risposta non si fece attendere: sorsero negli anni ’70 dell’800 le federazioni di Scozia e Galles, totalmente indipendenti da quella inglese. Per quella irlandese, invece, bisognerà aspettare la prima metà del ‘900.
Di lì, nonostante la riforma della Premier League nel 1992, nessuno è mai riuscito ad arrivare ad un compromesso: creare una unica divisione calcistica per l’intera Gran Bretagna, infatti, significherebbe sacrificare almeno cinquanta squadre di calcio di Galles, Irlanda e Scozia, gettandole nel baratro delle serie inferiori. Sarebbe infatti quasi impossibile per squadre di campionati nettamente meno ricchi ed attraenti della Premier League il poter competere con squadre come Liverpool, Manchester City e United, Chelsea, Tottenham e chi più ne ha più ne metta. E così, se il campionato unico non si può realizzare, anche la nazionale unica sembra una utopia: sono stati molti i tentativi di mediazione fra le federazioni, ma sono giunti sempre ad un nulla di fatto: nessuna regione britannica, infatti, vuole rinunciare alla propria sovranità sportiva, seppur piccola. Sarebbe infatti evidente che a giocare la parte del leone, infatti, sarebbe proprio la nazionale inglese, con un direttivo che non potrebbe rendere giustizia alle comunità meno potenti politicamente ed economicamente. Se quindi gli altri sport hanno in stragrande maggioranza una rappresentanza unitaria della Gran Bretagna, il calcio si è trovato fratturato per motivi storici e politici che, con il passare degli anni, hanno accentuato le rivalità storiche che da secoli sono parte della società inglese.
Unica eccezione è fatta per le Olimpiadi, in cui, dal 1908 al 1970 e di nuovo dal 2011, c’è una nazionale calcistica unitaria per l’intero paese. Anche in questo caso, infatti, il quarantennio di mancate partecipazioni della Gran Bretagna è dovuto a mancati accordi fra le quattro federazioni di calcio. 
In effetti, dal 2011 la gestione politica della nazionale olimpica è in mano esclusivamente a dirigenti inglesi. E così i timori delle federazioni minori si sono rivelati fondati.
Convocazioni
Anche le convocazioni dei calciatori sono un gran problema: chi nasce a Cardiff, Glasgow o Belfast, infatti, non ha il passaporto gallese, scozzese o nordirlandese: hanno tutti la cittadinanza britannica. E così è capitato più di una volta di vedere fratelli giocare in nazionali diverse, semplicemente frutto di una scelta arbitraria del proprio cuore.
Per dirimere il contenzioso venutosi a creare per le convocazioni nazionali dei migliori calciatori, infatti, tutte le federazioni calcistiche hanno convenuto che bisogna avere almeno un nonno o un genitore di altra regione per avere una sorta di fittizia “doppia cittadinanza”. 
In quel caso, infatti, spetterà al calciatore scegliere se giocare per la nazionale della propria regione di nascita o se preferire quella dei propri parenti.
Federico Norberto Quagliuolo

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Categorie:Storie

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