Opera # 6: las manos de Dios

Ventun anni dopo la palla è tra i piedi di Messi. La posizione iniziale è pressoché la stessa: rispetto a Maradona, Messi è giusto più prossimo alla linea laterale. Entrambi hanno nell’immediato a che fare con due avversari. Maradona se ne libera con una giocata visionaria, una piroetta sopra al pallone per trovare lo spazio di lanciarsi verso la porta avversaria. Messi li affronta uno dopo l’altro: la sua giocata sembra citare il movimento dei toreri con cui evitano la carica dei tori: il suo capote, il telo rosso, è la palla, che spostandola rapidamente a sinistra manda gli interventi degli oppositori fuori causa. Ora, sia per Messi sia per Maradona, davanti ci sono decine di metri liberi che aspettano solo di essere solcate, a passo svelto, perché da dietro i due avversari saltati tornano alla carica, davanti altri due sono pronti ad attenderli. La corsa del venticinquenne Maradona è più vigorosa, controllata, fiera; solo il sinistro ha il permesso di portare avanti la palla. Quella dell’ancora diciannovenne Messi è più euforica e dinoccolata; nell’incedere solo una volta tocca la palla con il destro. Davanti a loro uno dei due difensori cerca come scoglio di spezzarne il seguitare, ma sia Messi sia Maradona lo oltrepassano con una lesta sterzata a sinistra. Subito dopo l’altro difensore, il quarto avversario che prova a fermarli. Sempre con il piede sinistro, ora la sterzata è a destra. Maradona salta per evitare l’intervento dell’avversario pietrificato, Messi si vede il pallone appena sfiorato dalla punta dell’antagonista. Per ultimo, il portiere: entrambi gli argentini lo superano e lo invitano a sedere spostando la palla leggermente a sinistra, con la sola differenza che prima di ciò Messi per un attimo finge il tiro simulando l’apertura delle braccia per raggiungere la giusta coordinazione, mentre Maradona simula di aprire il piattone per provare il tiro sul secondo palo. A porta ormai spalancata Messi, per non farsi scappare il pallone che scivola rapido, è costretto ad impattarlo di destro in leggera scivolata. Maradona se lo trova ancora sul sinistro, e con questo è goal!
Se i due quadri pennellati da Messi e Maradona raffigurano in modo sorprendente lo stesso soggetto, o quasi, discorso diverso merita la cornice: Il fatto che Maradona abbia segnato un tale goal contro l’Inghilterra durante un mondiale ne ha facilitato l’accesso alla storia e alla memoria, permettendogli quindi di lasciare un solco perpetuo nella sua epoca. Messi il goal l’ha segnato contro il Getafe durante la coppa del Re, pertanto davanti una platea ridotta e lontano dall’interesse storico.
Las manos de Dios
Due mesi dopo la prima “epifania” – la rete della pulce sopra descritta, il primo goal che ha fatto esclamare al mondo: “Questo Messi sembra Maradona!” – il giovanissimo argentino è protagonista di un secondo prodigio di emulazione. La partita contro l’Espanyol è la penultima di campionato della stagione 2006-2007: il Barcellona è a pari punti con il Real, per quanto i blancos siano forti degli scontri diretti che risultano a loro vantaggio. Comincia la partita, il primo goal è per l’Espanyol. Anche il Real è sotto di una rete contro il Zaragoza: i catalani sanno di non poter mancare il sorpasso sulla nemica Madrid in quella che potrebbe essere l’ultima occasione. Al minuto quarantatré, l’occasione diviene possibilità. Zambrotta ha la palla che freme di essere crossata. Parte il traversone basso, la sfera viene deviata dal difensore dell’Espanyol verso l’alto, in direzione di Messi che la impatta scagliandola in rete. Come ventun anni prima, chi subisce il torto è custode della verità: come gli inglesi che perirono per la mano de Dios di Maradona, ora gli spagnoli dell’Espanyol corrono dall’arbitro indicando le loro mani, per confessargli il peccato di Messi. Ma ormai la possibilità è divenuta atto, l’altra mano di Dio – la destra, la sinistra? – ha emanato la sua sentenza. Ma se la mano colpevole di Maradona è stata divina fino in fondo, risultando persino decisiva per la vincita dei mondiali messicani del 1986, la mano di Messi è stata sarcasticamente punita alla resa dei conti: in vantaggio per 2-1, il Barcellona è stato recuperato al novantesimo mentre il Real ha trovato, nello stesso minuto, il goal del pareggio decisivo per la vittoria definitiva della Liga. Se pare che Dio infine non abbia apprezzato al pari di Maradona la furbata di Messi, per gli uomini quella seconda “epifania” è stato il chiaro segno dell’incarnazione dello spirito del calcio in un secondo uomo, sempre argentino, sempre furbo, per davvero magnifico.

foto 1
Matteo Fortuzzi

Annunci


Categorie:Storie

Tag:, , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: