Opera # 4: l’uomo e il record

La premessa è dovuta: nel campionato italiano è difficile segnare. Negli ultimi quarant’anni, in serie A solo Toni e Higuaìn hanno segnato più di trenta goal in una stagione, nonostante di campionissimi amanti della rete ne siano passati eccome dalle nostre parti. Nella Premier la quota trenta, sempre con riferimento agli ultimi quarant’anni, è stata oltrepassata da tredici giocatori, nella Liga sono stati quattordici e dal 2009, dai 32 goals di Forlàn con l’Atletico, il capocannoniere non sigla mai meno di trenta reti. Questo ci aiuta ancora di più a capire quanto le 36 reti di Higuaìn in questo campionato siano un raggiungimento a dir poco illustre e che il record di 35 reti di Gunnar Nordahl poteva essere vinto solo da un brillante dialogo, quello degli undici azzurri, inframezzato da monologhi eroici. Tradotto calcisticamente, dei 36 goals sottoscritti da Higuaìn, 21 sono sorti da assist dei compagni, i restanti dal suo talento combattivo, sovente fumante, non di rado arricchito con aroma di genio.
L’uomo e il record
A poche battute dalla fine della sinfonia 2015/2016, Higuaìn si è trovato di fronte a 66 anni di storia che hanno reso il record di 35 reti di Nordahl una sfida prosasticamente non distante dal confronto tra l’eroe romantico e l’assoluto. Segnare tre goal al Frosinone significherebbe scrivere un’apoteosi in suo nome, varrebbe vincere un record irraggiungibile, inavvicinabile, difficile anche solo da scalfire: ci aveva provato veramente Antonio Angelillo nel 1959 con le sue 33 reti, aveva timidamente osato Toni nel 2006 arrestandosi però a quota 31. Quando l’uomo si trova di fronte al record, eguagliarlo non è sufficiente. Se Higuaìn avesse segnato solo una doppietta contro il Frosinone, si sarebbe parlato di record di Nordahl eguagliato da Higuaìn, il che vuol dire il record sarebbe rimasto dello svedese. L’esito della sfida tra Higuaìn e il record è racchiuso nell’opera con cui l’attaccante argentino ha sentenziato il tramonto su questa stagione. La cornice del dipinto è un affollato San Paolo di un piovoso maggio povero di caldo. La ghigliottina della B è già precipitata sul Frosinone, la tripletta di Higuaìn è possibile, non scontata, come ci dimostra la prima parte di gioco: il goal arriva, ma è di Hamsik. A Higuaìn rimangono 45 minuti: il goal può arrivare, magari seguito da un secondo, ma sperare che a questo segua un terzo significa affidarsi all’illusorio, per di più Higuaìn sarebbe nuovo a segnare una tripletta in questa stagione. Il permesso a sperare viene concesso sette minuti dopo l’inizio della ripresa: Allan serve al termine di una grande azione il piatto di Higuaìn che immancabilmente batte Zappino. Dieci minuti dopo altra azione, altro cross, altro piattone, secondo goal di Higuaìn: il record è eguagliato. Adesso sono ventotto i minuti al termine del match: il terzo goal è possibile, Higuaìn vuole strappare il record a Nordahl. Allo scoccare del ventiseiesimo minuto, Higuaìn è appena dentro l’area del Frosinone, in posizione centrale. Mertens si accentra e suggerisce al petto del nove azzurro un pallone debole, docile. Con i difensori avversari alle spalle, Higuaìn sa bene che non potrebbe semplicemente stoppare il pallone e girarsi per cercare l’appoggio o il tiro: in quella situazione, pensare al goal è prendere in considerazione l’assurdo. All’impatto con il petto, il pallone si innalza e Higuaìn, consigliato dalla genialità, agisce: il piede destro prende quota e dopo aver tracciato un semicerchio impatta violentemente la palla che sorvola i difensori e Zappino, sorride a Higuaìn e si addormenta tra la rete di porta. Il tripudio di urla che si innalza dal San Paolo infrange il vanto di Nordahl: il goal è un’opera d’arte, dove perde in estetica guadagna in inventiva, è degno di record.

foto fondo pagina

Matteo Fortuzzi

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