Storia degli allenatori del Milan

Da campioni di caratura internazionale ad allenatori leggendari: il Milan anche sulla sua panchina ha sempre potuto vantare nomi eccellentissimi di personaggi che, grazie proprio alle avventure milaniste o grazie alla propria fama internazionale, hanno lasciato il proprio nome nella leggenda grazie ai colori rossoneri.


Il passato

 Sacchi, Capello, Rocco, Ancelotti, Allegri ed un dimenticato Giuseppe Viani sono nomi che riassumono ben quarantuno trofei del Milan, distribuiti dal 1956 ad oggi. Le scelte della dirigenza del Milan negli anni ’50 furono molto concrete: nominato allenatore del Milan una bandiera della rivale Ambrosiana (ex Inter), Giuseppe Viani fu il precursore del famoso catenaccio all’italiana, quello che poi fece le fortune di tante squadre di Serie A nel calcio nostrano ed internazionale. Dopo due scudetti vinti, riuscì ad arrivare anche ad una finale di Coppa dei Campioni con il Real Madrid, persa per un gol del 3-2 subito al 120° minuto. Dieci anni  dopo arrivò l’uomo che portò il Milan alla ribalta: il leggendario Nereo Rocco, padre del catenaccio che sperimentò Viani e che il triestino perfezionò. Il Milan di Rocco fu fra i più apprezzati in Europa per la concretezza del gioco, poco spettacolare, ma vincente.
Basti pensare che il numero di trofei vinti da Nereo Rocco è ancora un record ineguagliato nei maggiori campionati nazionali. Il periodo d’oro del Milan, però, giunse un ventennio dopo, con l’arrivo sulla panchina dello sconosciuto Arrigo Sacchi: dopo aver battuto nel 1986 il Milan a San Siro con una squadra di Serie B, Berlusconi lo volle ad ogni costo nella sua squadra. Con lui arrivò il periodo più vincente della storia del Milan e ben 10 trofei in più nella bacheca rossonera, record storico per un allenatore italiano in soli cinque anni.
Lo stress e la pressione mediatica e psicologica che fu imposta dai ritmi frenetici del successo, però, non furono molto amici di Sacchi, che decise di scegliere la carriera di CT della Nazionale per i mondiali del 1994.  Tornò al Milan, ma i nervi avevano ormai ceduto: nel 1997 si ritirò dalla carriera di allenatore, in quanto dichiarò pubblicamente di non riuscire a reggere più lo stress del campo. Il sostituto di Sacchi, però, non fu da meno: il Milan continuò con la sua politica di scelta di “illustri sconosciuti” e valorizzò un allenatore esordiente all’età di quasi cinquant’anni, Fabio Capello.
Anche lui, come Sacchi, fu chiamato “Signor Nessuno” dalla stampa che era affamata di nomi ben più blasonati ed importanti per una panchina prestigiosa come quella rossonera.
L’appellativo offensivo, però, deve evidentemente essere fortunato: Milan di Capello continuò la scia travolgente di successi, coppe campioni e scudetti, con il record imbattuto di risultati in Serie A: 58 partite senza sconfitte. Ancelotti ed Allegri, infine, sono le scelte più recenti sulla panchina del Milan, non meno vincenti: arrivato nel 2001, Ancelotti inaugurò un decennio di vittorie con bel gioco e campioni come Maldini, Shevchenko, Kakà e l’inarrestabile Inzaghi. Dopo la finale di Champions del 2005 persa a Liverpool, si trovò a vendicarsi con i Reds due anni dopo, stravincendo la finale di Atene. Allegri, infine, fu profeta delle sventure del Milan: fu una scommessa come Capello e Sacchi, prelevato da una piccola squadra e senza alcuna esperienza internazionale.  Inaugurò un biennio di vittorie e gioco brillante, tanto da tener testa addirittura al Barcellona di Guardiola.
La parabola di Allegri fu però velocemente calante: cacciato nel 2014 e bollato come “perdente” dagli esigentissimi tifosi rossoneri, fino alla recente esperienza juventina, era ricordato per essere stato l’unico allenatore a non vincere uno scudetto con Ibrahimovic in squadra.
Federico Norberto Quagliuolo

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