Eredità

Ci è riuscito nel 2011, Neymar, a segnare il goal più bello dell’anno, con la modalità che più gli è consona: il dribbling. Un faccia a faccia con il difensore avversario, i tacchetti della suola del piede destro che graffiano e afferrano il pallone spostandolo a sinistra, il piede mancino che per non essere inferiore al destro si fa avanti e spinge il pallone al lato dell’avversario, la sfera da una parte e Neymar dall’altra. La giocata è incredibile. Il lieto fine celebra un tocco morbido a scavalcare il portiere, la palla in rete e trofeo Puskas nella bacheca di un diciannovenne tutto cresta e talento. Ci ha provato di nuovo nel 2012 e nel 2013, Neymar, a segnare il goal più bello: in entrambi gli anni le sue perle si sono aggiudicate il terzo posto; ben presto il teatro europeo capisce che non può rinunciare alla sua classe, che lo porta al Barcellona, l’opera più bella del calcio che più conta. Dopo un primo anno di difficoltà, nella stagione 2014-2015 la stella Neymar brilla, e forte, sembra prendersi la responsabilità di dar risposta a uno dei quesiti più presenti nella nostra epoca calcistica: oltre Messi e Cristiano Ronaldo, chi? In quella stagione i sui goals in campionato sono 22, nulla a che vedere con i 48 di Ronaldo, ma quelli in Champions League sono 10, tutti bellissimi, importanti, e sottoscritti dagli assist dei vari Messi, Suarez, Iniesta, Dani Alves. Inoltre, le reti in champions sono tante come quelle di Ronaldo e Messi.
Gli otto anni di carriera
Nella stagione successiva, questa di cui stiamo vivendo gli ultimi sussulti, nella classifica per aggiudicarsi la scarpa d’oro Neymar si piazza momentaneamente al decimo posto assieme a Benzema, Agüero ed Aubameyang. Questi giocatori, in un confronto a quattro che gira intorno alle 23 reti segnate da ognuno in campionato, sono tra i top in quella cerchia di giocatori eternamente seconda di fronte all’egemonia dei sovrani Messi e Ronaldo: se questi due viaggiano ad una media di 1.3 goals a partita (dato riferito a tutti i goals segnati in carriera), i vari Higuaìn, Benzema, Aguero, Lewandowski viaggiano ad una media di un goal ogni due partite. In mezzo a questi due fronti si piazzano Suarez (1.5 reti a partita), Neymar (1.6 reti a partita) e Ibrahimovic (1.7 reti a partita). Aubameyang è ampiamente nella cerchia dei “mortali”, con la sua rete ogni tre partite. Un dato è senza dubbio interessante: a parità di anni, nei suoi primi 8 anni di carriera, iniziata prestissimo tra l’altro, Neymar ha segnato al momento 219 goals in 316 partite, contro i 252 in 329 matches segnati da Messi sempre nei primi 8 anni al Barcellona; da tenere comunque conto che tra le 219 reti di Neymar, 118 sono state segnate nel campionato brasiliano, per fama sempre molto generoso nei confronti degli attaccanti. Nei primi 8 anni tra Sporting Lisbona (1 anno), Manchester United (6 anni) e Real Madrid (1 anno), le reti segnate da Ronaldo sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle di Messi e Neymar: solo 151 in 327, dato che diventa comunque comprensibile ed apprezzabile se contestualizzato nella Premier.
Le reti che Neymar ha di ritardo su Messi sono momentaneamente una trentina. Sicuramente, Neymar è tra i primi nella corsa per intascarsi l’incredibile eredità di Messi e Ronaldo, ma sarà necessaria un’esplosione definitiva se vorrà emanciparsi dalla schiera degli eternamente secondi, esplosione che sia Messi che Ronaldo hanno avuto appena varcati gli otto anni di carriera.
Matteo Fortuzzi

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