Storia del Milan

Con un umiliante 2-1 contro il Verona retrocesso, il Milan ha scritto la più recente pagina della sua ultracentenaria storia che, dopo un ventennio di successi coinciso con l’acme del potere di Berlusconi in Italia, oggi malinconicamente si avvia verso la fine di una stagione anonima, che potrà essere salvata solo con una Europa League strappata alla concorrenza del Sassuolo.
Nei prossimi articoli analizzeremo le ragioni che hanno portato il Milan ai risultati attuali.
Prima, però, un po’ di storia di uno dei club più romantici d’Italia:
I presidenti
La storia del Milan cominciò, come un po’ per tutte le squadre di calcio in Italia, grazie ad un inglese: Alfred Edwards, l’uomo che riunì, assieme a Herbert Kilpin, lo storico primo capitano rossonero, i primi soci del Milan nel Café Trotter di Milano. Fu il portatore del primo scudetto sulla sponda rossonera di Milano appena nel 1901, sette anni prima della nascita dell’Inter. La storia milanista, però, fu poco esaltante fino agli anni ’50, epoca in cui il Milan, forte della fortunata campagna acquisti, cominciò ad inanellare eccellenti risultati, con le prime finali di Coppa Campioni giocate contro l’inarrestabile Real Madrid. Finiti gli anni ’60, però, cominciò di nuovo un periodo magro di soddisfazioni per il Milan, che addirittura culminò con la retrocessione in Serie B a seguito del primo scandalo di calcio-scommesse italiano, nel 1980. La presidenza Farina, nel 1982, traghettò la squadra fra numerose difficoltà, senza riuscire mai a ripianare i debiti ed i buchi in bilancio delle precedenti amministrazioni, anzi, aggravò la situazione con una gestione scellerata e, di fatto, “regalò” ad un imprenditore emergente, Silvio Berlusconi, la squadra. E così, da trent’anni, il nome del Milan è legato a quello di Berlusconi, al quale deve il periodo di maggior successo nella storia della compagine rossonera.
Gli allenatori
La panchina del Milan è di tradizione e prestigio antichissimo: Nereo Rocco, Nils Liedholm, Arrigo Sacchi e Fabio Capello. Più di recente hanno stravinto Carlo Ancelotti e, per ultimo, Massimiliano Allegri, l’attuale campione della Juventus. Particolarità delle panchine milaniste è proprio la forte nostalgia ed il fascino romantico che ha nei confronti dei propri ex tesserati: emblematica è la vicenda di Mauro Tassotti, dal 1997 ad oggi divenuto vice di quasi tutti gli allenatori del Milan. Anche gli altri campioni dello storico Milan di Sacchi ebbero grandi fortune: Carlo Ancelotti è senz’altro stato uno degli allenatori più amati della storia del calcio rossonero. E chissà se il suo compagno di squadra, Donadoni, non riuscirà in un futuro a portare i rossoneri di nuovo ai vertici del campionato. Minore fortuna hanno avuto invece Inzaghi e Seedorf, chiamati sulla panchina più per il fascino delle loro imprese sul campo che per reali meriti sportivi sulla panchina.
I campioni
La prima stella del Milan, l’uomo che permise alla squadra milanese di salire sulla ribalta del calcio che conta, fu Gunnar Nordahl, un nome ancora oggi attualissimo e noto in serie A: dagli anni ’50, infatti, i suoi record sono materia intoccabile: 35 gol in un unico campionato, ai quali si sono avvicinati solo Luca Toni ed attualmente Gonzalo Higuain. Da sessant’anni un muro quasi inarrivabile per tutti i magnifici calciatori che hanno giocato nei campi italiani dal 1950 ad oggi. Il record di numero totale di reti in Serie A, invece, è stato superato da Silvio Piola e da Francesco Totti. Poi, nel 1986, arrivò Berlusconi ed arrivarono i trofei grazie alla squadra che fu chiamata “Gli Immortali”, nominata nel 2007 dal Word Soccer “miglior squadra di tutti i tempi”: Gullit, Van Basten, Donadoni, Rijkaard, Ancelotti, Paolo Maldini, Costacurta, Franco Baresi e Tassotti. Proprio Franco Baresi fu al centro di una vicenda strana, con una famiglia divisa fra le due sponde di Milano: il fratello Beppe, infatti, fu storica bandiera dell’Inter. Negli anni 2000 arrivò l’ultima scorpacciata di campioni, che si chiuse con le lacrime di Filippo Inzaghi quando, quattro anni fa, lasciò il calcio giocato. Fu infatti l’ultimo campionissimo di una squadra che, ad inizio millennio, vide tre finali Champions League, di cui due vinte: Pirlo, Shevcenko, Serginho, Kakà, Nesta, Ibrahimovic, Cafu e Gattuso sono solo i nomi più famosi di una lista immensa di nomi importantissimi del calcio internazionale recente. Un nome su tutti però va ricordato: Paolo Maldini, figlio di un’altra bandiera, Cesare (per giunta morto proprio due settimane fa), ha attraversato la storia del Milan per 25 anni di calcio. Dopo aver esordito nel 1984 marcando Maradona, ha chiuso la carriera nel 2009, strappando palloni ad un giovanissimo Cavani. Ed oggi nelle giovanili rossonere tira i primi palloni il figlio Christian, di 19 anni. Una dinastia.
Il presente
Dall’elegante Maldini allo sguaiato Zapata; dall’implacabile Inzaghi all’irritante Balotelli; dalle geometrie di Pirlo alla lentezza di Montolivo; da Dida che parò tre rigori in finale di Champions alla stella futura di Donnarumma. Cosa è cambiato nel Milan? La risposta, come sempre nel calcio moderno, si trova nei conti e nelle politiche societarie: Adriano Galliani, amministratore delegato e braccio destro di Berlusconi, infatti, negli ultimi anni si è trovato in una situazione assai simile a quella del 1982: con milioni di euro di debiti accumulati per accaparrarsi le prestazioni dei migliori calciatori del mondo negli anni precedenti, oggi la squadra naviga a vista, con la disperata ricerca di nuovi investitori e con sogni europei, nella speranza di poter beneficiare degli introiti di Champions ed Europa. Dopo la truffa della cordata cinese di Mister Bee che si era ripromessa di rilevare la squadra entro il 2016, il Milan si è ritrovato con Berlusconi a dover affrontare una crisi senza precedenti, segno di un impero che, trent’anni dopo la sua nascita, volge malinconicamente al termine.  A differenza degli anni ’80, però, a salvare il Milan dal tracollo sono proprio i ricchissimi diritti televisivi che la squadra rossonera prende in gran quantità, grazie alle norme di distribuzione dei guadagni che sono assai favorevoli alle squadre “strisciate”.
Federico Norberto Quagliuolo

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Categorie:Storie

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