Tramonto già notte

Il tramonto già notte della generazione di calciatori nati negli anni ’70 e nei primi anni 80’ sta lasciando un vuoto. Ogni anno assistiamo a illustri ritiri, pochi i dolci, di più quelli amari, la morale certa è che il nuovo non riesce a rimpiazzare a dovere il vecchio, la mancanza di talento è un carattere ricorrente nella nuova generazione di calciatori: non molti sono quelli veramente capaci, pochi i talentuosi, pochissimi i geni. Le promesse tra i giovani ci sono, ogni campionato ha le sue, ma è chiaro che il rischio più grande sia quello di rimanere per sempre promessa e mai campione; il numero di esempi è troppo grande per essere riportato. É pressoché utopico pensare, di questi tempi, che un calciatore sia da pallone d’oro ad inizio carriera: ci sono riusciti Cristiano Ronaldo (23 anni) e Messi (22 anni), prima di loro Ronaldo (21 anni, il più giovane di sempre) e Owen (quasi 22 anni), per trovarne altri bisogna rovistare indietro di trent’anni e più, per stringere la mano ai vari Best (23 anni), Van Basten (24 anni) e Cruijff (24 anni).
Al di sotto degli assi minori
Se osserviamo la classifica di quest’anno dei primi dieci pretendenti alla scarpa d’oro, notiamo come questo sia il primo anno in cui Messi e Ronaldo hanno in contemporanea un calo per quanto riguarda i goal segnati in campionato. Se Messi sta trascinando nella sua crisi realizzativa il Barcellona, con al momento sole 23 reti segnate in campionato e le 6 in Champions League, Ronaldo bilancia le “poche” reti nella Liga (31), con le ben 16 timbrature europee. Il miglior marcatore nei diversi campionati d’Europa, al momento, è Ibrahimovic, autore di 32 centri, ma vista la minore difficoltà del campionato francese e il conseguente minore coefficiente ad esso assegnato, pari a 1,5 punti rispetti ai 2 punti assegnati al campionato italiano, inglese, tedesco e portoghese, il trentaquattrenne svedese ricopre la sesta posizione nella corsa alla scarpa d’oro. Dietro di lui, in settima posizione, si erge dal mare dell’ignoto Islam Slimani, ariete dello Sporting Lisbona, forte dei suoi colpi di testa, di una buona abilità di anticipo e di una discreta capacità di rapinatore d’aria d’altri tempi. In ottava posizione, suo malgrado e del Barcellona, ci imbattiamo in Messi, asso maggiore tra i minori: il suo rendimento in Champions League è il peggiore di sempre, come lo fu due anni fa, nel 2013/14, altro anno di crisi del Barcellona, squadra il cui paradosso è di rimanere vittima della sua perfezione: se non riesce a suonare lo spartito perfetto da lei composto, la prestazione rimane deludente. Se Messi, l’interprete migliore della partitura, sbaglia qualche nota, la bellezza del Barcellona si macchia di bruttezza. È come se il Barcellona non riuscisse a vincere anche nell’imperfezione. Significativo è anche il trattamento poco misericordioso che il popolo catalano ha nei confronti di Messi, il vero motivo delle glorie catalane degli ultimi quindici anni: l’amore per l’argentino ci mette poco a tingersi di rabbia nera, come mostra il tre in pagella che il quotidiano catalano “Sport” gli ha tirato addosso per la prestazione deludente contro l’Atletico Madrid, artefice dell’eliminazione dei catalani dalla Champions. Ma il prodigio che è Messi non può sempre girare ad una media di 60 goal stagionali, la crisi è tanto inevitabile quanto utile, serve a riscoprire passione ed entusiasmo: ci si annoia ad essere sempre il numero uno, fortuna che Cristiano Ronaldo lo richiama puntualmente al non-eterno duello dei numeri uno, perché tra i nuovi aspiranti campioni, al momento, non ci sono numeri uno come loro.
Matteo Fortuzzi

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