Ai re la scarpa d’oro

Il primo a baciarla è stato Eusebio nel 1968. Il 1973 è la volta del secondo bacio: i suoi 40 goal stagionali nel campionato portoghese lo consegnano al trionfo con danno per Gerd Müller, arrestatosi sulle 36 reti e trionfatore uscente. Nel 1975 uno sconosciuto giunge a metter le mani sull’ambita scarpa d’oro: i 39 goal portano il nome di Sotiris Kaiafas, la nazionalità è cipriota e il team che ha beneficiato della montagna di goal è l’Omonia Nicosia. L’anno dopo è il turno dell’ignoto Dudu Georgescu per la Dinamo Bucarest: i goal sono 46, è un record. La falla del meccanismo di assegnazione della scarpa d’oro è sempre più evidente: la disparità di difficoltà tra i campionati porta la scarpa d’oro nelle mani di giocatori sconosciuti figli di campionati minori, mentre i successi dei fuoriclasse sono sempre più sporadici. Nei campionati da cinque stelle le difese sono più organizzate e la tattica sempre più intransigente finisce per ridurre le possibilità dei grandi attaccanti di segnare vagonate di goal. Nei campionati da due o tre stelle, i capaci non talentuosi potevano e possono fare i leoni tra gli agnelli: essere leoni tra i leoni è affare dei fuoriclasse. Per strofinarsi gli occhi bisogna attendere il 1983, quando l’astro portoghese Fernando Gomes, fiero delle sue 36 reti, riporta la scarpa d’oro nelle terre portoghesi dopo le due conquiste di Eusebio. L’ultimo squillo di tromba è vigoroso, talentuoso, è messicano e veste di bianco madrileno: Hugo Sànchez soffia a pieni polmoni nel bocchino con i suoi 38 goal, per quanto non possa avvalersi di una gloria esclusiva: un bulgaro non qualunque di nome Hristo Stoičkov, nella stessa stagione, imita Sànchez portando a segno anch’egli 38 reti nel campionato bulgaro a beneficio del CSKA Sofia, e il suono della sua tromba accompagna in una fuga musicale la melodia del più celebre messicano. Tra il 1991 e il 1996 la scarpa d’oro si imbatte in una sospensione: essa necessita di prestigio, anche per questioni di sponsor deve essere accolta tra le mani dei più grandi calciatori, e per questo è necessario modificare il regolamento di assegnazione del trofeo. Che essa finisca in mani di giocatori di seconda fascia di campionati minori deve essere un’eccezione, non la regola.
Ai re il loro oro
Il cuore del nuovo regolamento è chiaro: ai campionati più importanti (Premier, Serie A, Liga, Bundesliga, campionato portoghese) viene attribuito un coefficiente di 2 punti, mentre agli altri campionati coefficienti pari a 1,5 e 1 punti; questo coefficiente dovrà poi essere moltiplicato per il numero di reti segnate dal giocatore, andando così a privilegiare i calciatori dei campionati più complessi. Si apre così l’era dei fuoriclasse: il primo a mostrare in foto la nuova scarpa d’oro è Ronaldo, nel 1997, con i suoi 34 goal a sfondo blaugrana. Per quanto non siano mancate le sorprese, come le vittorie del greco Nikos Machlas e dell’olandese Roy Makaay, dal 2003 in poi i piedi più geniali e più spietati sotto porta hanno indossato figuratamente la scarpa d’oro: Henry per due volte, gli italiani Toni e Totti rispettivamente nel 2005 e nel 2006, fino a giungere all’egemonia argentino-portoghese di Messi e Cristiano Ronaldo, sfumata ma non interrotta dal sussulto di Luis Suarez, che nel 2014 ha eguagliato le 31 reti di Ronaldo rubandogli una parte della gloria. Il record di reti segnate è di Messi, con 50 goal e 100 punti, mentre il piede che per più volte “ha indossato” la scarpa d’oro, per ben quattro volte, è di Cristiano Ronaldo.
Nella stagione attuale, la 2015/2016, uno straordinario Higuaìn guida al momento il gruppo di testa con 29 goal e 58 punti, affiancato dal brasiliano Jonas, seconda punta del Benfica forte dello stesso numero di reti e punti dell’asso argentino. In decima posizione, a pari punti e goal con Ibrahimovic, l’intraprendente israeliano Eran Zahavi del Maccabi Tel Aviv si fa spazio tra i re del calcio europeo. Tra analisi, storie, statistiche, re ed audaci intraprendenti, le premesse per un viaggio avvincente nel mondo della scarpa d’oro ci sono tutte.
Matteo Fortuzzi

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