Tra passato e futuro

Ad inizio stagione nessuna delle due squadre di Manchester si sarebbe immaginata di affrontare una stagione così difficoltosa e apparentemente interminabile, tantomeno di giocare un derby che vale “solamente” il terzo posto. Per motivi diversi entrambe le formazioni hanno palesato diverse difficoltà, avuto risultati altalenanti e,  cosa più importante, non sono riuscite a riscaldare completamente i cuori dei propri tifosi. Quelli del City sperano di curare le delusioni del campionato con la Champions League ma se prendiamo ad esempio il match di oggi pomeriggio, le possibilità di superare il PSG e andare avanti sono veramente minime. La formazione di Pellegrini ha espresso un gioco conservativo, rinunciatario – in fase difensiva tutti dietro alla palla con il solo Aguero nella metà campo avversaria  – che il Manchester ha sfruttato soprattutto nella prima frazione di gioco. Nell’occasione del goal valso la vittoria è stato emblematico l’atteggiamento di tutta la squadra: centrocampo poco reattivo, Sagna posizionato tra Martial e Rashford e Demichelis infilato dallo stesso attaccante inglese, le cui movenze con le quali è arrivato a rete, hanno ricordato un certo Raul Gonzales Blanco che dalle parti del Bernabeu ha segnato qualche goal. La bravura di Van Gaal è stata quella di schierare tre attaccanti (Rashford, Martial e Lingard) contro due centrali statistici e altrettanti terzini che storicamente sono più bravi ad attaccare che difendere. Il francese Martial è partito sempre dalla sinistra per accentrarsi e sfruttare l’assist sul prima palo o il cross sul lato opposto per sorprendere una fase difensiva suscettibile di miglioramento. Nel secondo tempo il City è sembrato aver un sussulto e, trascinato da un Aguero che alla fine è sempre un fattore determinante, ha cercato un pareggio senza riuscirci, soprattutto perché lo United ha saputo difendersi con grinta nonostante una evidente stanchezza. Alla fine chi ha esultato è stato quindi lo United con i suoi ragazzi terribili che Van Gaal non avuto timore di buttare nella mischia. Giovani di belle speranze ai quali va concesso il tempo di crescere, di sbagliare ma anche la possibilità di confrontarsi con il calcio dei grandi perché solo così possono rendersi conto di cosa voglia dire giocare ai massimi livelli.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Analysis & Tactics

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