Fattore W

Con la stessa delicatezza di un alito caldo di vento è arrivata, all’ultimo secondo utile,  la rete con la quale Welbeck non solo ha dato la vittoria all’Arsenal ma ha reso vivo un campionato che al minuto 53 è sembrato virtualmente chiuso. Intorno all’ora di gioco infatti il Leicester, avanti per uno a zero, si è trovato a giocare in dieci uomini per l’espulsione di Simpson che in pochi minuti si è fatto ammonire per due volte, andando a vanificare quanto fatto nella prima parte della partita. La formazione del manager romano ha impostato la gara utilizzando il classico 4-4-2 ed esprimendo una condizione atletica più che invidiabile. Dopo i primi quindici minuti in cui l’Arsenal, senza riuscirci, ha provato a spaventare l’avversario, il Leicester ha iniziato a sfruttare le sue doti principali. Difesa solida imperniata su due pilastri come Morgan e Huth che hanno quasi sempre avuto la meglio su Giroud, sempre troppo solo nel cuore dell’area.
In mediana la coppia perfetta; un uomo d’ordine, Drinkwater, capace di dettare i ritmi e dare equilibrio ed uno di movimento: Kantè. Il centrocampista, insieme al portiere,  è stato il migliore in campo sopratutto per la sua capacità di fare le due fasi con la medesima intensità. Recupera palloni, sporca le traiettorie, rincorre la sfera con applicazione e comprende le situazioni ideali per inserirsi in avanti.
Qualche metro più avanti Okazaki gioca alle spalle di Vardy anche se non è propriamente un trequartista. La sua dote migliore si manifesta quando c’è da difendere, vista la sua capacità di coprire il campo, mediante la quale rende dura la vita al playmaker avversario.
Purtroppo però non è stato possibile mantenere vivo il vantaggio di Vardy per la sopra citata espulsione che ha fatto scivolare via, come sabbia in un pugno, il match del Leicester, regalando minuto dopo minuto campo e convinzione all’Arsenal. Per i londinesi gli ingressi di Walcott e Welbeck si sono rivelati preziosi come l’oro  visto che entrambi hanno avuto la bravura di ribaltare il risultato. Il primo ha sfruttato un assist di Giroud mentre il secondo ha capitalizzato una punizione di Ozil, concessa per un fallo ingenuo in una zona del campo ad alto rischio.
Anche i dati statistici (fonte premiereleague.com) hanno confermato quali siano le virtù ed i difetti di tutte e due le squadre. I padroni di casa hanno creato tanto come al solito, ben diciotto tiri, di cui solo sei nello specchio della porta. La formazione ospite invece è stata molto meno prolifica (sette conclusioni) ma più precisa (tre tiri dalle parti di Cech).
Al triplice fischio finale, come ovvio che sia, a festeggiare è stato l’Arsenal che è stato bravo a sfruttare la superiorità numerica con cambi azzeccati. Il Leicester nonostante la sconfitta invece, non esce ridimensionato perché ancora una volta ha dimostrato di avere valori importanti. Chissà cosa sarebbe successo undici contro undici fino al triplice fischio finale. Sicuramente Ranieri se lo starà chiedendo.
Antonio Federico Miniaci

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