Dalla grafite di Leitch

Ad essere onesti, nessuno di noi saprebbe dire il nome dell’architetto che ha progettato lo stadio in cui gioca la squadra per cui si fa il tifo. Come pochi di noi sarebbe in grado di spiegare l’enigma per cui gli stadi inglesi hanno quell’atmosfera unica che li accomuna, atmosfera irriproducibile in nessun altro stadio del mondo situato appena fuori i confini del Regno Unito. Sarà l’erba verde smeraldo che contrasta con il cielo cinereo, saranno le prime file degli spalti situate ad un metro dalla linea del fallo laterale, i canti inebrianti dei tifosi o lo charme delle squadre inglesi. Ma tutti questi elementi, seppur numerosi ed evidenti, non ci permetterebbero di giungere al cuore dell’enigma, poiché ciò che mancherebbe è quel tassello in grado di dare un senso definitivo all’insieme.
La nostra ricerca del tassello mancante ci conduce al tramonto del XIX secolo, tra i cantieri di una fervente Glasgow, dove un giovane e dinamico architetto che all’anagrafe fa Archibald Leitch dirige i lavori per la costruzioni di fabbriche industriali. Nel 1869 una chiamata dai Rangers lo informa che è stato commissionato per costruire l’Ibrox Park, il nuovo stadio della squadra di Glasgow. Per quei tempi è un affare piuttosto rischioso impelagarsi nella costruzione di stadi, perché fino a questo momento,  dall’esordio di Archie, gli stands disposti intorno al campo da gioco non sono il risultato di uno studio architettonico, non seguono un progetto: tutto è molto legato all’improvvisazione. Per questo un tale incarico viene affidato ad un giovane architetto capace ma con ancora tutto da dimostrare.
Il tassello
Dalla matita di Archie sorgono le linee dell’Ibrox Park, e nel 1899 i tratti di grafite divengono ferro e legno. Nel 1902, durante il match annuale tra Scozia e Inghilterra, un giorno di bel calcio si maschera da incubo. Il legno di cui sono costituiti gli stands tradisce Archibald Leitch: gli assi dietro ad una delle due porte cedono, portando con sé nella caduta venticinque persone che perdono la vita. I feriti sono oltre trecento. É il primo grande disastro della storia del calcio. La critica si abbatte su Archie, che non può fare altre che contemplare il suo errore. I Rangers vogliono ingaggiare un nuovo architetto, ma Archie sa bene che ancora può dire la sua: gli viene concessa una seconda possibilità. Nei lavori successivi l’architetto si affida alla sicurezza del ferro, e nel 1910 progetta l’espansione degli stands dell’Ibrox Park per consentire la capacità di 63.00 posti. É necessario sottolineare, per onore di Archie, che in questi anni già lavora agli spalti di Highbury, dello Stamford Bridge, del Craven Cottage, del White Hart Lane, di Anfield e del Villa Park. Il suo stile è efficace, è funzionale, è elegante, è raccolto, piace e si diffonde veloce come freccia scoccata in tutto il Regno Unito. Nel 1929 progetta la nuova tribuna principale dell’Ibrox Park: questo lavoro è stato giudicato uno dei più raffinati esempi di architettura applicata ad un impianto sportivo; lo stile è quello tipico di Archie, soprattutto per quanto riguarda le balaustre in ferro incrociato. In ogni suo stadio ritroviamo i caratteri principali della sua architettura. Suo marchio rivoluzionario è la struttura a terrazza tipica degli spalti. La copertura della tribuna principale presenta al suo centro, racchiuso nel frontone, lo stemma della squadra di calcio. Dopo quel giorno del 1902, la fervida immaginazione di Archie non avrebbe mai azzardato la possibilità di ottenere un tale successo.
Come accade in molte storie, il tempo e la storia possono essere giudici severi: se i bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale hanno cancellato molti aspetti dell’arte legata al tassello Archibald Leitch , il disastro di Hillsborough ha costretto a cambiare il modo di intendere le tribune. Le terrazze di Archie sono state rivestite di sedie. Highbury, la sua cappella sistina, demolito dalla necessità di creare strutture sempre più enormi. La storia del calcio inglese è indissolubilmente legata al tassello Archibald Leitch, di cui rimangono però sempre meno tracce.
Matteo Fortuzzi

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Categorie:Stadi

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