Chapman, lo spirito del calcio

Perché un gioco funzioni è fondamentale che le regole siano efficaci. Le regole stesse sono la garanzia di divertimento: esse obbligano i giocatori ad avere un determinato comportamento senza equivoci e permettono di alzare il coefficiente di difficoltà della sfida. Perché il divertimento venga messo sotto garanzia, è fondamentale che la difficoltà sia bilanciata alla natura del gioco. Immaginiamo di modificare leggermente la regola del fuorigioco nel calcio: per essere in gioco un calciatore non solo deve avere tra se e la porta almeno due giocatori (portiere compreso), ma facciamo siano necessari almeno tre giocatori. Questa nuova regola segnerebbe un aumento di difficoltà per la squadra che attacca, visto che il giocatore più avanzato per restare in gioco dovrebbe prestare attenzione alla posizione dei due, e non uno, difensori più arretrati della squadra avversaria. Per chi difende basterebbe giocare con il baricentro molto alto e lasciare un difensore eternamente incollato alle spalle dell’attaccante. E’ facile ipotizzare che così ci sarebbero almeno quaranta fuorigioco a partita e l’essenza del calcio, il goal, diverrebbe sempre più difficile da trovare. Questo scenario non è un semplice capriccio d’articolo: basti sapere che fino al 1925, anno in cui l’International Football Association Board modificò la regola del fuorigioco, questa era la scomoda realtà. La regola del fuorigioco degli “almeno tre giocatori” aveva fatto sì che, tra gli anni dieci e venti del secolo scorso molte squadre inglesi e non, con una semplicissima quanto efficace trappola del fuorigioco, riuscissero a vanificare ogni azione avversaria. I fuorigioco, quindi le interruzioni del gioco, ad ogni partita erano numerosissime e i gol pochissimi. Come una nube grigia la noia imperversava sui campi da gioco e, ad un football senza emozioni, i molti preferivano altro. Il 15 giugno 1925 si passò alla regola di “almeno due giocatori”, e il sole tornò a brillare su spalti gremiti di pubblico.
Il Sistema
I motivi dell’importanza di questa modifica regolamentare furono interpretati al meglio dall’ingegnere Herbert Chapman che, proprio nel 1925, fu chiamato alla guida dell’Arsenal. Servì una sconfitta dannatamente drammatica, 7 reti a 0 al St. James Park contro il Newcastle, partita d’esordio tra l’altro, a convincere Chapman del bisogno di addentrarsi nel cuore della nuova regola del fuorigioco e da lì concepire una nuova strategia per vincere. Una settimana dopo, l’idea divenne atto e sul campo i suoi uomini si disposero secondo un assai inedito modulo 3-2-2-3, che nell’avvenire sarà conosciuto come “WM”. L’obiettivo era trovare un sistema di gioco che potesse oltrepassare la tradizione della piramide di Cambridge, un 2-3-5 che con la sua caratteristica di avere ben cinque giocatori schierati sulla linea d’attacco, tre centrocampisti e due difensori fullback, risultava fortemente anacronistico e autolesionistico con la nuova regola del fuorigioco. Gli undici necessitavano di un nuovo equilibrio. Il modulo “WM” di Chapman, noto anche come Sistema, portava alla nascita di un calcio fisico e verticale, essendo gli uomini spalmati lungo tutta l’area del rettangolo di gioco. Maggiori erano gli spazi, maggiore era il ritmo di gioco: i terzini laterali ora dovevano coprire i 60/80 metri tra loro e l’esterno d’attacco e compiere diagonali in aiuto al difensore centrale, il poliziotto dell’area di rigore con il compito di fermare l’attaccante avversario, con le buone o con le cattive. Il calcio così assistette alla nascita dello stopper e dei terzini moderni. I centrocampisti erano l’architrave dell’intero meccanismo: impostavano, rincorrevano gli avversari, coprivano i difensori e si gettavano all’attacco a supporto del centravanti, colui in grado di dare del tu al goal. La mente di Chapman era acuta, analizzatrice ed anticipatrice dei tempi. Il gioco di Chapman faceva ampio uso del contropiede, perché l’ingegnere sapeva bene che il miglior momento per segnare era appena recuperata palla, quando gli avversari erano concentrati sulla parte sbagliata di campo. Il Sistema di Chapman fece dell’Arsenal un club vincente e amato. La rivoluzione Chapman non fu solo tattica: per gli sportivi di quei tempi non era inusuale bere e fumare, ma Chapman aveva le idee chiare e nel suo Arsenal certi vizi non erano consentiti. Chapman introdusse la nota lavagnetta per far comprendere meglio ai suoi giocatori le sue tattiche, e sempre Chapman propose che venissero collocati dei numeri sulle casacche affinché i giocatori si individuassero tra di loro più facilmente; propose anche che fosse organizzato un torneo europeo, ma entrambe le idee furono respinte da chi probabilmente non aveva ancora capito che Chapman era, come la storia confermò, lo spirito del calcio.

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Matteo Fortuzzi

 

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Categorie:Storie

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