Atto XI – Il pioniere, il maestro e l’amante

Quattro complessi abitativi affacciano un susseguirsi di finestre sui lati di un giardino confinato in un rettangolo perfetto. Il grigio dominante degli edifici sembra richiamare in terra le malinconiche tinte del cielo londinese. Quando nel 2009 il coach dell’Arsenal Arsène Wenger si recò ad Highbury Square per tagliare il nastro rosso inaugurativo, non poté non ricordare le grandi emozioni che Highbury, lo stadio dell’Arsenal, incise nella sua memoria e soprattutto sul suo cuore. Ma allo stesso tempo non poté che apprezzare il lavoro svolto nella conversione dello stadio in un complesso residenziale con la stessa classe e le stesse caratteristiche di Highbury, constatando la fortuna delle persone che avrebbero vissuto lì nelle 711 proprietà. Del vecchio Highbury fu mantenuta e inglobata in uno dei quattro edifici, la facciata in art déco dell’ingresso principale allo stadio. Un gesto di pietà del divenire.

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L’ultimo bacio
1913-2006. Una lunga vita ricca di fascino, di bellezza, di arte, di genialità, spettatrice di rivoluzioni e di controrivoluzioni. Chapman, Wenger ed Henry, o meglio l’inventore, il maestro e l’amante. Dal 1925 al 1934 Highbury è stato teatro delle opere del coach Herbert Chapman, l’ingegnere figlio di minatori che consegnò al calcio il modello dell’allenatore moderno, vero generale di un team e responsabile non solo dell’aspetto tecnico ma anche atletico dei suoi uomini. Chapman, l’uomo del modulo “WM”, colui che durante un periodo di grande rivoluzione calcistica dopo la modifica della regola del fuorigioco insegnò all’Europa un nuovo modo di giocare a calcio. Chapman, il brillante pioniere lungimirante che fu tra i primi sostenitori della luce elettrica negli stadi per poter giocare le partite in notturna. Con lui l’Arsenal vinse due campionati inglesi, una coppa d’Inghilterra e tre Charity Shield. Le basi per la futura gloria dei gunners erano appena state consolidate.
Il tempo corre a qualche decennio dopo: era il 1996 e un francese originario dell’Alsazia scendeva da un volo proveniente dal Giappone, dove in quell’anno aveva condotto la squadra Nagaya Grampus alla conquista della Coppa dell’Imperatore. Precedentemente aveva portato alla ribalta il Monaco, di cui divenne l’allenatore più vincente della storia. Sul naso due grandi occhiali da insegnante di scuola, nella valigia una laurea in ingegneria, una laurea specialistica in economia e sei lingue di cui tre fluenti. Per il resto, non molti sorrisi. Quel perfetto composto di aplomb di nome Arsène Wenger è l’allenatore più vincente e longevo della storia dell’Arsenal. Un Annibale Barca moderno, stratega geniale in grado di vincere brillantemente ma incapace di ottenere una vittoria definitiva, Wenger è indiscutibilmente uno dei più grandi insegnanti di calcio, dotato di un grandissimo olfatto per fiutare i talenti. Dal suo intuito sono nati calciatori come Weah, Henry, Trezeguet, Fabregas, Ljungberg, Van Persie, Pires, Viera, Bergkamp. Detentore del record di 49 partite di fila senza sconfitte e riconosciuto nel 2010 come migliore allenatore del decennio precedente, Arsène Wenger è stato tra i principali programmatori dell’esodo del popolo gunners verso la nuova casa, l’Emirates Stadium.
L’ultimo capitolo della vita di Highbury porta la data del 7 maggio 2006. La partita era Arsenal-Wigan. Wenger ed Henry, il manager e il più grande marcatore della storia dell’Arsenal, erano pronti per l’ultimo saluto. C’era posto per la malinconia, ma non per le lacrime: l’impressione era che Highbury invitasse il suo popolo a recarsi verso una casa più moderna e soprattutto spaziosa, in grado di poter accogliere tutti quei tifosi che la vecchia casa non era in grado di ospitare. Tornando a quel non ordinario giorno di maggio, Thierry Henry decise di dare l’ultimo saluto a modo suo, segnando tre goals. Portato a segno il terzo, non poté che chinarsi e baciare la donna da cui tanto era stato amato e che tanto aveva amato a sua volta. Se come insegnano le fiabe il bacio può significare il risveglio dopo un lungo sonno, il bacio di Henry diede il sonno eterno ad Highbury, mentre Wenger, microfono alla mano, al termine della partita accompagnò i tifosi nel countdown che sancì l’inizio di una nuova era gunners.
Matteo Fortuzzi

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