Atto X – storia e antistoria

Se riesci a fermare Pelè con un tackle perfetto, se a due metri da te Gordon Banks effettua sul colpo di testa dello stesso Pelè,  la parata più bella di sempre, e se riesci nel giro di due anni ad alzare tre trofei nello stadio imperiale di Wembley, sei per certo un eletto e all’anagrafe fai Bobby Moore. Il volto del leggendario difensore numero sei era quello tipico da inglese, occhi azzurri e volto goffo corniciato dai capelli gonfi e biondi sopra le orecchie. I modi, quelli da gentleman: Pelè lo ricorda come il difensore più corretto che abbia mai incontrato. Durante una delle 544 partite giocate con la maglia bordeaux e azzurra del West Ham, Bobby si è reso protagonista di un gesto che colpisce: al termine di una sua sortita offensiva soffocata dall’intervento del difensore avversario che allontana la palla in calcio d’angolo, Bobby arresta la sua corsa impattando involontariamente lo stesso difensore. Questi istintivamente reagisce e spinge lontano Bobby, che lo guarda ponendo affabilmente le sue mani al lati del volto dell’avversario, gli sorride e si allontana con la sua tipica camminata temperata; Bobby era consapevole che il calciatore non deve mai essere separato dall’uomo. Alzatore al cielo per la gloria del West Ham e dell’Inghilterra di una FA cup nel 1964, di una coppa delle coppe nel 1965 e della coppa del mondo del 1966, nel febbraio del 1993 Bobby è stato strappato a questo mondo da un cancro all’intestino, e per tenere viva la sua memoria nelle menti dei posteri, oggi una sua statua bronzea campeggia davanti al nuovo Wembley, mentre una seconda, posta davanti l’Upton Park, dimora del West Ham, lo ritrae trionfante sulle spalle dei compagni ed eroi del West Ham Geoff Hurst e Ray Wilson.

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Storia e antistoria

L’Upton Park, nome preferito al meno amato Boleyn Ground, rappresenta al pari di altri stadi inglesi l’instancabile influenza che la storia inglese continua ad avere suo tempi moderni, nel caso del West Ham dal 1904 ad oggi. Uno dei benefici della storia è quello di consegnare agli uomini il senso di appartenenza a una determinata realtà, il sentirsi parte di un percorso temporale in cui si è comunità, il far sentire gli uomini avvolti dal fascino e dalla bellezza di tempi che in molti cercano di non perdere tra le pagine di un libro che viene sfogliato con sempre minore attenzione. Il fascino di questa storia inizia con un accordo tra il West Ham, sorto nel 1900 dalle ceneri del Thames Iron Works, e una scuola cattolica proprietaria della Green Street House e di un terreno a Green Street, nella zona est di Londra. Neanche il più lungimirante dei profeti avrebbe potuto ipotizzare che su quel terreno di erba, fino a quel momento calpestato da giovani studenti, avrebbe giocato Bobby Moore, a cui l’imperituro amore dei tifosi ha dedicato il nome della tribuna collocata a sud. Per quanto riguarda la Green Street house, costruzione del XVI secolo, sono storicamente false le voci della tradizione che vuole la regina Anna Bolena proprietaria e ospite dell’edificio: essa fu decapitata otto anni prima che la costruzione fosse completata. Nei decenni seguenti la partita inaugurale giocata nel 1904, in linea con le necessità di tutti gli stadi inglesi ed europei, l’Upton Park ha aumentato sempre più le sue dimensioni fino a raggiungere il numero massimo di spettatori: nel 1970 circa 40 mila spettatori assistettero al match tra West Ham e Tottenham. Il bisogno contemporaneo, soprattutto inglese, di incrementare gli incassi da botteghino e di permettere a un un numero maggiore di tifosi di assistere alle partite, sta portando avanti un movimento antistorico, che se nel migliore dei casi permette di espandere gli stands non snaturando le fattezze dello stadio (vedi Liverpool F.C.), nella peggiore delle ipotesi porta alla costruzione di un nuovo impianto e lo spegnimento definitivo dei riflettori sulla storia inglese; ne sanno qualcosa i tifosi dell’Arsenal, forse ne sapranno i tifosi del Chelsea, quasi certamente lo sperimenteranno i tifosi del West Ham. Per la stagione 2016/2017 il piano in via di realizzazione è di abbandonare Upton Park e trasferirsi al Queen Elizabeth Olympic Stadium, teatro dei giochi olimpici di Londra 2012. L’Upton Park, venduto al Gaillard Group, verrà demolito per fare posto ad un villaggio residenziale e commerciale che porterà grandi benefici alle zone limitrofe. I bulldozers dell’antistoria spazzeranno via un mondo storico racchiuso in quattro spalti.
Matteo Fortuzzi

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Categorie:Stadi

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