Sbagliare è umano, perseverare è diabolico

Ci risiamo. Quando serve concretezza, quando gli altri risultati ti sono favorevoli, quando è il momento di dimostrare a tutto il mondo calcistico di essere diventato “grande”, quando hai la fortuna di essere il solo responsabile del tuo destino, quando succede tutto ciò, come sua consuetudine, l’Arsenal risponde assente. Nel corso degli anni ha messo in mostra un calcio intrigante, esteticamente superiore alla media, ed ha soddisfatto le pretese di ogni singolo tifoso, avversario incluso, desideroso di ammirare il vero gioco del football. Purtroppo però tale “bellezza” non ha portato, nel corso degli ultimi anni, i risultati sperati. La sconfitta di ieri a Southampton, per quattro reti a zero, è stata l’ennesima prova di come la formazione di Wenger non sia ancora strutturalmente concepita per vincere un campionato come quello inglese. Oltre ad essersi dimenticata di scendere sul terreno di gioco, ha dato dimostrazione di come sia troppo facile passare da una vittoria contro il Manchester City (una pretendente alla vittoria finale) ad una sconfitta rotonda contro una formazione che non ha certo l’ambizione di vincere il campionato. Dopo la sconfitta del Leicester, avrebbe potuto azzannare il match per guardare tutti dal piano più alto della classifica, ma come spesso accade l’approccio è stato pessimo. Sono mancati ritmo e veemenza; le assenze non possono essere una scusa visto che sul fronte di attacco hanno agito Gioud, Walcott e Ozil. Forse la defezione che più si è fatta sentire è quella di Coquelin, più appropriato per il ruolo di schermo davanti alla difesa rispetto al volenteroso Flamini. Anche a livello statistico le cose sono andate tutte a vantaggio del Southampton. L’Arsenal ha creato otto conclusioni di cui cinque nello specchio della porta, delle quali nessuna ha portato al goal. Il Southampton invece ha prodotto dieci tiri di cui cinque in zona Cech; di questi però, quattro sono finiti dietro le spalle del portiere ospite.
L’inadeguatezza dei londinesi si è palesata soprattutto in occasione della seconda rete che ha creato un solco incolmabile tra le due formazioni. In fase di attacco Arsenal, Walcott ha cercato con un lancio orizzontale per Ozil che ben marcato è stato tagliato fuori. Davis (S) ha subito arpionato il pallone e senza esitazione ha lanciato in profondità Long saltando Flamini. Gli unici due difensori dell’Arsenal (Mertesacker e Koscienly), troppo larghi tra loro, hanno consentito alla punta di casa di architettare con Mané un triangolo largo, chiuso in rete dallo stesso attaccante del Southampton. Nell’occasione è stato palese il movimento errato iniziale di Koscenly, nonostante il contemporaneo intervento di Mertesacker, che prova chiudere sul giocatore di casa lasciandosi alla spalle l’attaccante. In tale circostanza, che è valsa la partita, si sono messe nuovamente in evidenza, le manchevolezze di una retroguardia che se presa in velocità non è in grado di respingere gli attacchi veloci e ficcanti.
Il risultato finale non è stato per nulla esagerato e forse su questo che dovrà ragionare il professore alsaziano. In un campionato così livellato, nel quale il Chelsea e Liverpool hanno già cambiato allenatore, il Manchester United potrebbe farlo nei prossimi giorni ed il City si conferma più completa che costante, potrebbe essere l’anno buono dell’Arsenal. A condizione che abbandoni quelle dissennate abitudini che l’hanno portata ad essere solo affascinante ma non vincente.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Cafè Trotter

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