Salutate la capolista

Il sorprendente Leicester di Claudio Ranieri pareggia (1-1) in casa contro il Manchester United, consolidando il primo posto in graduatoria seppur in coabitazione con il City ed in attesa del match dell’Arsenal. La formazione del manager romano è concreta, attenta, ben disposta in campo ed al cospetto di una squadra, sulla carta più forte, non sembra avere timori e paure. L’asse portante  è formato da un portiere figlio d’arte con il cognome da far tremare i polsi, Schemeichel, un difensore centrale di esperienza come Huth ed un centrocampista tutto dinamismo Drinkwater. In avanti lui, Vardy, l’uomo copertina di questo inizio di stagione e della giornata odierna, capace di segnare per undici gare di fila. Oltre ad una vena realizzativa da far impallidire bomber di razza, l’attaccante di casa dimostra di essere una punta moderna che oltre segnare gioca per la squadra, spazia su tutto il fronte di attacco e non ultima, non si risparmia. Mai. Il 4-4-1-1 può apparire, a prima vista, scolastico ma è tremendamente efficace grazie al lavoro dei terzini che sfruttano il continuo movimento a rientrare degli esterni alti che a loro volta cercano la testa di Vardy in mezzo all’area. Un vera spina nel fianco dello United è Mahrez, l’algerino dal piede fatato e dal moto perpetuo. Dalle sue parti si piazza Ashley Young – esterno sinistro di un centrocampo a cinque – che notoriamente è più giocatore di spinta che difensivo; certamente la scelta di Van Gaal non è delle più geniali viste le continue difficoltà dell’inglese nell’arginare l’esterno locale.
Nel secondo tempo, sul risultato di 1-1, non volendosi accontentare di un solo punto, Ranieri tenta il colpaccio mandando in campo l’argentino Ulloa in luogo di Okazaki che per un’ora agisce da collettore tra il centrocampo e Vardy, fluttuando su tutta la trequarti e favorendo, con i suoi movimenti, gli inserimenti dalle retrovie. L’avvicendamento, sei minuti dopo, avrebbe potuto avere contorni più dolci se la punta fosse stata cinica e De Gea poco attento.
Dall’altra parte del campo il Manchester United. Una formazione che dà sempre l’impressione di essere in perenne costruzione. Un cantiere aperto, sempre in fermento che non sembra avere mai una fine. La cosa certa è che questo Manchester non può fare a meno della coppia Herrera-Schneiderlin ovvero equilibrio e geometrie. Insieme a Schweinsteiger, autore del pareggio, formano una linea mediana che pochi al mondo hanno e che in tanti sognano di avere.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Analysis & Tactics

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