Il primo scandalo di mercato della storia

C’erano tempi in cui Milano e Torino non comandavano affatto la serie A, anzi, tremavano di fronte all’arrivo della piccola provincia di Vercelli: una squadra che, dal 2014, ha rifatto capolino nei campionati di lega nazionali dopo quasi cent’anni di anonimato, grazie al suo ritorno in Serie B. Se infatti le squadre delle grandi città italiane, sin dalla loro nascita, ebbero sempre un grande appeal e solo in pochi momenti della storia periodi brevi di assenza dalla serie A, molte antiche squadre di provincia non ebbero la stessa sorte: quella del Pro Vercelli fu sicuramente la storia più eclatante.
I più scudettati d’Italia
Anno 1922, si gioca la finale della Prima Divisione Nord fra Livorno e Pro Vercelli, che vede vincere i vercellesi ai danni delle ben più forti Fortitudo Roma e Genova: è il settimo scudetto vinto dai piemontesi, l’ultimo e, soprattutto, quello che li incorona come squadra più titolata d’Italia a pari merito col Genoa. Si trattava di una squadra forte, tonica, passionale ed appassionata nel gioco. Macinava risultati convincenti e divertiva i suoi spettatori, grazie anche a giocatori giovanissimi e molto talentuosi. Il Pro Vercelli aveva appena toccato il punto più alto della sua storia sportiva, lo stesso che avrebbe segnato una inesorabile e rapidissima fine quando, a partire dalla fondazione della Lega Nazionale a Viareggio, emersero tutte le squadre che avrebbero fatto la storia della serie A, dalla Roma al Napoli, passando per la Fiorentina.  Il vero colpo di grazia alla Pro Vercelli fu però dato non da squadre del lontano sud, ma proprio dalla vicinissima Juventus.
Lo Sceicco d’Italia, Edoardo Agnelli
L’ingresso della famiglia Agnelli all’interno del calcio sconvolse l’intero apparato sportivo italiano, trascinandolo quasi con uno shock dal mondo dei dilettanti al mondo delle imprese: agli inizi del ‘900, infatti, gli statuti delle squadre di calcio erano ancora fondati su ottocenteschi patti sportivi fra gentiluomini. Erano considerate addirittura causa di espulsione dal club gli eventuali guadagni derivanti dall’attività calcistica! La famiglia della FIAT, invece, decise di creare una squadra immediatamente competitiva “adottando” la poco conosciuta Juventus, una squadra di studenti universitari che soffriva molto la concorrenza della fortissima Internazionale Torino. Agnelli fu geniale: comprese subito l’importanza che avrebbe rivestito il calcio nel futuro della nazione e subito investì capitali per convincere i migliori sportivi d’Italia ad unirsi alla compagine torinese, una attività mai vista prima. Anche la Juventus aderiva però a questa regola del non pagamento degli atleti (che, d’altronde, era dettata dallo statuto federale) , ma era pratica assai frequente la corresponsione di stipendi ai calciatori in modo più o meno nascosto, mascherandoli da indennizzi per il tempo sottratto al lavoro, spese di viaggio o, più semplicemente, versando denaro a nero.
Il primo scandalo di mercato
Con tecniche di mercato assai aggressive, la Juventus riuscì in pochissimo tempo a diventare una squadra invincibile, ma, soprattutto, a dettare il malcontento fra gli atleti del nord Italia, che, giocando in squadre ben più blasonate, si sentirono: fu così che Milan ed Inter subito si adeguarono, seguite dal Genoa e dalle altre squadre più ricche. La Pro Vercelli rimaneva però una associazione sportiva dilettantistica, che per giunta versava in gravi difficoltà economiche, tanto da non riuscire a pagare neanche i più piccoli “rimborsi spese” richiesti dai calciatori. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: Virginio Rosetta, uno dei più forti difensori italiani della storia, all’epoca dell’ultimo scudetto della Pro Vercelli era un giovane di appena 21 anni e fu contattato dalla Juventus durante il campionato, con l’offerta di un lauto stipendio. Allettato dalla proposta, Rosetta decise di giocare con i bianconeri nonostante fosse ancora tesserato con la Pro Vercelli: addirittura, preso dall’entusiasmo, firmò una lettera di dimissioni dal valore nullo, dato che doveva essere la squadra vercellese a svincolarlo per permettergli di trasferirsi, cosa che non avvenne.
Senza alcuna autorizzazione se non quella del calciatore, la Juventus schierò comunque Rosetta in numerose partite e furono annullati dalla Lega tre incontri, proprio quelli vinti grazie ad interventi del calciatore che – secondo i regolamenti- avrebbe dovuto giocare con un’altra maglia.
Il Dio Denaro
Dopo un anno di vicissitudini legali fra Vercelli e Torino per determinare la proprietà del calciatore, la Juventus ruppe gli indugi: staccò un assegno di 50.000 lire per “risarcimento danni” alla Pro Vercelli. Il fine? Convincere gli avversari a svincolare il suo giocatore, facendo pressione sulle loro difficoltà economiche: la Pro Vercelli firmò il nulla osta per il trasferimento poche ore dopo il versamento. Il giorno dopo lo storico accordo, la Gazzetta dello Sport titolò: “Grazie agli sforzi juventino-vercellesi, il mondo dello sport è stravolto: adesso conosciamo la valutazione di un calciatore: 50.000 lire!”. Dopo questo avvenimento, la Pro Vercelli perse tutti i suoi talenti, che si svincolarono uno ad uno per giocare nelle squadre che offrivano gli stipendi più lauti.  E così, in un mondo in cui cominciarono a dominare i grandi investimenti, lo sport diventò questione economica e non più di passione. I campetti diventarono terra di professionisti e le tante realtà locali, cariche di talenti e giovani che mai più avranno modo di emergere, morirono nell’anonimato delle piccole squadre di paese. Il Vercelli, così come la SPAL e tante altre mitiche piccole squadre sportive antiche, terminarono i propri anni di gloria con una lenta immersione nell’immenso sottobosco dilettantistico italiano. E così, dal basso delle serie inferiori, nei decenni seguenti la Pro Vercelli osservò Juventus, Inter e Milan far man bassa di trofei nazionali ed internazionali, pensando che si trattava delle stesse storiche avversarie che, solo pochi anni prima, tremavano al cospetto della piccola squadra piemontese.
Federico Norberto Quagliuolo

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Categorie:Storie

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