Barcellona, capitale del calcio

Nella zona centrale di Madrid esiste un luogo, plaza de Cibeles, conosciuto dagli appassionati di calcio perché è il posto dove il Real festeggia con i suoi tifosi vittorie e trionfi. Purtroppo questa sera le luci di questa piazza famosa saranno poco nitide, sufficienti per illuminare il percorso a qualche turista, ignaro di camminare in un luogo calcisticamente “sacro”. Anche l’ambiente sarà certamente triste come all’interno del Santiago Bernabeu, la cattedrale laica di proprietà del Real Madrid. La formazione più importante della capitale iberica, in tarda serata, ha dovuto subire la vergogna più grande che possa capitarle: perdere per quattro reti a zero, davanti ai propri tifosi, per mano del Barcellona che non è un semplice avversario. La formazione allenata da Benitez è caduta senza quasi lottare contro una squadra superiore in tutto: attitudine, approccio, organizzazione e forza fisica. Il 4-2-3-1 dei  locali è sembrato fin da subito troppo sproporzionato; tra la coppia dei mediani (Modric e Kroos) ed i giocatori di attacco, c’è stato un spazio che gli avversari sono riusciti a sfruttare in maniera sistematica. Solo James ha cercato di rendersi utile in fase di non possesso ma le sue caratteristiche non gli hanno consentito di essere utile. Dall’altro lato del campo la perfezione del 4-3-3. Davanti alla difesa il solito Busquets con ai lati Rakitic e Iniesta. In avanti, al centro dell’attacco, Suarez con a destra S. Roberto e sulla sinistra Neymar. I sincronismi della formazione di Luis Enrique si sono dimostrati ben articolati e vincenti. Sfruttando le corsie laterali i tre giocatori di fascia, terzino, centrocampista ed attaccante, si sono disposti a triangolo, giocando sempre con la palla a terra. Con questa impostazione hanno provato ad attaccare l’avversario sia con passaggi filtranti per Suarez sia cambiando il gioco sul lato opposto per sorprendere un Real Madrid perennemente sbilanciato e poco concentrato. In fase di non possesso è stato essenziale l’apporto degli esterni alti che a più riprese hanno arretrato il raggio d’azione per sporcare le trame di impostazione di Modric & co. Anche l’aspetto dei cambi è stato un fattore. Alla metà del primo tempo, Mascherano, causa problema fisico, è costretto ad uscire dal campo per far posto a Mathieu ma dopo i dubbi iniziali nessuno se ne accorto. A pochi minuti dall’ora di gioco, sul risultato di 0-3, Luis Enrique ha dimostrato a tutti il suo coraggio richiamando un centrocampista, Rakitic, per Messi, reduce da un infortunio. Anche Claudio Bravo si è guadagnato una menzione particolare viste le diverse parate con le quali ha chiuso la porta a Cristiano Ronaldo, Benzema e James Rodriguez. Al triplice fischio finale gli stati d’animo contrapposti hanno palesato quello che vuol dire giocare, perdere o vincere il classico di Spagna.  Un match che non sarà mai solo una partita di futbol. A gioire questa volta è  la Catalunya ed il suo popolo orgoglioso che aspetterà i suoi eroi, festeggiando sulle ramblas di Barcellona che per questa notte è tornata ad essere l’epicentro del mondo calcistico.

Antonio Federico Miniaci

 

 

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