Palermo: il sapore dolce e amaro del Sud

Il nord Italia ha sempre vantato il suo primato nel calcio italiano, collezionando centinaia di trofei in modo famelico, ingordo, lasciando quasi le briciole al sud. Eppure, fra le prime città che portarono il gioco del football in Italia, è spesso dimenticata Palermo.
Il primo club del Sud Italia
L’anno era il 1898 ed a Palermo era appena tornato un ragazzo di ventidue anni, un tale Ignazio Majo Pagano: due anni prima era partito a Londra per studiare, finanziato dalla sua facoltosa famiglia. Per lui i genitori avevano prospettato un futuro da ricchissimo avvocato e l’esperienza inglese sarebbe stata il modo perfetto per iniziarlo al mondo del lavoro.  Londra però non sortì gli effetti sognati dai genitori: grazie alle tante amicizie raccolte nella capitale inglese, il giovane Ignazio cominciò a frequentare i salotti dell’alta borghesia britannica, innamorandosi degli sport nobili dell’epoca, fra cui il modernissimo football.
Cose per ricchi
Se in Italia il calcio fu esportato dagli inglesi che visitarono il Bel Paese, in questo caso accadde proprio il contrario: fu un Italiano ad andare in Inghilterra per esportare il calcio nella sua patria. Concluso il viaggio a Londra, Ignazio Pagano si ritrovò di nuovo sulle coste della sua terra, ben deciso a proseguire la bellissima vita di agi e lussi che aveva appena conosciuto in Inghilterra. Di comune accordo con il console britannico in Sicilia, quindi, fondò nel 1898 l’Anglo Palermitan Athletic and Football Club, un club sportivo per soli ricchi: vi parteciparono infatti i rampolli dei potentissimi Florio, la famiglia più ricca della Sicilia, i giovani figli dei baroni Whitaker e tutti quelli delle famiglie più potenti di Palermo. I colori scelti furono il rosso ed il blu, gli stessi del Genoa nato appena tre anni prima: dovevano infatti indicare il blu del mare ed il rosso della passione. Sulla data di nascita della squadra, però, ci sono molti dubbi: c’è chi afferma che il Palermo sia nato nel 1898, diventando di diritto una delle squadre più antiche d’Italia, chi invece afferma che sia nato nel 1900, diventando di fatto coetaneo della Lazio, la squadra che attualmente si vanta di essere il club più antico del centro-sud Italia.
U pantanu ed i colori rosanero
La prima partita del giovane Palermo fu un amarissimo disastro: una sonora sconfitta per 5-0 contro i rappresentanti di una nave inglese appena ormeggiata nel porto della città. Della partita le cronache dell’epoca ricordano solo il banchetto a cui presero parte i calciatori di entrambi gli schieramenti, dopo la partita. Le seguenti partite andarono avanti con risultati alterni: lo stadio di casa era soprannominato dai palermitani “U pantanu” per le condizioni pietose del campo in cui giocavano i calciatori, che spesso li faceva tornare coperti di fango, in partite dai risultati rocamboleschi. Proprio per i risultati alterni del Palermo, nel 1907 l’imprenditore Vincenzo Florio, uno dei fondatori del club, pensò di cambiare colori alla squadra con il rosa ed il nero: si trattava dei colori dei due prodotti di punta prodotti dalle industrie palermitane Florio-Whitaker: un rosolio, dolce e rosa come la vittoria, ed un amaro dal colore tanto intenso da sembrare nero, proprio come la sconfitta. Da allora, l’unione di vittoria e sconfitta, dolce ed amaro, diventò il simbolo delle storie alterne di Palermo.
La Coppa Lipton e la fine dell’antico Palermo
Con l’arrivo a Palermo del potentissimo Thomas Lipton, il padre di una delle prime multinazionali del mondo, la squadra di calcio della città vide il suo momento più dolce: l’imprenditore inglese, infatti, si innamorò della capitale siciliana e decise di inaugurare il primo torneo del sud Italia proprio in Sicilia, dando inizio alla Coppa Lipton. Erano invitate in questo torneo tutte le squadre che, in modi simili, si erano formate nelle altre città italiane: il Naples, la Lazio, il Messina e, ovviamente, il Palermo stesso. Dopo la prima edizione, poi, Lipton in persona decise di limitare le sfide del torneo in una unica gara secca, da far disputare fra Palermo e Napoli, a suo avviso le squadre delle città più belle mai visitate. La Coppa Lipton era alta un metro e pesante cinque chili, composta da puro argento, e sarebbe stata assegnata alla squadra che, per prima, avrebbe vinto 5 edizioni consecutive del torneo: ci riuscì proprio il Palermo nel 1915, anno dell’ultima edizione, prima dell’interruzione a causa della guerra. Dopo la II Guerra Mondiale, però, la coppa Lipton sparì: c’è chi pensa che sia stata fusa durante i rastrellamenti fascisti per la ricerca di oggetti preziosi da donare alla patria, c’è chi invece pensa che qualche sciacallo l’abbia rubata durante la guerra per poi venderla a chissà quale ricettatore. Del Palermo, invece, il futuro è ben noto: la guerra del 1915 distrusse completamente le attività di tutti i soci fondatori: la famiglia Whitaker cadde in rovina, mentre Florio fu costretto a svendere tutte le sue industrie alla Parodi di Genova. E così, senza un soldo e senza speranze, il Palermo si avviò di nuovo verso un amaro futuro di anonimato che durerà decenni e che solo negli anni recenti ha trovato il dolce sapore dell’Europa League e delle notti di Serie A.
Federico Norberto Quagliuolo

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