La solitudine degli stadi

É di una profonda curiosità sapere che il destino del calcio è stato racchiuso nell’inchiostro impresso su di una lettera destinata all’attenzione di cinque club inglesi. William McGregor, segretario visionario dell’Aston Villa, nel marzo del 1888 decise di scrivere quella lettera per salvare il giovanissimo calcio d’Inghilterra dal caos dovuto alla prassi dei club di organizzare autonomamente partite contro altri club di provincia e di partecipare alle scoordinate competizioni della federazione calcistica inglese: in una colonnina di giornale McGregor scriveva che non era raro imbattersi in situazioni dove in un singolo match una squadra segnasse 26 goal e l’altra non superasse la metà campo, questo perchè in Inghilterra non era ancora nata l’idea di istituire competizioni per club del medesimo livello. Poca competizione poco entusiasmo nei tifosi, e McGregor l’aveva capito. Egli vedeva più in là rispetto ai molti, ed è indicativo come sia stato un desiderio unilaterale, il suo e non collettivo, quello di voler creare una competizione dove le dodici squadre più forti d’Inghilterra si sarebbero affrontate in duelli tra casa e trasferte per scalare la vetta a suon di due punti a vittoria. I presidenti dei club destinatari della lettera, dopo i dovuti dubbi, accettarono la proposta del barbuto McGregor: nacque la Football League, primo antenato della Premier League, e per quanto pochi sappiano questa storia, oggi la statua di William McGregor è lì, davanti al Villa Park, dimora dell’Aston Villa, mentre stringe nella mano destra la riproduzione bronzea della lettera che insegnò al calcio come camminare.

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Divenire…
Trinity Road Stand, North Stand, Doug Ellis Stand, sono questi i nomi delle tre tribune del Villa Park che fanno da cornice a lei, la Holte End, la regina di Birmingham. Se il sole dà la vita e il calore al nostro pianeta, lo stesso si può dire di questa tribuna per i tifosi dell’Aston Villa, e per quanto la storia e le sue necessità abbiano stravolto la sua bellezza nel corso dei decenni, il suo cuore continua a battere seppur con minore frequenza, viste anche le poche soddisfazioni che il club ha dato ai suoi tifosi negli ultimi 20 anni, caso isolato la finale di FA cup dell’anno scorso, persa contro i Gunners. Come da tradizione inglese, prima del rapporto Taylor del 1989, le tribune più calde degli stadi erano terrazzate, senza posti a sedere: questo permetteva di colmare gli stands fino all’inverosimile, con il solo limite delle necessità fisiche degli spettatori a non essere schiacciati dai vicini. Dopo il disastro di Hillsborough, tutti seduti, tifosi dell’Aston Villa compresi. Tra gli altri lavori di ammodernamento della Holte, vi fu la costruzione di una gigantesca copertura tinta di rosso e marrone che faceva e fa tutt’ora, sebbene bianca, da ombrello alla tribuna, suscitando tra i tifosi l’impressione di trovarsi all’interno di un gigantesco magazzino, per non parlare dei pilastri che per un periodo furono posti tra i posti a sedere per sorreggere la copertura e che ostacolavano la visuale del campo per chi vi era seduto dietro.
…e solitudine
Luogo di incontri e conoscenze, di urla e di insulti baldanzosi, di danze, di abbracci, di colori e di emozioni al doppio sapore. Tutto questo è racchiuso nel mistero del calcio di cui è partecipe solo chi siede tra quegli spalti, mentre per coloro che stanno fuori da quella realtà, questo groviglio di rituali ed emozioni da tifoseria resta un enigma banale e inspiegabile. Le tribune sono il luogo dove si concretizza questo mistero per quelle due ore settimanali, coppe europee permettendo.
Negli altri giorni gli spalti sono luoghi profondamente solitari, il cui circoscritto e intenso silenzio è interrotto dall’eco delle voci degli addetti alla manutenzione e dai rumori ovattati della città, accompagnatori della connaturata e inesorabile solitudine degli stadi.
Matteo Fortuzzi

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Categorie:Stadi

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