Una traversa di troppo

E’ finito con il risultato di zero a zero il derby di Manchester, match fondamentale sia per la supremazia cittadina sia per il primo posto in graduatoria. I novanta minuti sono stati caratterizzati da un’intensità costante – non una novità a queste latitudini – che si è contrapposta ad una improduttività sotto porta poco affine a due formazioni solitamente prolifiche come United e City. Ai punti avrebbero vinto i padroni di casa che hanno dimostrato di essere più organizzati e propositivi ma nel football, per vincere, bisogna tirare in porta e segnare. I due manager hanno scelto lo stesso sistema di gioco (4-2-3-1) che però è stato interpretato in maniera diversa. Rooney & co. sono sembrati subito attivi grazie a due centrocampisti tecnici come Schweinsteiger e Schneiderlin ed alla forza propulsiva di Rojo e Valencia, esterni bassi che partecipano ad ogni azione di attacco. Il giocatore dell’Ecuador è stata una delle chiavi tattiche del match. Posizionato sulla banda sinistra del City, ha costantemente tenuto in apprensione Kolarov, lasciato solo da Sterling che sia per attitudine sia per caratteristiche fisiche non si è mai prodigato in ripiegamenti e sovrapposizioni. Anche la catena opposta formata da Rojo e Martial ha prodotto gioco e situazioni interessanti. L’argentino, in fase difensiva, ha fatto scomparire dal rettangolo di gioco De Bruyne mentre in quella propositiva ha mostrato personalità e capacità di inserimento. Il francese invece ha dimostrato di essere un giocatore dalle qualità superiori alla media. Le sue movenze, apparentemente fini a se stesse, molto spesso hanno fatto saltare gli schemi difensivi avversari che in una situazione di inferiorità numerica hanno faticato oltremodo.
Dall’altra parte del campo il City o meglio un lontano parente della forte formazione allenata da Pellegrini. E non può essere tutto imputabile all’assenza di Aguero che per questa squadra è giocatore imprescindibile più di Yaya Toure (oggi non pervenuto). Una valutazione potrebbe essere l’assenza, in mezzo al campo, di un giocatore capace di dettare i tempi ma soprattutto di far ripartire l’azione a beneficio delle tre mezze punte. Fernando e Fernandinho sono due elementi validi ma con caratteristiche differenti dai loro dirimpettai odierni: sono giocatori di corsa, dinamici, più portati a rompere le trame avversarie che a far girare la palla per una strutturata azione di attacco. Anche la difesa ha dimostrato di non essere all’altezza. Le cose migliori le ha fatte Otamendi mentre Kompany sembra aver perduto la sua capacità di essere punto di riferimento per i suoi compagni.
Ad essere deluso dal risultato è stato senza dubbio lo United che in due occasioni in meno di cinque minuti, prima del triplice fischio finale, ha sfiorato la rete della vittoria per la bravura di Hart prima e per una traversa di troppo poi.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Analysis & Tactics

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