Atto V – Old best emerald Trafford

E così fu Europa. Charlton, per due volte, Best e Kidd conficcarono la spada arroventata del diavolo rosso di Manchester, nel cuore dell’aquila portoghese di nome Benfica ed il leggendario Eusébio fu spettatore della prima vittoria europea, durante il controverso 1968, delle squadre inglesi rappresentate dal Manchester United di Busby. I protagonisti di quella storica notte di coppa dei campioni sono affidati all’immortalità dalle loro statue collocate appena all’esterno dell’Old Trafford: Sir Matt Busby, allenatore scozzese di quel grande Manchester e figura a cui era legatissimo George Best, danno il benvenuto ai tifosi in maglia rossa che entrano nell’East Stand. Sempre sulla fiancata esterna dell’East Stand è posta la placca che ricorda coloro che nel tragico 6 febbraio del 1958 persero la vita nel disastro aereo di Monaco di Baviera: il Manchester United aveva appena vinto contro la Stella Rossa di Belgrado e nel ritorno a Manchester era previsto lo scalo in Germania. La fase di decollo in terra tedesca incontrò sulla pista la resistenza della neve rallentando la velocità dell’aereo e facendolo schiantare contro una casa e un camion pieno di carburante a bordo pista: 23 vittime, 19 feriti e 21 sopravvissuti, tra questi proprio Matt Busby e Bob Charlton. Commovente il discorso di Busby dal letto dell’ospedale trasmesso dagli altroparlanti di un Old Trafford gremito, in cui rassicurava i tifosi della sempre miglior salute dei giocatori del Manchester che la morte aveva rifiutato di prendere con sè. E 5 anni dopo nel 1963 lui, l’eroe romantico George Best, o meglio “The Best”, arrivava a Manchester mostrando un talento cristallino, tutto dribbling e tiri tanto potenti quanto precisi: è impressionante osservare la cavalcate di Georgie, palla incollata al piede e avversari sempre saltati. Velocità da primato, grande potenza nelle gambe. E pensare che molto spesso il manto erboso era macchiato da buche più o meno profonde e nelle situazioni più piovose il verde lasciava il posto a distese di fango: non c’era l’usanza di guardare il terreno imperfetto per dargli la colpa dell’errore commesso. Lei, la palla, in qualsiasi condizione, era sempre delicatamente appoggiata al piede di Best, e quella sua capacità di progressione e dribbling fulmineo è sempre più introvabile nei nostri tempi. Insieme a Denis Law e Bobby Charlton è ritratto nella statua della “Holy Trinity“, terzetto fenomenale dell’epoca di Busby e dei suoi Boys: i tre si abbracciano e Law, braccio al cielo, sembra salutare Matt Busby, che guarda nella loro direzione.

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Bigger and Bigger
Manchester sponda United di storia ne è piena, tra grandi nomi e grandi vittorie, tragedie e crisi cicliche, ultima quella che sta investendo il club in questi anni a seguito del ritiro di Ferguson, anch’egli presente come statua davanti lo Stand Nord che dal 2010 ha assunto il suo nome. E infine lui, l’Old Trafford, casa del Manchester United dal 1910, la cui descrizione racchiusa nella massima “The theatre of dreams” è dovuta proprio a Bob Charlton. Tempio del calcio tra i più belli con i suoi 75.635 mila posti, lo stadio nel corso dei decenni ha subito numerosi interventi per aumentarne la capienza massima e questi lavori di ampliamento hanno riguardato sempre più strutture nelle diverse città, proprio per invertire la tendenza dei templi del calcio inglese ad avere dimensioni racchiuse e ridotte. L’obiettivo dei Red Devils sarebbe aumentare ulteriormente nei prossimi anni la capienza dell’impianto, con l’ambiziosa meta dei 95.00 spettatori, più diWembley con i suoi 90.000.
Sotto lo smeraldo
Un segreto dell’Old Trafford si cela sotto il terreno del campo da gioco: per garantire la quasi perfezione dei milioni di fili d’erba, prima della seminazione vengono poste delle fibre artificiali che entrano nel terreno per circa 20 centimetri. Successivamente vengono piantati i semi le cui radici si sviluppano e si calano nelle profondità attorno le fibre, garantendo così una maggiore vitalità e resistenza degli steli: questo è uno dei segreti della brillantezza degli smeraldi rettangolari che stadi come l’Emirates Stadium, Anfield, Wembley, il White Hart Lane, l’Etihad Stadium proiettano verso i cupi cieli d’Inghilterra.
Matteo Fortuzzi

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