Nuovo Rinascimento Viola

In periodi in cui Firenze tocca le vette del calcio italiano con lo storico primato solitario in classifica, bisogna dar lustro ai magnifici natali della squadra che gioca con la maglia viola. Come raccontato nel precedente articolo, infatti, la Toscana è la madre del calcio italiano, ultima testimone di una tradizione dalle radici che affondano in tempi immemori, il Calcio Fiorentino. Dal calcio giocato nel medioevo al suo derivato inglese, però, passano circa 300 anni e, mentre in Italia tante squadre nacquero in luoghi poveri come porti e campi militari, la squadra Fiorentina vide la luce nella stanza di un notaio nel 1926, anno in cui il regime fascista decise di regolamentare per la prima volta il campionato italiano.
Questioni da inglesi
Anno 1898. Viene depositato nel municipio di Firenze l’atto costitutivo di una società sportiva chiamata Florence Football Club 1898, la prima squadra del capoluogo toscano. Il presidente si chiamava Pietro Torrigiani, personaggio di estremo rilievo nella politica italiana dell’epoca e padre del risanamento della città di Firenze; i componenti della squadra erano per lo più nobiluomini inglesi residenti in Toscana. Il campo da gioco era il centralissimo Giardino Torrigiani, chiamato “il Campuccio” dall’antico proprietario di quest’area verde, nel 1500. “Campuccio” fu l’appellativo perfetto per un giardino che, quasi quattrocento anni dopo, vide incontrarsi signori distinti e dall’aria goffa che, con movimenti ridicoli e lenti, si avvicendavano in una lotta per la conquista di un pallone, con lo stesso spirito infantile e divertito dei bambini che ancora oggi giocano a pallone nella Villa Comunale. Gli anni passarono velocemente e si moltiplicarono le compagini fiorentine, pur non mutando lo spirito del calcio: se, infatti, a Torino, Genova e Milano già erano sorte le squadre più competitive dell’epoca ed il Genoa aveva appena collezionato il terzo scudetto, a Firenze invece il calcio rimaneva un diletto per nobili, con un’aria snob e raffinata: sorsero sempre più squadre locali di poco conto e partecipate da rampolli delle famiglie ricche della città: i “Campionati Regionali di Toscana” si giocavano in una sola partita dai crismi molto simili a quelli di una partita al campetto con gli amici. Nel frattempo, a Livorno e Pisa, già erano ben sviluppate e competitive le squadre dei porti di mare, che si formarono fra marinai stranieri appassionati di calcio.
Dal notaio
Il Genoa inarrestabile, il Milan dei campioni immortali e la Juventus dei record dominavano il Nord, mentre le maggiori città del Centro-Sud Italia dividevano le proprie (piccole) fortune fra Lazio, Internaples e Palermo: quando, nel 1926, Mussolini presentò la Carta di Viareggio e, finalmente, fu regolamentato il Campionato Italiano, la situazione sportiva era disastrosa al di sotto della Pianura Padana: il Regime, al fine di provare ad equilibrare l’evidente disparità di forze fra nord e sud, impose la fusione di tutti i numerosissimi club dilettantistici sorti nelle grandi metropoli italiane, vedendo la nascita di altre squadre storiche come Napoli, Bari, Roma, Torino ed Ambrosiana, che, 12 anni dopo, tornerà a chiamarsi Inter. Mentre il Napoli nasceva dalle ceneri dell’Internaples e con i ricchi investimenti di Giorgio Ascarelli e mentre la Lazio rifiutò la fusione con la nascente Roma per le influenze dei suoi potentissimi dirigenti, la Fiorentina non ebbe una nascita tormentata: si ridusse tutto in una stretta di mano dinanzi al notaio fra i presidenti della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas ed il Club Sportivo Firenze, le squadre più rappresentative della città, sorte sulle ceneri dell’antica Florence. La squadra fu chiamata, come d’uso all’epoca, con il nome della città: A.C. Firenze. La maglia era invece biancorossa e riprendeva l’antica araldica della città e della regione. La squadra, allora, aveva ben dimenticato le sue antiche origini nobiliari ed aveva lasciato spazio ai rudi comportamenti di ex-militari della Grande Guerra: uno su tutti fu Bolteni, un nome oggi perduto, sbiadito fra le pagine del tempo. In realtà si chiamava Rodolfo Volk ed era un militare di origini polacche di leva a Firenze, costretto ad utilizzare uno pseudonimo per colpa delle leggi ultranazionaliste dell’epoca che vietavano categoricamente l’utilizzo di giocatori stranieri nelle competizioni sportive italiane (giocò anche con il nome di “Folchi” e “Sigfrido”). L’abilità del bomber era incredibile ed ancora oggi è rara fra gli attaccanti: giocava spalle alla porta e, una volta ricevuto il pallone, con una finta era capace di disorientare il difensore. L’idillio fra Volk\Bolteni e Firenze, però, fu brevissimo: già l’anno dopo fu ceduto alla nascente Roma e, di lì, diventò il grande idolo dei tifosi romanisti: il primo storico gol in un derby con la Lazio fu proprio segnato da lui, di lì, diventò per i romani “er mago pe’ segnà”, con 110 gol in 150 partite.
Cuore biancorosso, sangue viola
Perché la squadra di Firenze abbia cambiato colore è un bel mistero e sul fatto circolano numerose leggende. La storia più comune è relativa al lavaggio delle maglie: durante i primi anni di Campionato Italiano, la Fiorentina era una squadra assai debole e lo stadio di Firenze era terra di conquista per tutte le squadre avversarie. Un giorno furono lavate le maglie in modo errato ed il loro colore assunse tinte violacee: i giocatori scesero ugualmente in campo con le inusuali maglie e vinsero per 3-0 la partita-salvezza contro la Roma, nel 1929. Di lì, il viola diventò il colore fortunato della squadra. In realtà sembra che fu proprio il primo presidente della Fiorentina a scegliere il colore viola per la squadra, con una scelta di marketing ben precisa: il colore fu accolto di buon grado dai tifosi e, da allora, la maglia della Fiorentina non ha più cambiato tinta.
Ed oggi sono proprio i colori viola ad inseguire un sogno, probabilmente un vago miraggio di scudetto: la voglia di riscatto dell’umile storia di una squadra amata dalla sua città, bellissima rappresentante del magnifico popolo fiorentino.
Federico Norberto Quagliuolo

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Categorie:Storie

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