Le scuse creano alibi pericolosi

Se in quindici incontri, Arsene Wenger è riuscito a battere il suo rivale Mourinho solo in una occasione, un motivo c’è. La vittoria di ieri pomeriggio è stata l’ennesimo tentativo dell’alsaziano di invertire una tendenza che purtroppo non è andato a buon fine. Si può parlare di Diego Costa e della sua condotta indisponente nonché di Gabriel Paulista, giocatore non ancora abituato a situazioni extra-calcistiche che, se non gestite con i nervi ben saldi, possono influire negativamente sul match e quindi sul risultato finale. Si può parlare del duello dialettico tra i due manager e della prova dell’arbitro risultata suscettibile di miglioramento. Al netto di tutto ciò la verità è che il manager portoghese riesce sempre ad avere la meglio su Wenger.
Approccio mentale
Nel corso degli anni, l’approccio mentale è stato sempre un punto a favore dei blues che fin dal primo all’ultimo minuto hanno sempre giocato con la medesima intensità. Consci dell’importanza della partita hanno palesato un temperamento, un ferocia che l’Arsenal ha sempre patito e alle quali non ha mai trovato delle contromisure all’altezza. Giocatori come Terry, Matic e fino a qualche mese fa Lampard e Drogba hanno sempre oscurato la classe raffinata dell’Arsenal, mettendo le partite su un livello di gioco in cui forza e fisico hanno avuto la meglio su talento e piedi buoni.
Impostazione tattica
La squadra di Mou non ha mai rubato l’occhio e il suo gioco, fondato su una difesa solida, due mediani di rottura e quattro giocatori offensivi bravi nell’interpretazione gioco di rimessa, non è mai stato spumeggiante. Visione e progetto sono stati sempre conservativi e poco propositivi ma, fino ad ora, sono stati sufficienti per avere la meglio su Wenger e sull’Arsenal. Da anni ormai.
Anche ieri pomeriggio Mourinho ha sorpreso tutti lasciando in panchina Terry a favore di Zouma che si è affiancato a Cahill nel cuore della difesa. Il giocatore francese si è pensato potesse soffrire la velocità di Walcott schierato ancora (!) una volta al centro dell’attacco. Previsione errata, visto che la difesa dei blues, come di consuetudine, ha aspettato dietro senza lasciare quelle praterie che per Walcott sarebbero state una benedizione.
Le scuse e gli alibi
Cadere nelle provocazioni è umano, gli errori arbitrali sono sempre esistiti come le espulsioni. Ma tutto ciò non può essere una scusa per giustificare una mancata vittoria. La verità è un’altra. Il Chelsea è una formazione strutturalmente concepita per esaltarsi in partite del genere e per vincere un campionato lungo e complesso come quello inglese. L’Arsenal no e a dirlo sono la storia e i numeri.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Cafè Trotter

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