Atto II – Light and depth

Ne avrà viste di facce tristi o gioiose la statua di Bob Stokoe che, in equilibrio su un piede e braccia al cielo, accoglie i tifosi del Sunderland AFC all’ingresso dello Stadium of Light, da quasi vent’anni casa dei Black cats. “Bob sarà per sempre ricordato come un vero gentleman e grazie al suo comportamento e alle sue azioni possiamo vedere oggi qui, riuniti nella stessa chiesa, i tifosi del Newcastle e del Sunderland a celebrare la sua vita”: con queste parole il reverendo Neil Cockling accompagnava l’amato Bob oltre la soglia, tra la commozione di quei giocatori del Sunderland che quando lo chiamavano coach vinsero l’FA cup nel 1973, sopraffacendo la potenza schiacciante del Leeds e dimostrando al calcio d’Inghilterra che gli underdogs, i perdenti delle statistiche, sul campo possono sconfiggere ogni numero. Quegli undici vi riuscirono, e la statua di Bob fuori dallo stadio lo immortala nel momento in cui al fischio finale di quella partita entrò in campo danzando e correndo braccia al cielo celebrando la gloria appena conquistata.

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Terra nera
Il paesaggio del nord-est inglese è stato per due secoli sfiancato dal tetro profilo di miniere che nelle loro profondità hanno mestamente accolto centinaia di migliaia di minatori, e molti tra i tifosi del Sunderland ancora oggi ricordano con rabbia gli avvenimenti che trent’anni fa videro la fine dell’era del carbone voluta a gran forza dalla signora dei celebri tre “no”. La Thatcher, acerrima nemica del compromesso e volenterosa di applicare alla lettera il suo programma neoliberista, decise nel 1984 lo smantellamento di venti siti, primo passo verso lo spegnimento definitivo dell’industria carbonifera in Inghilterra e tappa fondamentale per stritolare il potere dei sindacati che precedentemente avevano causato la caduta dei conservatori: da subito, 20 mila persone rischiavano di non avere più un lavoro. Iniziò cosi uno sciopero eroico che durò per ben un anno, e non mancarono gli appoggi alla causa dei minatori da più parti del mondo. Storica è stata la manifestazione dell’11 agosto a Londra quando a fianco degli uomini anche 30 mila donne protestarono per i loro mariti. Alla fine la sconfitta fu inevitabile: si tornò a lavorare e la Thatcher vinse la sua più dura battaglia.
The light
Davanti lo stadio un altro monumento celebra la storia della gente di Sunderland: la lampada di Davy, invenzione che ha salvato i minatori dalle esplosioni causate dal gas grisù, la cui caratteristica è quella di essere inodore. Nel momento in cui il gas veniva liberato dal suo bacino ed arrivava a contatto con la fiamma della lampada, questa si spegneva evitando la mortale catastrofe. E nel momento in cui il nuovo stadio del Sunderland fu ultimato nel 1996, si decise di chiamarlo “Stadium of Light” proprio per celebrare la luce delle lanterne che accompagnavano gli uomini nelle strette pervietà scavate nell’oscuro ventre della terra sempre più giù, e poi ancora più giù, fin dove più giù non si può. Anche il nickname black cats ha la sua origine legata alla nera fuliggine, questa volta non legata al carbone ma alla polvere da sparo. Come riporta il sito ufficiale, il nome deriva da una batteria di cannoni collocata lungo il Wear river durante le guerre napoleoniche, e come narra la leggenda una notte un fante vide avvicinarsi tra i cannoni un gatto nero miagolante sotto la luce di una luna piena al sapor di horror: l’uomo scappò credendo che quella fosse l’incarnazione del diavolo.

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In precedenza il Sunderland per ben 99 anni ha giocato le sue partite nel Roker Park, stadio i cui spalti erano costituiti esclusivamente da gradinate che costringevano i tifosi a guardare la partita in piedi, e forse il costruttore dello stadio aveva capito che le partite vanno guardate in questo modo, perché è quando si sta in piedi che le emozioni inebriano più velocemente il corpo. Tuttavia, la fine del Roker Park si è tinta di malinconia come accadde per le miniere e i loro minatori: la struttura fu destinata all’abbattimento per lasciare spazio ad un quartiere residenziale. Tipico caso di come la storia quando passa non sempre lascia traccia di sé.
Matteo Fortuzzi

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Categorie:Stadi

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