Il successo travolgente del calcio femminile

Se in Europa il calcio femminile è una realtà ancora non popolare nonostante più di cent’anni di storia, una volta varcato l’oceano Atlantico, la prospettiva si ribalta completamente: in America sono gli sportivi uomini ad essere relegati ad una minima considerazione. Mentre in Italia, a stento, si conosce l’esistenza di una nazionale di calcio femminile, il woman soccer americano sta invece spopolando, mentre è sempre tiepido l’entusiasmo statunitense nei confronti della (spesso sfortunata!) nazionale maschile a stelle e strisce: a capeggiare sui cartelloni pubblicitari di molte città americane, infatti, non ci sono idoli maschili in pose intriganti e con i muscoli in bella vista, ma i volti sorridenti e raffinati di calciatrici amatissime come Alex Morgan ed Abby Wambach.
Partire da zero
Gli Stati Uniti, come nel peggiore cliché, storicamente hanno più brillato per le cose da mangiare ipercaloriche più che nel calcio, nel quale sono sempre stati poco famosi.
Eppure, da circa vent’anni, gli Stati Uniti sono diventati una vera e propria potenza mondiale in uno sport che in Europa è spesso considerato di Serie B, ospitando le migliori calciatrici al mondo in un torneo altamente competitivo. Basti pensare che la finale del mondiale femminile del 1999 fu partecipata da circa 90.000 spettatori al Rose Bowl Stadium, contro la Cina. Il numero di telespettatori che guardarono quella partita, invece, si attestò sul miliardo di persone ed anche quest’anno la finale del mondiale 2015 ha deliziato circa 70.000 spettatori canadesi, più un miliardo di persone in giro per il mondo. Numeri non paragonabili al calcio maschile, ma senz’altro da capogiro per un business che in Italia è inesistente. Non potendo infatti competere con lo strapotere delle potenze europee (nonostante la MLS americana stia provando sempre più a rendersi competitiva a livello di mercato, come testimoniano gli acquisti di tanti grandi nomi sul finire della carriera, come Pirlo, Lampard, Villa e tanti altri!), gli Stati Uniti hanno provato a crearsi un business dal nulla. Proprio da questo punto partì la filosofia del calcio femminile americano: non si può cercare di migliorare il proprio appeal commerciale attraverso personaggi famosi, bisogna creare un vero e proprio movimento indipendente, un qualcosa di coinvolgente e nuovo che piaccia al pubblico. E gli americani hanno sempre un gran fiuto per gli affari.
Non c’è sport senza educazione
La rivoluzione americana del calcio parte dai giovani, con una grande mossa del governo statunitense: attraverso attività promozionali come agevolazioni fiscali e finanziamenti pubblici, molti Stati americani hanno incoraggiato la diffusione del calcio all’interno dei college durante gli anni ’90, trovando una platea femminile entusiasta di questo sport: attualmente in America ci sono più di 1500 squadre femminili universitarie ed altrettante liceali, contando circa 20.000 giocatrici professioniste che competono in vari tornei collegiali. Assieme allo sport, però, non va trascurato lo studio. Ed ecco la soluzione geniale: abbinare borse di studio pubbliche per le sportive più meritevoli, in modo da incentivare i risultati sportivi in funzione di quelli scolastici. Una formula vincente che, in pochi anni, ha creato una generazione di calciatrici formidabili. Se, però, lo sport maschile preferito rimane sempre uno a scelta fra i classici basket, baseball e football, nel gentil sesso è invece esplosa una vera e propria mania per il calcio europeo, destinata a crescere grazie proprio all’ultimo mondiale vinto dagli Stati Uniti.
A differenza quindi dell’Europa, troppo legata agli antichi schemi maschili del calcio, gli Stati Uniti hanno beneficiato del loro completo anonimato internazionale in questo sport, per creare una nuova lega ex novo. E così, mentre in Germania, Italia, Inghilterra e Spagna le squadre femminili sono spesso delle divisioni minori di società maschili, in America sono sorti veri e propri club professionistici ed indipendenti, dedicati esclusivamente al calcio femminile. Continuando questa linea intelligente, il calcio femminile americano sarà presto destinato a divenire una realtà attraente anche da esportare in Europa, mentre gli Stati Uniti già pregustano le firme su ricchi contratti di sponsorizzazione futuri. Testimonianza del momento di grazia del calcio femminile è anche la prima, storica, inclusione di squadre femminili all’interno di FIFA 16, il videogioco di calcio più diffuso al mondo: poter scegliere di giocare una partita con le nuove eroine avvicinerà senz’altro moltissimi nuovi appassionati allo sport femminile. E così, ancora una volta, l’America riesce a dare al mondo una magistrale lezione di marketing.
Federico Norberto Quagliuolo

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