Il calcio femminile e la sua importanza

Vedere una donna palleggiare con un pallone sembra ancora bestemmia per molti seguaci dello sport più famoso al mondo, ma, soprattutto, lo sport più maschilista di tutti. Eppure, in molti paesi le donne che giocano a calcio sono ben più considerate ed amate dei loro colleghi maschili, come accade ad esempio in America ed in Giappone. Eppure, dopo il recente mondiale di luglio, bisogna fare alcune considerazioni sul fenomeno sempre più importante del calcio femminile, partendo proprio dalla sua storia.
L’Inghilterra, madre del calcio e delle grandi contraddizioni
Per quanto possa sembrare una conquista relativamente recente, il calcio femminile è nato quasi in contemporanea rispetto al calcio maschile, sempre in Inghilterra, madre di tutte le grandi innovazioni storiche: la prima partita a pallone fra donne documentata ufficialmente, infatti, si è svolta a Londra nel 1895, una amichevole fra rappresentanti dell’Inghilterra del Nord contro quella del Sud, un 7-1 rotondo a favore della prima. Di lì, il calcio diventò una vera moda e, mentre le suffragette combattevano la battaglia della parità dei diritti, sui campi di calcio di provincia si contavano già 150 squadre sportive professionistiche, un numero così elevato che, si stima, le formazioni femminili superarono in numero quelle maschili: giocare a pallone, far sport sul fango dei campi d’erba era una prerogativa maschile e fu proprio il mezzo più forte per ostentare, finalmente, una raggiunta parità dei sessi. Eppure, Il governo inglese non fu per nulla d’accordo: la diffusione di uno sport rozzo e duro nel gentil sesso era un’arma sovversiva potentissima e così, nel 1921, la Football Association emanò un regolamento che vietava categoricamente il gioco del calcio per le donne ed ordinava, addirittura, lo scioglimento di tutte le squadre femminili. La legge sarà addirittura abrogata solo negli anni ’80! Nonostante questo, nacque una associazione clandestina femminile, la Ladies Football Association, che operò in segreto per ben 40 anni.
Il calcio femminile in Italia
L’Italia fascista, che invece utilizzava lo sport come baluardo della propaganda di regime, vide di buon occhio la nascita delle prime squadre femminili a Milano, che però furono costrette, per regolamenti della federazione, a giocare con la gonna: fu così che nacquero le prime compagini di donne che giocavano solo per passione. La prima associazione di calcio femminile nacque per mano di una nobildonna napoletana, tale Angela Altini di Torralbo: le squadre comprese furono la Vomerese, il Napoli, il Secondigliano e le due storiche rivali romane: Roma e Lazio. Sembrava che il calcio femminile in Italia stesse per avere una fioritura partita proprio dal Sud Italia, ma Roma e Napoli hanno sempre avuto una storia fatta di grandi passioni e grandi conflitti. Come se fosse una partita contemporanea, anche nel 1959 un Napoli-Roma finì con una maxi-rissa che scoppiò dopo una amichevole femminile a Messina: questo episodio diede il destro alla politica per chiudere l’associazione sportiva, troppo “estrema” per l’Italia perbenista e borghese precedente al 1968. Il primo campionato femminile (non riconosciuto) fu vinto dal Genoa, poi, tolte le divisioni femminili di Milan e Lazio, nel campionato non comparivano grandi nomi, segno dello scetticismo che c’era nei confronti del pallone in rosa da parte delle grandi squadre maschili italiane (che proprio in quegli anni cominciavano a conquistare i palcoscenici internazionali con Mazzola, Boniperti e Rivera!): basti pensare che la squadra femminile più titolata, con 6 scudetti su 32 campionati, è il Trani.
Il calcio femminile oggi
Il primo mondiale ufficiale di calcio femminile fu giocato in Cina nel 1991, appena 24 anni fa e, dopo la rissa di Messina, il calcio femminile tornò ufficialmente nel Bel Paese solo nel 1980, con la “FIGCF”, una associazione senza poteri decisionali, sottoposta alla FIGC. Nel frattempo, nacque anche il campionato di calcio femminile, che fu reso però “figlio” della Lega Dilettanti, senza alcuna prospettiva di futuro. Nel frattempo, mentre l’Europa ancora guardava con occhio diffidente le donne con tacchetti e calzoncini e lasciava alla passione di piccoli gruppi di sportive l’organizzazione delle partite, ai due margini del mondo si investiva fortemente sul calcio femminile: negli Stati Uniti il calcio per le donne fu addirittura inserito come attività consigliata nei college, mentre in Giappone il calcio si gioca già nei primi anni di liceo, come attività scolastica: sono queste le basi che, oggi, hanno portato America e Giappone ai vertici del calcio femminile, con calciatrici dai colpi di classe che eguagliano in bravura i loro colleghi uomini. Grazie quindi ad una campagna pubblicitaria massiccia e ad un programma sportivo adeguato, il calcio femminile negli USA è diventato molto più seguito di quello maschile e, con la vittoria del Mondiale 2015, questo dato è destinato ad aumentare, attraendo sponsor e denaro fresco.
Federico Norberto Quagliuolo

 

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