Finalmente Wenger

Nel mondo Arsenal, il quattordici, è un numero molto importante perché per tanti anni ha trovato residenza sulla casacca di un certo Thierry Henry, l’attaccante più prolifico nella storia dei gunners. Oggi pomeriggio questo numero è ritornato prepotentemente ad essere di attualità: l’Arsenal ha vinto la Community Shield per la quattordicesima volta nella sua storia. Non solo questo però. Wenger contro Mourinho nei precedenti tredici incontri disputati non ha mai conquistato la vittoria. Ebbene, oggi pomeriggio, contro il Chelsea del portoghese ha conquistato i tre punti (1-0) ed il primo trofeo dell’anno.
Le formazioni scese in campo sono state praticamente le stesse della scorsa stagione, fatta eccezione per Falcao, nuova punta blues entrata nel secondo tempo, e Cech che ha deciso di abbandonare la panchina di Fulham Road per trasferirsi a nord dagli acerrimi rivali biancorossi.
Nella prima frazione di gioco si è rivisto il solito gioco conservativo con il quale Mourinho è riuscito ad arginare le geometrie di un Arsenal al quale manca ancora qualche cosa. Wenger ha scelto come riferimento di attacco Walcott ma l’ennesimo tentativo di schierare l’inglese come punta mobile centrale è fallito. Contro una difesa bassa, ben schierata e protetta da due mediani come Ramires e Matic, Walcott non ha potuto quasi mai sfruttare la sua velocità.
Anche Mourinho ha optato per una “falsa” punta come Remy ma anche in questo caso il tentativo non ha sortito l’effetto sperato. L’attaccante francese si è mosso con attenzione ed intelligenza ma il collaudato
impianto difensivo dell’Arsenal, abile nella tattica del fuorigioco, non gli consentito di essere pericoloso.
L’unico momento emozionante è stato il goal di Alex Oxlade-Chamberlain, centrocampista moderno classe 1993; dopo ventiquattro minuti di completo oblio, dovuto anche alla marcatura di Azpilicueta che non è mai un cliente facile da incontrare, il centrocampista di Wenger ha fatto partire un sinistro pulito dalla parabola imprendibile finita sotto l’incrocio dei pali.
Nei secondi quarantacinque minuti Mourinho ha provato, con gli innesti della panchina, a recuperare il risultato ma né Falcao, ancora (giustamente) un corpo avulso, né Oscar sono riusciti ad essere performanti. A dire il vero il brasiliano ci è andato vicino ma un intervento del suo ex compagno Cech ha strozzato in gola l’esultanza dei tifosi blues mentre ha fatto sognare quelli gunners che da anni non vedevano tra i pali un portiere di livello mondiale.
Il finale è stato convulso, l’Arsenal ha sbagliato, come al solito, il colpo del ko ma alla fine il goal della sicurezza non è servito. La vittoria per Wenger è finalmente arrivata ma siamo sicuri che Mourinho ricorderà al suo collega che è arrivata nella partita meno importante.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Analysis & Tactics

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