Il modello Juventus: un esempio vincente

Una avventura, una sfida vinta contro ogni pronostico, una favola conclusa con una sconfitta che quasi non fa male: la Juventus del 2014\2015 ha realizzato un miracolo sportivo, che pochi tifosi credevano possibile.
La Juventus di Allegri, partita fra mormorii, borbottii e scetticismo, ha raggiunto record che nessuno in Italia era stato capace di ottenere nelle stagioni passate: ben 100 milioni di euro guadagnati in una sola competizione europea senza neanche vincere la finale e senza i calcoli di marketing, aumento del valore dei calciatori ed introiti pubblicitari esterni alla competizione. Una vera e propria fortuna per una società che, già da anni, aveva intrapreso il cammino della “gestione virtuosa”, principio completamente sconosciuto dai presidenti spendaccioni che, per raggiungere grandi trofei, si sono indebitati per diverse centinaia di milioni di euro.
Il modello Juventus
Il modello gestionale della Juventus è studiato anche nelle università come riferimento per le società sportive quotate in borsa. A seguito dello scandalo del 2006 che ha visto come protagonista proprio la società bianconera, è stato infatti necessario un radicale intervento di riorganizzazione all’interno dell’assetto societario, dato che, come emerso anche dalle indagini dei magistrati, la società era perfettamente consapevole dei deficit, delle nefandezze e dei punti oscuri della propria gestione.
La svolta è quindi stata radicale: la parola d’ordine post-2006, infatti, è stata “trasparenza”. Un mantra da ripetere per tutte le società per azioni che, sottostando alle rigidissime regole del mercato, hanno bisogno di garantire la massima affidabilità nei confronti degli investitori: non sono stati dimenticati i crack della Parmalat, della Cirio e delle tante società italiane che, con le loro frodi, hanno mandato in rovina migliaia di persone. La stessa Juventus, d’altronde, fino al 2006 ha mantenuto spesso un modello insostenibile di business, con eccessivi investimenti a fronte di una totale irregolarità dei bilanci.
Con il nuovo assetto societario, la gestione finanziaria della squadra ha quindi basato l’intera propria linea guida sulla credibilità e sulla solidità del marchio, una filosofia in cui i risultati finanziari sono stati spesso anteposti a quelli sportivi, con una mentalità simile a quella di Napoli e Udinese. Altro tassello essenziale del modello Juventus è stato la costruzione di uno stadio di proprietà sul modello inglese, la prima società di Serie A ad effettuare tale operazione. Forte dell’influenza sul comune di Torino e con la fortuna di un impianto abbandonato a pochi passi dal centro città, poter costruire un nuovo stadio sulle fondamenta del Delle Alpi è stato facile ed economico. Differente è la situazione per Milan, Roma e Napoli, che, oltre ad evidenti difficoltà economiche dovute ai finanziamenti della costruzione di stadi al di fuori del perimetro cittadino, si sono trovate anche a scontrarsi con la pesantissima burocrazia italiana che, a detta di Zavanella, l’architetto dello Juventus Stadium, “rende più facile la ricostruzione di uno stadio cadente piuttosto che la costruzione di uno nuovo“.
Risanare i conti
Calciopoli ha lasciato grosse cicatrici da far rimarginare: dopo cinque anni di anonimato, la Juventus è stata incapace di ottenere buoni risultati, complici degli amministratori poco accorti e numerosi debiti accumulati dalle precedenti gestioni: nel 2010, anno in cui la presidenza è passata ad Andrea Agnelli, la Juventus ha concluso con debiti pari a 100 milioni ed un fatturato pari a 156 milioni, praticamente inferiore a quello attuale del Napoli e della Roma. Cinque anni dopo, il fatturato è raddoppiato ed ha toccato i 300 milioni di euro nella prima volta della storia del club. L’unico modo di superare una impasse eterna nella quale la Juventus sarebbe rimasta ingabbiata per almeno un decennio, però, è stata proprio una deliberazione di aumento di capitale nel 2010: 100 milioni versati dai soci nella nuova Juventus, per dare finalmente soldi e liquidità ad una società disastrata (dati da Calcio e finanza).
La festa
Anni di lavoro, una squadra già invincibile in Italia che doveva essere solo “europeizzata”: è proprio questo il lavoro svolto da Allegri, un tecnico intelligente e bravissimo nel valorizzare e motivare i calciatori, basando molte gare sulla tattica e non solo sull’agonismo, come il suo predecessore Conte. Mentre i tifosi esultavano e sognavano guardando le imprese della squadra contro i colossi milionari del Real Madrid, Piazza Affari a Milano ha esultato per il primo pareggio di bilancio raggiunto dopo decine di anni, con i titoli della Juventus che hanno assunto quotazioni stellari. E così, al di là di tifo, di sfide emozionanti a suon di gol e di campioni, la finale di Champions della Juventus si è conclusa con una grandissima festa alla Borsa di Milano.
Federico Norberto Quagliuolo

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