Il ranking UEFA per club

Il ranking UEFA è una cosa assai seria. Un meccanismo magico, complesso, dalle logiche quasi imperscrutabili per i comuni mortali. Una serie di coefficienti, numeri decimali e complessi calcoli che hanno quasi il tono della scienza sacra. Tale sistema, infatti, è nato proprio per garantire una sorta di “meritocrazia” all’interno dell’immenso sistema del calcio internazionale ed è diviso in due parti, che comunicano fra loro: una è relativa alle prestazioni delle singole squadre, l’altra ai campionati nazionali.
Il ranking UEFA per i club…
Partendo dall’analisi delle prestazioni delle singole squadre, bisogna calcolare un punteggio che la UEFA assegna ad ogni squadra dopo ogni match europeo. Per la Champions League, considerato il coefficiente di difficoltà, i punteggi per ogni partita sono abbastanza alti: eliminazione primo turno di qualificazione 0,5 punti e secondo turno 1 punto; partecipazione alla fase a gironi 4, vittoria 2 e pareggio 1. La partecipazione agli ottavi vale 4 punti.
Per l’Europa League, il discorso è diverso, considerata la “minore difficoltà” del torneo: eliminazione primo turno di qualificazione 0,25 punti, secondo turno 0,5, terzo turno 1 e spareggi 1,5. A livello di fase a gironi, la vittoria frutta 2 punti ed il pareggio 1.
Questi punteggi sono importantissimi: sono assegnati alle singole squadre, per determinare la loro “autorevolezza europea”, in modo da agevolarle ai sorteggi. Una squadra vincente, infatti, ha più probabilità di pescare sorteggi favorevoli nel prossimo campionato europeo, dato che capita in una “fascia di ranking” maggiore. I sorteggi funzionano infatti in questo modo: sono predisposte quattro urne, una per ogni “fascia di ranking”: nella prima sono presenti le squadre più forti come Barcellona e Bayern Monaco, nell’ultima sono presenti le squadre meno accreditate in Europa, come il Trabzonspor o il Panathinaikos. Il girone sarà infatti così composto: sarà scelta a caso una squadra per ogni fascia di ranking, con l’unico divieto di non far incontrare squadre dello stesso campionato. Possono quindi capitare i “gironi della morte”, come quello capitato al Napoli nel 2013, con Arsenal, Borussia e Marsiglia; oppure grandi rivalità in gironi dall’apparenza facili, come Barcellona, Milan, Ajax e Celtic, dello stesso anno. Tutti i punteggi guadagnati dalle squadre durante le competizioni, poi, vanno sommati non solo per la gloria della singola squadra, ma anche per il bene del campionato di appartenenza.
…e quello per le nazioni
Ogni squadra che gioca in Europa combatte non solo per la sua gloria, ma anche per le fortune del campionato di appartenenza. Ogni risultato, infatti, è necessario per calcolare il ranking UEFA per nazioni, uno dei meccanismi necessari per calcolare il livello di prestigio di un campionato in Europa. Le classifiche stilate dalla UEFA, inoltre, contano i risultati delle ultime 5 stagioni sportive: ogni nazione, per mantenere alta la sua posizione nel ranking deve non solo essere vincente, ma anche mantenere un comportamento costante, senza stagioni deludenti. Il caso dell’Inghilterra è emblematico: dopo due anni disastrosi nelle coppe europee, rischia di essere superata dalla Germania, una vera e propria corazzata che, con Bayern e Borussia Dortmund, ha dominato i palcoscenici internazionali degli ultimi 6 anni. Alle spalle di Germania ed Inghilterra spunta anche l’Italia che, dopo un lunghissimo periodo di crisi, nell’ultimo anno ha avuto una riscossa internazionale con Napoli, Juventus e Fiorentina, senza dimenticare il piccolo miracolo del Torino. Se dovesse ripetersi anche quest’anno, infatti, le probabilità di superare l’Inghilterra nella stagione 2016-17, non sarebbero affatto remote. L’unico paese irraggiungibile è la Spagna, forte dei suoi 100 punti e di un Siviglia vittorioso in Europa, che ha fatto doppietta con il Barcellona in Champions. Seguendo gli schemi appena indicati, infatti, vanno sommati i punteggi ottenuti da tutte le singole squadre all’interno delle due competizioni europee, sommandoli fra loro. La somma, poi, va divisa per il numero di squadre partecipanti. Una formula complessa a dirsi, ma più semplice nella pratica.
Quest’anno l’Italia ha ottenuto 114 punti con sei squadre partecipanti. Il punteggio non tiene conto del momento in cui sono uscite le singole squadre: a fine stagione, infatti, i 114 punti cumulati sono divisi per 6, ovvero il numero delle squadre partecipanti inizialmente alle coppe europee.
Risulta, quindi, che l’Italia ha ottenuto 19 punti quest’anno: seconda in classifica, dopo i 20 punti della Spagna. Considerando i punteggi degli ultimi 5 anni, l’Italia ha 70 punti totali, quarta in classifica dopo i 78 della Germania, forte ancora delle sue ricchissime stagioni del 2011 e 2012. La classifica generale del ranking UEFA, inoltre, è ben chiara: ai primi tre posti è data la possibilità ai rispettivi campionati nazionali di far accedere sette squadre nelle competizioni internazionali, fra cui quattro in Champions e tre in Europa League; Dalla quarta alla nona, invece, sono ammesse sei squadre; dalla decima alla quattordicesima, invece, sono ammesse cinque squadre; dalla decima in poi, invece, sono ammesse solo quattro squadre, di cui una ai preliminari di Champions ed una in Europa. Dunque, dati alla mano, non è necessario andare avanti in Champions per costruire un buon ranking nazionale, anzi, bisogna puntare ad una più abbordabile Europa League, adottando la stessa tecnica che ha reso la Bundesliga fra le protagoniste del ranking europeo: dagli anni 2008 al 2014, infatti, la Germania ha puntato fortissimo sul secondo campionato europeo, proprio per costruire una base solida per il ranking e superare proprio l’Italia nel 2011, rubandole il terzo posto nella classifica (e la settima squadra in Europa, il famoso “quarto posto da Champions”). Ecco che quindi è molto più facile affrontare l’Europa League, piuttosto che tentare sorteggi da incubo in Champions ed uscire ai quarti o ai gironi, soprattutto per squadre meno attrezzate
Federico Norberto Quagliuolo

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