Gli inferni biancoverdi

Braccia tese in alto e sciarpe che proiettano le loro tinte biancoverdi nel cielo di Saint-Etienne. Grande abbraccio di gruppo, urla corali e insieme, si saltella spalle al campo per far tremare le fondamenta dello stadio, per festeggiare la vittoria o far sentire il proprio impeto guerriero ai tifosi rivali: l’effetto è quello di un mare le cui onde diventano sempre più increspate e minacciose. Immensi teloni che ricoprono l’intera curva stile inglese dello stadio Geoffroy Guichard, noto come calderon per via delle temperature scottanti che si raggiungono durante i match, dove si riversa tutto il bollore della città conosciuta come “la terra dell’arma, dei cicli e del nastro”, primo agglomerato urbano di Francia a vedere sbuffare il soffio scuro delle locomotive nel lontano 1832.
telone
Da operaio a reginetta
Agli inizi del 1900 la città di Saint-Etienne poteva contare centinaia di pozzi carboniferi all’interno delle sue mura, ma successivamente, con il mutare dei tempi, la città ha vissuto una conversione verso il verde e quindi il suo volto fuligginoso e stanco ha mutato le sue fattezze, prefiggendosi il fine della ricerca del bello e dell’estetica; oggi Saint-Etienne è città Unesco del design.
Per gli europei del 2016 che si disputeranno in Francia, il cuore del calcio cittadino, lo stadio Geoffrey Guichard, ha deciso di ammodernare il suo abito per la diciassettesima volta dal 1930 e prepararsi al meglio ai milioni di sguardi che si proietteranno su di lui, e per questo il nuovo vestito che la struttura indosserà dovrà essere il più bello.
Dalle linee tipicamente inglesi per via della sua forma rettangolare e alle quattro tribune indipendenti l’una dall’altra e non connesse negli angoli dello stadio, l’impianto ha tutto quel fascino da notti anglossasoni, soprattutto dopo i lavori di ristrutturazione avvenuti nel 1957 che hanno rimosso la pista d’atletica permettendo ai tifosi di avvicinarsi sempre di più ai giocatori, per non parlare dell’aggiunta di maxischermi in due angoli dello stadio, altro tratto tipico degli impianti dell’isola degli Albioni.
Nel 2007 sul manto erboso del Geoffroy Guichard si sono disputate alcune partite del mondiali di rugby, per le quali lo stadio è stato arricchito di pannelli solari, installati sui tetti delle tribune.
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Alte temperature
La storia calcistica del Saint-Etienne è una di quelle in cui dopo aver raggiunto un periodo d’oro la decadenza è la probabile conseguenza; la caduta negli inferi è l’ultimo atto. Negli anni ’70, sotto la guida del coach Robert Herbin, i francesi segnaronono sul proprio albo due double consecutivi, vincendo il massimo campionato nazionale e la coppa di lega, ma il secondo sarebbe potuto diventare un treble, se una sconfitta in finale di coppa di campioni contro il Bayern Monaco non avesse fatto il boia dei sogni biancoverdi. Nel 1982 uno scandalo finanziario condusse il club tra le braci delle Division 2 per diverse stagioni. La vittoria della coppa di lega nel 2013 ha permesso ai dannati di tornare a vedere il cielo. La “sciarpata” dei biancoverdi è considerata da primato in Francia.
sciarpata
Il calore dei tifosi è uno dei più amati e temuti d’Europa, poiché difficilmente un eccessivo coinvolgimento emozionale non trasborda dai suoi argini: ne sanno qualcosa i cittadini di Milano quando hanno visto varcare le Alpi orde di barbari ubriachi che hanno lanciato petardi sulla metro e a piazza Duomo, costringendo alcuni negozianti ad abbassare le saracinesche. Sorte diversa è toccata a quei tifosi biancoverdi che quest’anno sono andati in trasferta a Kiev, dove questa volta la parte del barbaro l’hanno fatta i tifosi del Dnipro facendo irruzione armati di coltelli e pistole nel bar dove oziavano i tifosi francesi.
Matteo Fortuzzi

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