La nuova inchiesta

Dopo aver parlato recentemente della crisi delle serie minori del campionato italiano di calcio e, più nello specifico, della crisi economica che sta affogando la Lega Pro per i continui aumenti dei costi di gestione a fronte dei continui tagli ai finanziamenti, proprio recentemente è scoppiato un nuovo scandalo di calcioscommesse, con protagonisti proprio numerosi club della ex Serie C, fra cui proprio la neopromossa Salernitana. Un eterno ritorno che, nelle categorie professionistiche italiane, non riesce proprio a sparire: il calcioscommesse è una piaga che, periodicamente, torna alla ribalta della cronaca, dagli anni ’80 fino ad oggi. Stavolta, però, la concentrazione fa sorprendere: quasi tutte le squadre incriminate, infatti, militano in Lega Pro. A seguito di una maxi-retata con oltre 50 arresti effettuati dalla Polizia fra Pisa, Livorno e Catanzaro, è stato finalmente portato alla luce un enorme sistema di allenatori, presidenti, mediatori e calciatori corrotti che raggiungevano accordi segreti per determinare l’esito di partite. La stessa DDA di Catanzaro ha definito questa inchiesta come la scoperta di “un sottobosco criminale innestato nel mondo del calcio, le cui fila sono tenute da professionisti dello sport che approfittano del proprio ruolo all’interno di società calcistiche”.
Gli indagati
Calciatori, presidenti, ex presidenti, dirigenti ed addirittura anche soggetti stranieri provenienti dalla Cina, Serbia, Russia, Kazakistan e dalla Romania. Non possono poi mancare all’appello i clan mafiosi, precisamente appartenenti alla famiglia Iannazzo, un potente clan della ‘ndrangheta. Le squadre coinvolte nel giro delle combine illegali sono oltre 30, fra Serie D, Serie B e Lega Pro, fra cui Salernitana, Messina, Benevento, Ascoli, Torres, Viterbese, Reggina, Bari e tantissime altre squadre minori. Proprio il nome “Stranieri” deve far riflettere: a detta dei PM, infatti, le menti a capo del sistema criminale sono due. I primi sono italiani ed appartenenti alla ‘ndrangheta, gli altri, invece, sono i famosi “Zingari”, gli stessi serbi che, nel 2011, scatenarono lo scandalo calcioscommesse, che si risolse con il patteggiamento di Leonardo Bonucci ed Antonio Conte e con la condanna di Stefano Mauri e Giuseppe Sculli e diversi altri professionisti. L’iniziativa, secondo Rodolfo Ruperti (il capo della squadra mobile di Polizia), è partita proprio da questi baroni del crimine straniero che, dopo essersi momentaneamente allontanati nel 2011, sono tornati a versare denaro nelle casse di dirigenti corrotti, che avrebbero dovuto a loro volta “convincere” i calciatori ad alterare le partite grazie a ricche bustarelle. Il costo? Circa 30mila euro a partita. Per fare un rapporto, basta pensare che un giocatore in Lega Pro guadagna poco più di 40mila euro in un anno. Altro dato che fa riflettere è l’”eterno ritorno” del Bari: come nel 2006 così nel 2011 così oggi, nel 2015: in ogni inchiesta di calcioscommesse, la squadra del Bari è sempre presente. A detta sempre di Ruperti, infatti, il Bari è la squadra che ha dato terreno più fertile alle società criminali, grazie ai suoi rappresentanti spesso manovrati dai clan criminali.
Le prime ammissioni ed intercettazioni
Pur essendo molto lungo il percorso che porterà alla scoperta di tutte le verità e di tutte le connessioni fra il mondo criminale e quello sportivo, cominciano già ad apparire le prime intercettazioni e le prime dichiarazioni di giocatori pentiti, fra cui alcuni nomi famosi. Il primo a parlare è stato un tal Vittorio Galigani, un ex dirigente sportivo, che si è scagliato contro Lotito, definito come un vero e proprio “burattinaio” dei risultati di tutte le società sportive dilettantistiche e professionistiche di bassa lega. A ruota si è unito Marco Rossi, ex Bari, che ha ammesso di aver accettato un pagamento di 30mila euro per falsare la partita Palermo-Bari, assieme a Masiello e Guberti.
Il futuro
Assolutamente incerto, come è incerto tutto il sistema calcio. Fra l’indignazione di Sergio Mattarella, i proclami di Renzo Ulivieri e le richieste di maggiori controlli auspicate da Renzi, la Terza Serie si trova al centro di una bufera morale, economica e sportiva. Divieto di iscrizioni alle neopromosse? Difficile poter vedere punizioni così severe così presto: i tifosi di Salerno dormiranno sonni tranquilli e vedranno la Serie B nonostante le combine già accertate. Carcere? Già per parecchi dirigenti sportivi, ma quella colpita è la punta dell’iceberg: serviranno mesi, se non anni, per riuscire a risalire a tutti i partecipanti delle combine. E forse sarà troppo tardi, con il rischio di trovarli in paradisi tropicali. Penalizzazioni? Forse è la scelta che sarà adottata per il futuro campionato, falsandolo sin dal principio. D’altronde, però, ogni anno molte squadre di Lega Pro subiscono dalle due alle tre sentenze di penalizzazione per mancati adempimenti agli oneri finanziari. Insomma, nulla di tragico per squadre che non lottano per risultati sportivi. L’unica certezza è che il sistema dilettantistico e di Lega Pro, di nuovo, è esploso in gestioni scriteriate, debiti, club falliti e cariche gestite da uomini corrotti.
Federico Norberto Quagliuolo

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