La profonda crisi del calcio spagnolo

La serie A è la regina indiscussa delle critiche in Europa, additata come campionessa del malcostume delle tifoserie, come ex palcoscenico dei migliori talenti mondiali e, ora più che mai, come luogo in cui la crisi economica si è fatta più sentire, con una Milano in crisi nera che è l’emblema del tramonto delle antiche glorie sportive italiane. Proprio Enrico Letta, ex Presidente del Consiglio, durante la presentazione del Report Calcio 2015 a Coverciano, ha detto che “nonostante il calcio Italiano stia attraversando un momento di ripresa, in termini di immagine esterna ed impatto negativo sul mercato c’è un grosso problema ancora da risolvere”.
Le cose non vanno però male solo in Italia
Nella Spagna dei Real e Barcellona incensati e venerati, infatti, la stagione 2013 si è chiusa con 3,6 miliardi di euro di debiti, un quinto dei quali nei confronti del fisco spagnolo, come ha indicato il Ministero delle Finanze di Madrid: praticamente il doppio degli 1,8 miliardi di euro di debiti contratti dalla serie A nella stessa finestra temporale. Nonostante la Liga sia presentata come uno dei tornei più belli al mondo, il campionato è una eterna contesa fra le superpotenze Barcellona e Real Madrid, con qualche sparuta e rara comparsa di qualche nome nuovo, come nel recente scudetto dell’Atletico Madrid di Simeone nel 2014 o, addirittura, col Valencia di Benitez nel 2003. Dietro il paravento di campioni, clasicos e trofei alzati a suon di milioni, infatti, le squadre spagnole si battono ferocemente per ottenere il “posto al sole” garantito dall’accesso in Champions che, per meriti europei, è garantito per terzo e quarto posto del campionato: una lotta serrata per poter far fronte ai debiti contratti fra Valencia, Atletico Madrid, Bilbao ed altre squadre di medio-alta classifica. Una situazione assai simile a quella del campionato italiano, con la differenza che, nel Bel Paese, non c’è ancora una squadra capace di creare un “dualismo” con la fortissima Juventus.
La crisi economica ed il calcio spagnolo: il caso Valencia
Nel 2009, agli albori della crisi economica, fu proprio il Commissario della Concorrenza europeo Joaquin Almunia, per ironia della sorte proprio spagnolo, a puntare il dito contro i prestiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti di società sportive quasi fallite. Il motivo, a sua detta, fu proprio una “ingerenza pubblica nel settore privato”, dato che Valencia, Elche ed Hercules non riuscivano a pagare gli istituti di credito presso i quali avevano contratto quasi 120 milioni di euro di debiti. Per scongiurare il fallimento, accordarono dal Governo un prestito a fondo perduto di 80 milioni di euro, annullati l’anno seguente da una sentenza del tribunale amministrativo spagnolo. Per evitare comunque il crack finanziario della squadra, il governo della Comunità Autonoma Valenciana ha acquistato il 70% delle quote del club, di fatto facendolo diventare una SPA a partecipazione pubblica. Causa della crisi del Valencia? Proprio la speculazione edilizia del suo ex presidente, che aveva venduto alla città il terreno per la costruzione di uno stadio di proprietà di 75.000 posti, dimensioni esagerate. Scoppiò poco dopo la crisi immobiliare, il valore del terreno crollò e, di conseguenza, non fu possibile ripagare le centinaia di milioni di euro di debiti contratti presso le banche per costruire il nuovo stadio. Anche gli stessi Barcellona e Real hanno debiti assai rilevanti che, da soli, superano il terzo dei debiti complessivi della Liga, ma, considerata la loro struttura societaria ed i ricavi immensi che percepiscono, potrebbero ripagare tutti i creditori in 2 anni, con una semplice razionalizzazione delle spese.
Il futuro del calcio spagnolo e gli aiuti di Stato
Un po’ come se fosse il paradigma della società moderna, il futuro del calcio spagnolo vedrà l’aumento del divario fra ricchi e poveri, con una frattura sempre più insanabile fra le realtà sportive minori e quelle di alto profilo. Allo stesso tempo, però, un campionato con sole due o tre squadre non sarà mai realizzabile, “costringendo” le big spagnole a convivere con numerosissime realtà disastrate. Proprio per questo, sempre con maggiore frequenza, le pubbliche amministrazioni locali spagnole stanno trovando escamotage per aiutare i club in difficoltà, come accadde per il Valencia, ma anche con il Bilbao e con l’Osasuna, con pratiche che, proprio dall’Unione Europea, sono state più volte additate come illegittime e lesive del libero mercato. Alla faccia del Parma e della Lazio di Cragnotti. Proprio Almunia ha più volte ribadito che “i club sportivi non devono essere trattati diversamente da una qualunque società di diritto privato” e sono quindi escluse tutte le forme di aiuti di Stato, comprese le partecipazioni pubbliche in club di Liga. Principio, però, completamente disapplicato, come testimonia l’esperienza del Valencia. Idem per la legge che, negli anni ’90, trasformò tutte le società di calcio spagnole in “Sociedades Anonimas Deportivas”, più o meno le SPA italiane. Uniche eccezioni indicate nella legge? Barcellona e Real Madrid, che sono rimaste delle “Entitades Deportivas”, nulla più di una associazione nella disciplina civilistica italiana. La conseguenza è semplice: meno tasse da pagare proprio per le due squadre che guadagnano di più, fiscalità agevolata, controlli molto meno severi rispetto ad una società di capitali. Rispetto quindi ad una serie A che mostra il suo marcio in vetrina e che, come sostiene Letta, deve rinnovarsi nelle strutture, nella trasparenza e nel suo appeal, la crisi del calcio spagnolo è diversa da quella italiana: forse è anche più grave, ma ben coperta da una ottima campagna pubblicitaria svolta dai grandi club spagnoli e da uno Stato che, nelle retrovie, copre le magagne dei club affogati dai debiti. Vincerà quindi il rigore imposto dall’Unione Europea o lo spettacolo desiderato dalla UEFA? Per ora il match sta venendo deciso dal governo spagnolo.
Federico Norberto Quagliuolo

Annunci


Categorie:Report

Tag:, , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: