Affari di famiglia: Malaga e PSG

Nel precedente articolo abbiamo parlato delle famiglie arabe che hanno invaso il mercato del calcio: bisogna però individuare due realtà completamente diverse.
Il Malaga
Muhamed Al Thani fu il primo a sferrare un assalto deciso al mondo del calcio: ambizioso, forse troppo, era deciso a trasformare la piccola cittadina di Malaga in una potenza mondiale, capace di umiliare i colossi storici del Real Madrid e Barcellona. Il nome dei tifosi è tutto un programma: le acciughe. Abituati ad essere schiacciati come pesciolini fra i mostri sacri della Liga spagnola, il Malaga ha una storia di retrocessioni e serie B: fino al 2010 è stata una realtà non più grossa di una Atalanta o di un Sassuolo, con pochi momenti di gloria intervallati da una storia ben poco entusiasmante. Basta questa premessa per immaginare l’entusiasmo di Malaga all’arrivo degli immensi capitali arabi, che promettevano di sconvolgere gli assetti della Liga: una città leggermente più grande di Bologna che sarà capace di sconfiggere i titani di Madrid e Barcellona. Sogno possibile? Stando a ciò che accadde, purtroppo no. Dopo circa 150 milioni investiti nel mercato per acquisire giocatori dalle grandi prospettive, come Isco e Santi Cazorla, ed elefanti sulla via del tramonto, come Van Nisterlooy e Maresca, il Malaga sembrò già proiettato verso la Champions League e, infatti, così fu: quarto posto in campionato nel 2011. Dopo soli due anni, però, arrivò la notizia shock: Al Thani si ritirò e mise in vendita il Malaga. Motivo? “Deluso dalla politica”, disse lui. Infatti, stando alle dichiarazioni a Marca, lo sceicco affermò che il suo piano di investimento prevedeva l’acquisizione dell’Autorità Portuale di Malaga, la costruzione di un nuovo stadio ed il potenziamento delle infrastrutture cittadine, per consentire una evoluzione. Tutto ciò, purtroppo, non si realizzò, sempre a detta di Muhamed Al Thani, perché l’amministrazione locale non rispettò diversi accordi; in due anni e mezzo non fece nulla, anzi, impedì alla holding araba di prendere il controllo delle società di trasporto pubblico della cittadina spagnola. Conseguenze? Debiti spaventosi, stipendi non pagati, svendita di tutti i calciatori, squadra salvata dal crack finanziario con un intervento dello Stato “per ragioni di interesse pubblico”, un po’ come accadde con la Lazio di Cragnotti. Nonostante il 6° posto maturato nella Liga nell’anno seguente, proprio la UEFA impedì al club di partecipare all’Europa League del 2013\2014 a causa dei debiti eccessivi pendenti sulle casse delle acciughe di Malaga. Dopo aver lasciato nei fatti il Malaga, il nostro Muhamed si è consolato in modo assai dolce: nel 2013, infatti, è succeduto al padre, diventando Re del Qatar, uno stato arabo piccolo quanto la Basilicata con un patrimonio di gas naturali e petrolio che, stando alle stime ufficiali del governo, si esaurirà in 300 anni. Insomma: alle future generazioni della famiglia reale non mancherà di certo il pane.
Il PSG
Dopo la sfortunata storia del cugino Muhamed con il Malaga, Tamim Al Thani comprese gli errori di calcolo effettuati dallo sprovveduto parente e tentò un nuovo assalto della Qatar Sports Investment (una società controllata dalla holding Qatar Investment Authority). L’errore più grande del cugino fu infatti dedicarsi ad investimenti ingenti senza prima crearsi un giusto background di alleanze politiche, che invece in Francia erano solidissime: il magazine Slate, infatti, scrisse in tempi non sospetti che “il Qatar è uno stato non visitabile da un turista francese, ma assai frequentato dai politici francesi”, proprio per raccontare le strette relazioni diplomatiche che intercorrono fra le due nazioni. Parigi, in questo ambito, è stata una manna dal cielo: unica capitale europea a non avere un club che milita nell’ élite del calcio, praticamente una pentola d’oro. Una piazza con un potenziale mercato di milioni di tifosi, per giunta in una delle città più famose del mondo. Folle chi non ha notato prima una simile possibilità di investimento. Le infrastrutture cittadine, a differenza di Malaga, non mancano e, dopo una serie di incontri preliminari con l’allora premier Sarkozy, anche la classe politica francese è stata ben contenta di accogliere nella capitale l’arrivo dei facoltosi arabi, consentendo anche agli stessi di partecipare in varie percentuali a numerose società per azioni francesi.
Avendo avuto carta bianca non solo nella gestione economica del club, ma anche nella gestione politica di alcuni spazi cittadini, in meno di un anno Al Thani ha speso ben 250 milioni, senza contare investimenti che non appartengono al calciomercato, fra i quali il rinnovamento dello stadio di Parigi e la massiccia campagna di marketing. Nel frattempo, il comune di Parigi si è impegnato a potenziare i servizi di trasporto da e per lo stadio, oltre a favorire il più possibile l’inserimento dello sceicco nel tessuto economico della città parigina. I risultati degli investimenti sono sotto gli occhi di tutti: il PSG, da piccola comparsa, è diventato in un anno uno dei leoni della Champions. Ed il futuro è ancora tutto da scrivere.
Federico Norberto Quagliuolo

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