La morte della Lega Pro

Serie A, Liga, Bundesliga e Premier. Su ognuna di queste leghe di calcio professionistico si sa praticamente vita, morte e miracoli: milioni di righe, fiumi di parole scritte da giornalisti, aspiranti tali e semplici appassionati. Eppure, stando ai dati emanati dalla FIGC e dalla LND, il calcio italiano conta due milioni e mezzo di tesserati, contando tutte le leghe sportive, dall’eccellenza alle giovanili alla Serie A, di cui un milione e cento professionisti. Praticamente il 50% del totale. Questi numeri quanto contano allora nel complicatissimo quadro finanziario del calcio nazionale? Tantissimo. Se però i campionati dilettantistici sfuggono a praticamente quasi qualunque studio statistico fiscale, così non si può dire per la Lega Pro il cui quadro generale è desolante. Tra il 2007-2008 ed il 2012-2013, infatti, sono fallite ben 61 squadre appartenenti alla vecchia Serie C, un numero di squadre pari a tre volte la Serie A. Se, da un lato, sono sparite sommerse dai debiti squadre di tradizione più recente, come il Siracusa, il Giulianova ed il Pergocrema, hanno chiuso i battenti anche squadre storiche come la Spal e la Triestina, madri di Fabio Capello e Nereo Rocco.
Il baratro dal quale non si esce
Una difficile ricerca: a differenza dei bilanci delle società di Serie A, quelli di Lega Pro sono spesso irreperibili. La terza serie, infatti, è considerata dagli addetti ai lavori un vero e proprio baratro dal quale è quasi impossibile uscirne. Testimone il Lecce, illustre fallito, che, nonostante talenti come Miccoli e Moscardelli, anche quest’anno vede sempre più lontane le speranze di tornare in Serie B. Oppure la triste storia del vicino Taranto: qualificato in B nonostante 7 punti di penalizzazione per debiti societari, non si è iscritto al campionato cadetto perché non capace di coprire i costi ed i requisiti di iscrizione.
I costi insostenibili
Come la Serie A, i club di Lega Pro sono attaccati alla minuscola flebo dei diritti distribuiti dalla Lega stessa. In totale si tratta di 2,7 milioni di euro da dividere fra circa 77 club. Per giunta, ogni calciatore nella Lega Pro va pagato minimo 9€ per ogni minuto di gioco, secondo il nuovo regolamento. Praticamente in media 30.000€ annuali per calciatore. Senza contare i costi esagerati delle prestazioni degli “elefanti” che scendono dalla serie A per passare gli ultimi anni della loro carriera sui campi di provincia, facendo salire gli stipendi a valori di quasi 100.000€ all’anno per ogni grande nome, cifre folli per la categoria. Non serve quindi un genio in matematica per capire la mole di debiti che inevitabilmente si accumula alle spalle dei piccoli club per sostenere costi di gestione insostenibili. Un tempo molti club vi facevano fronte grazie alle sponsorizzazioni sulle maglie e grazie ai piccoli imprenditori locali che pagavano i cartelloni dello stadio, ma, in tempi in cui la parola “tagliare” è un diktat, nessuno più vuole investire 4000€ per un cartellone pubblicitario o investire in maglie
Le disastrose conseguenze
Queste storie non riguardano Roma, Juventus e Milan e pochi giornalisti dedicano il loro tempo a scrivere le esequie di un campionato defunto e completamente falsato dalle penalizzazioni e dai fallimenti delle squadre. Il tribunale sportivo, infatti, negli ultimi anni ha visto moltiplicare vistosamente le sentenze che infliggevano numerose penalizzazioni alle squadre di terza serie. Proprio il 15 aprile 2015 è stata emanata una nuova sentenza che ha comminato una condanna record per la Reggina, con 12 punti di penalizzazione. Cifra che la porta all’ultimo posto in graduatoria. Il Novara, invece, se l’è “cavata” con 7 punti di penalizzazioni, che cancellano i sogni di una possibile scalata in Serie B, mandandola in posizione medio-bassa in classifica. Entrambe le squadre sono state condannate per gravi irregolarità fiscali. Dopo le sentenze già emanate ad agosto ed a gennaio, questa è la terza ondata di penalizzazioni che investe i club di Lega Pro. Le conseguenze sono gravissime e basti pensare che l’Ischia Isolaverde, data già per condannata alla retrocessione, adesso si ritrova miracolosamente al quartultimo posto con 30 punti, in piena lotta salvezza. Per giunta, il segretario generale della Federbet Francesco Baranga, l’agenzia europea che si occupa di verificare la regolarità dei campionati, ha dichiarato recentemente che, secondo numerose loro rilevazioni, il campionato di terza serie italiano è colpito da diverse partite truccate e, perciò, è stato presentato un esposto alla magistratura. La “rivoluzione” Lega Pro avrebbe quindi dovuto cambiare radicalmente il sistema, garantendo una fonte di introiti fissa, ma non ha fatto altro che aggravare una situazione finanziaria già critica. E forse non è un caso se, stando alle dichiarazioni del patron di Eurobet rilasciate alla trasmissione Report nel 2014, le scommesse più strane ed irregolari sono proprio state registrate in Lega Pro.
Federico Norberto Quagliuolo

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