Tifo altamente infiammabile

Il Fort Saint-Jean è una fortificazione marsigliese costruita nel 1660 da Luigi XIV all’ingresso del porto cittadino. Le bocche da fuoco non erano rivolte verso il mare, da dove potevano giungere le imbarcazioni nemiche, ma verso la città, verso il popolo: l’obiettivo era quello di scongiurare l’ennesima insurrezione popolare dopo quella che si era manifestata due anni prima contro l’odiato governatore cittadino. I tempi cambiano con il rincorrersi dei secoli ma i popoli mantengono le loro caratteristiche, le loro essenze più radicate e i marsigliesi non fanno eccezione; per molti versi sono differenti dagli altri francesi. Marsiglia è una città portuale, crocevia di popoli che commerciano e incrociano le armi da 2600 anni, quando i focesi, abili marinai greci, dichiararono loro quel lembo di terra. Nell’immaginario collettivo, Marsiglia viene spesso vista come la Napoli francese, per via della sua affascinante bellezza mediterranea corrotta dal male arrecato dalla criminalità organizzata, dallo spaccio di droga e dai problemi di insicurezza della banlieue, il sobborgo marsigliese; è di due mesi fa la sparatoria a colpi di kalashnikov che ha seminato il terrore in uno dei quartieri più caldi della città.
In un’atmosfera così incandescente per tradizione, vuoi per giusta ribellione o distorsione morale, niente può dirsi salvo dalla tentazione sibilante del denaro e, inevitabilmente, anche la squadra cittadina, l’Olympique Marsiglia, si è ritrovata coinvolta nel vortice vizioso.
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La spina nel fianco
Fondato nel 1899, nella sua storia il club ha spesso sofferto la spina della corruzione: nel 1972, il Marsiglia conquistò il suo primo double ma la festa venne rovinata dal presidente Marcel Lecrerc che fu condannato a 18 mesi di carcere per aver rubato qualche milione dalle casse del club (fonte goal.com). Nel 1997 e nel 1999 la società acquistò giocatori del calibro di Ravanelli e Blanc e nelle trattative si inserì la malavita che ricavò commissioni per circa 22 milioni di euro. Anche negli affari di Drogba, Nasri e Gignac i corrotti sono riusciti a ricavare non pochi milioni: la procura chiese l’arresto del presidente del Marsiglia Labrune e di altri vertici della società. Il club attualmente è in mano alla “zarina” miliardaria Margarita Louis-Dreyfus che, sia per motivi di business sia per la difficile situazione giudiziaria in cui verte il suo giocattolo, sta pensando di vendere: tra i papabili acquirenti si sarebbe già prenotato il principe saudita Al Saud, autore del titanico progetto della Kingdom Tower.
Tifo altamente infiammabile
Nel corso della sua più che centenaria vita, i marsigliesi hanno alzato per nove volte al cielo il titolo di Francia, per dieci la coppa di Francia, per tre la supercoppa e per una la Coppa dei Campioni nel 1993. Le partite casalinghe vengono giocate nella polveriera del Vèlodrome: con una capienza di 67 mila posti, accresciuti grazie ai lavori in vista degli Europei del 2016, è lo stadio di calcio più grande di Francia. Coreografie da sogno, fumogeni, bengala, bandieroni, sono tutti elementi che fanno del tifo marsigliese uno dei più incredibili e coinvolgenti, ma anche violenti del mondo.
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Un tifo così caldo non può che far parlare di sé anche fuori dagli stadi: noti sono gli scontri che nel 2013 hanno visto i tifosi marsigliesi praticare la barbara arte della guerriglia con i tifosi napoletani, o nel 2008 quando a seguito di scontri con i supporters dell’Atletico Madrid fu condannato per 3 anni e 8 mesi il capo ultras Santos Mirasierra del commando ultra’ 84, una delle costole più aggressive del tifo organizzato marsigliese. Rilasciato su cauzione, Santos è tornato in patria da eroe. Per quanto riguarda l’asse Olympique Marsiglia e squadra italiane, sentito è il gemellaggio dal 1987 con i tifosi sampdoriani: il tutto nacque quando i sostenitori delle due tifoserie si riunirono nella stessa curva di Marassi per tifare contro la Roma. Accesa è invece la rivalità con i tifosi laziali, da quando quest’ultimi rubarono ai marsigliesi, nei primi anni novanta, uno striscione con la scritta “ultras”. Nel 2000, quando tornarono a Marsiglia, i romani ricevettero il benvenuto di bottigliette e pietre, forse le stesse usate per prendere a sassate qualche giorno fa il bus del PSG.
Matteo Fortuzzi

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